scarica l'app
MENU
Chiudi
05/06/2019

Salvini non si fida e dà 15 giorni a Gigino

Libero - FABIO RUBINI

PRIMA ASPETTA I BALLOTTAGGI
Nonostante le concessioni dei 5 Stelle deputati e senatori del Carroccio chiedono al vicepremier di rompere l'alleanza
■ A Roma il clima è sempre più teso. Il grado di tolleranza tra deputati e senatori della Lega nei confronti dei loro colleghi a Cinquestelle è ai minimi storici. «Non li sopportiamo più. È quasi una questione fisica, ormai», si lascia andare al telefono un deputato leghista. E ogni giorno che passa crescono le pressioni affinché Matteo Salvini stacchi la spina a un governo che sta più tempo a litigare che a produrre. Anche per questo ieri mattina il leader del Carroccio, dai microfoni di Rtl, ha lanciato un ultimatum ai compagni di viaggio: «La mia volontà ad andare avanti c'è, ma se mi dovessi accorgere che tra quindici giorni ci ritroviamo qui a dirci le stesse cose, con gli stessi ritardi e gli stessi rinvii, allora sarebbe un problema». Parole doppiate da quelle di Giancarlo Giorgetti, che a margine di un convegno ha ribadito un concetto già espresso duramente in campagna elettorale: «O ci si dà un metodo di lavoro o è veramente difficile perché le sfide che ha davanti il Paese sono serie e importanti, già da domani». Insomma alla tenuta del governo, probabilmente non ci crede più nemmeno la Lega, che però domenica è impegnata in tredici ballottaggi e prima di rompere, Salvini, vuol rafforzare ulteriormente la sua posizione sul territorio. Con un altro risultato clamoroso il leader della Lega metterebbe definitivamente con le spalle al muro l'amico-nemico Di Maio. PRIORITÀ L'ECONOMIA Intanto i vertici del Carroccio stanno lavorando su diversi fronti. Il più importante è quello fiscale: anche ieri i contatti fra Tria e i responsabili economici della Lega sono stati costanti. L'obiettivo dichiarato è quello di evitare una manovra lacrime e sangue che potrebbe mandare a quel paese non solo i progetti di Flat Tax, ma anche mettere a rischio le percentuali stratosferiche raggiunte alle Europee. Il tema economico, del resto, è quello sul quale Salvini ha puntato forte in campagna elettorale e quello sul quale è tornato anche in un'intervista in edicola su "Chi": «Adesso rimbocchiamoci le maniche, la sfida è quella fiscale. Tagliare le tasse è fondamentale per la crescita. E ci auguriamo che funzioni davvero». Sempre nell'intervista è tornato a parlare della sua fede per la Madonna: «Vorrei fare il cammino di Santiago e presto andrò a Pietralcina» e della sua relazione con Francesca Verdini: «Stiamo insieme da tre mesi. Siamo una coppia come tante». ACCORDO A METÀ Un altro fronte importante sul quale si è lavorato ieri è stato quello dello sblocca cantieri. Dopo la riunione di lunedì sera andata a vuoto, anche quella convocata in mattinata non ha avuto miglior esito. A sbloccare la situazione è stata, nel pomeriggio di ieri, una telefonata tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio. La soluzione è stata trovata con la presentazione di un emendamento che «prevede la sospensione» solo «di alcuni punti rilevanti del codice degli appalti per due anni spiega una nota congiunta dei due gruppi -, in attesa di una nuova definizione delle regole per liberare da inutili burocrazie le imprese. Al contempo - si legge ancora nel documento saranno garantite le soglie in vigore per i subappalti e salvaguardati gli obblighi di sicurezza per le imprese». Insomma un compromesso che, almeno sulla carta, pare al ribasso e che non accontenta nessuna delle due parti in campo. La tregua tra Lega e M5S, salvo clamorosi imprevisti, dovrebbe reggere almeno fino a lunedì. Per quel giorno, infatti, col risultato dei ballottaggi in mano, Salvini ha convocato in via Bellerio a Milano, il Consiglio Federale con all'ordine del giorno l'analisi delle elezioni. Impossibile che nel massimo consesso leghista non si parli anche della sempre più difficile alleanza con i pentastellati.

Foto: Ieri bagno di folla per Salvini che era a Ferrara per tirare la volata al candidato sindaco della Lega Alan Fabbri in vista del ballottaggio: «Il ballottaggio - ha detto il ministro è come l'ultimo rigore, se lo sbagli è finita. Chi non sceglie è complice». Fabbri ha ringraziato il vicepremier: «Grazie a Matteo, con lui 18 agenti in più sul territorio» (LaPr.)