scarica l'app
MENU
Chiudi
31/05/2019

Salvini rilancia su Tav, flat tax e condono

QN - Il Resto del Carlino

Antonella Coppari ROMA A UNO sguardo molto superficiale potrebbe sembrare un cedimento. Tra la sentenza emessa dal tribunale di Genova e le dimissioni che Rixi rassegna nelle mani di Salvini (e poi del premier) passa meno di mezz'ora. Neppure l'ombra del temuto replay del braccio di ferro su Siri. Ma l'apparente resa, in realtà, è un'illusione ottica. Come sa chi gioca a scacchi, si può sacrificare una pedina per vincere la partita. Infatti, l'addio al vice di Toninelli è la chiave di volta per scatenare un'offensiva a tutto campo con un obiettivo: dimostrare nei fatti quello che il leader del Carroccio non ammetterebbe mai. Il capo del governo è lui: checché ne pensi Conte. A dettare legge è il Carroccio e chi avesse da ridire può scegliere le urne. «L'unica cosa che non farò è tirare a campare», dice Salvini in serata. «Se sto qui a fare le cose bene, sennò non starò qui a scaldare la poltrona. Se si lavora si va avanti. Se arrivano 4, 5, 6 no la Lega non ha più tempo da perdere». LA GIORNATA è segnata da una serie di passaggi tanto importanti sul piano concreto quanto sul piano politico e simbolico. E' Salvini, assieme alle sue teste d'uovo economiche, che si presenta dal ministro Tria per imporgli non solo la flat tax ma anche capitoli più spinosi, come il prolungamento della pace fiscale, il condono, e i toni da adottare nella risposta all'Europa. Aggressivi? No: ma suggerisce di non stare sulla difensiva, al contrario è necessario rivendicare i risultati raggiunti e sbandierare ottimismo. Non era ciò che aveva in mente il titolare dell'Economia e se per caso il presidente del consiglio avesse opinioni diverse il vice leghista neanche si perita di chiederlo. Come fa sul decreto sblocca-cantieri: riscrive il provvedimento inserendo il blocco del codice degli appalti per due anni e non ne fa parola a Conte, che incontra (separatamente) i capigruppo di maggioranza per fare il punto, e a quelli leghisti assicura che valuterà la richiesta di stralciare la norma Salva-Roma dal decreto crescita. Il pugno di ferro, però, Salvini lo nasconde nellle pieghe del contratto. Per questo pur masticando amaro ha deciso di non fare quadrato intorno a «Edoardo». «Altrimenti - si ragiona a via Bellerio - M5S avrebbe cavalcato la questione e il governo sarebbe caduto per colpa nostra». Il contratto in materia è chiaro e non può stracciarlo chi intende impugnarlo per imporre tutte le sue leggi. Ed è questa la tattica che il Capitano utilizza, con allusioni sul consenso raccolto, in questo giovedì che vede la piattaforma confermare come suo interlocutore Di Maio. LA TAV? «Se la quota di investimento dell'Europa arriva al 55% bisogna fare un'opera che ha avuto l'okay dell'80% dei piemontesi». Stessa musica sulla Pedemontana e sui termovalorizzatori: si fanno. Ancora, l'immigrazione. Una nave della marina militare recupera un centinaio di persone al largo della Libia con l'ok della Trenta? E lui indica come porto di sbarco Genova: un modo per porre il problema ai partner europei, Francia in testa. Ma anche per scagliare una frecciata al ministro della Difesa. Che mette pubblicamente in discussione («tagliare sulla difesa è suicida») assieme al titolare dell'Ambiente Costa («non può bloccare il Paese per difendere l'ambiente») e a quello delle infrastrutture Toninelli («uno sbloccatore di cantieri senza uguali», ironizza) al quale promette che non sostituirà Siri e Rixi. Dice che non vuole poltrone ma «un cambio di passo», siccome rivendica pure la necessità di coprire il posto agli affari europei («Conte ha la delega ma ha altro da fare»), lasciato vacante da Savona, la parola 'rimpasto' torna a circolare assieme al timore che questa - imponendo un passaggio parlamentare - sia la mina su cui può saltare tutto. Qualcuno sospetta che Salvini voglia spingere i grillini a rompere: altri sostengono che giochi duro convinto che, pur di non andare a votare, gli alleati dovranno arrendersi. Ma i conti il ministro che si comporta come premier dovrà farli anche con chi ad oggi occupa Palazzo Chigi. Finora Conte non si è esposto «soprattutto - dicono gli intimi - per rispetto del percorso dei 5Stelle». Ma la prossima settimana si scoprirà di più, convinto come è che la situazione sia critica e «il logorio costante non è accettabile per nessuno». © RIPRODUZIONE RISERVATA