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29/04/2021

Salvini ringrazia: ora più forti in Europa L’applauso di Renzi

Il Sole 24 Ore - Emilia Patta

LE REAZIONI
Sì unanime al Pnrr ma è già battaglia tra i partiti su Pa, Giustizia e Fisco
ROMA

«Ringrazio il presidente Draghi per il piano ambizioso e per aver superato i ritardi di qualcuno che aveva sonnecchiato per mesi. La Lega c'è, siamo alleati leali. Se qualcuno pensa di buttarci fuori ha sbagliato. Qua siamo e qua rimaniamo orgogliosi e convinti, per aiutare il Paese». È un Matteo Salvini molto di governo e poco di lotta quello che in serata interviene in Senato nella discussione sul Piano nazionale di rilancio e resilienza e si rivolge direttamente al premier per ringraziarlo mentre nell'altro ramo del Parlamento i suoi danno battaglia per l'abolizione del coprifuoco. «Grazie per l'autorevolezza che sta restituendo all'Italia. Prima di lei c'era chi chiedeva consigli, se non ordini, alla Merkel, lei invece ha alzato il telefono con la presidente Von der Leyen chiedendo rispetto per l'Italia. Mi ha reso orgoglioso di essere un parlamentare e un cittadino di questo Paese. Essere in europa sì ma da protagonisti».

Poco dopo un altro Matteo, ossia il leader di Italia Viva e il principale protagonista della caduta del governo giallorosso guidato da Giuseppe Conte, rivendica quel passaggio e rimarca la discontinuità. «Ne valeva la pena? È cambiato qualcosa? Chi ha letto il Pnrr e sentito Draghi non può avere dubbi. Al di là delle singole misure ora c'è una cosa che prima non c'era: un'anima, una direzione, una visione di Paese. Il Recovery plan non è uno ma sono due: accanto ai 200 miliardi che vengono incanalati dall'Europa c'è una cifra più o meno analoga, stimata da Bankitalia, che è l'ammontare dei risparmi degli italiani ora bloccati dalla paura. Ricreare un clima di fiducia, nazionale e internazionale, ha una valenza economica enorme», sono le parole di Renzi.

Di certo Draghi non si sarà stupito nel constatare che proprio loro, i due Mattei, abbiano interesse a rivendicare e sottolineare il maggior tasso di discontinuità con il governo precedente. Né si sarà stupito che dal Parlamento, nel testo della risoluzione approvata durante la giornata di ieri in entrambe le Camere, arriva una richiesta tra il perentorio e l'accorato di coinvolgimento nella fase di implementazione del Piano: «Il governo si impegna ad assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento, nonché la leale collaborazione con le Regioni e gli Enti locali nelle fasi successive del Pnrr per la trasmissione della necessaria documentazione relativa al conseguimento dei traguardi e degli obiettivi intermedi contenuti nel Pnrr in modo da consentire al Parlamento di monitorare l'attuazione e l'impatto dei singoli interventi». Per il resto va come deve andare: le risoluzioni che approvano il Pnrr di Draghi e lo "autorizzano" a trasmetterlo a Bruxelles passano con larghissima maggioranza sia alla Camera sia al Senato, e financo Fratelli d'Italia dall'opposizione si astiene (i pochi voti contrari sono di Sinistra italiana e del gruppo degli espulsi dal M5s).

Resta la censura da parte di Giorgia Meloni per il poco o nullo tempo concesso alle Camere per l'esame del testo («Camere esautorate»), subito rintuzzata dal capogruppo dei deputati leghisti Riccardo Molinari («le Camere non sono state escluse, ora avanti con le riforme»).

Da parte sua Draghi ribadisce il rispetto del Parlamento e dà la traiettoria di quando e come potrà influire: sui decreti attuativi delle sei missioni e delle riforme di accompagnamento al Recovery plan. A cominciare dalla sburocratizzazione, che Salvini già si affretta a intestarsi contro quelli che lui considera i "vedovi" della maggioranza giallorossa: «Azzeriamo la normativa italiana sugli appalti e usiamo la più efficiente normativa europea. Vediamo se da sinistra ci sarà l'euroentusiasmo anche quando si tratterà di tagliare i tempi della burocrazia», è la provocazione del leader leghista. A ricordare che, se sul Recovery plan sembra scesa una patina di concordia, sarà proprio sulle riforme (Pa, giustizia e fisco in primis) e all'ombra del semestre bianco che torneranno a emergere le storiche divisioni tra partiti.

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LE POSIZIONI

Il via libera

Le risoluzioni che approvano il Pnrr di Draghi e lo "autorizzano" a trasmetterlo a Bruxelles passa con larghissima maggioranza sia alla Camera sia al Senato, e anche Fratelli d'Italia dall'opposizione si astiene (i pochi voti contrari sono di Sinistra italiana e del gruppo degli espulsi dal M5s al momento della fiducia al governo Draghi).

Le critiche

Resta la censura da parte
di Giorgia Meloni per
il poco o nullo tempo concesso alle Camere per l'esame del testo («Camere esautorate»), con la pronta replica del capogruppo dei deputati leghisti Riccardo Molinari («le Camere non sono state escluse, ora avanti con le riforme»)


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