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11/02/2021

Salvini: ministro? Non mi tiro indietro Ma non incassa il sì alla Flat tax

Corriere della Sera - Marco Cremonesi

Primo piano La crisi di governo le strategie Il Carroccio
Il leghista e l'attacco di Grillo: incredibile, però avanti E a Bruxelles il partito vota a favore del Recovery plan
ROMA Salvini vota a Bruxelles la fiducia al governo Draghi: l'eurogruppo leghista ha approvato il regolamento del Recovery plan su cui, soltanto un mese fa, si era astenuto. Un via libera che matura in una riunione via web del gruppo con Matteo Salvini, dopo il suo incontro con il presidente incaricato Mario Draghi. Il segretario leghista avrebbe ricevuto dall'ex capo della Bce la garanzia per lui più importante: «Nessun aumento delle tasse, nessuna patrimoniale, ma piuttosto l'avvio di un tavolo per diminuire il carico fiscale a partire dall'Irpef». Secondo le ricostruzioni leghiste, l'espressione di Draghi sarebbe stata: «Non faccio il presidente del Consiglio per tassare gli italiani».

Insomma, il sì leghista a Draghi continua a essere incondizionato. Spiega il leader che «un conto era usare i prestiti dall'Europa con un governo Conte che non aveva condiviso niente con nessuno, c'era questo fantasmagorico pacchetto di cui non si sapeva nulla. Un altro conto è essere protagonisti del buon utilizzo di questi fondi. La qual cosa comporta anche un cambio di atteggiamento da parte della Lega». Insomma, «abbiamo fiducia nell'idea di squadra e di Italia che ha il professor Draghi. Abbiamo anche parlato di Europa: a noi interessa che si faccia l'interesse italiano e per noi significa "no" all'austerità e su questo mi sembra vi sia sensibilità». Sull'atlantismo a cui Draghi aveva preliminarmente fatto riferimento, Salvini è netto: «Dobbiamo guardare alle democrazie, all'Occidente, alle libertà dell'Occidente, senza essere tifosi di altri regimi che di democratico non hanno nulla». Persino sull'immigrazione, i toni sono concilianti. E così, tra i leghisti ieri sera circolava una battuta: «Stasera, siamo ancora al governo». Un ottimismo nato dalla convinzione che Draghi non si sia fatto condizionare dalle pressioni tra Pd e M5S. In serata il leader attacca Grillo dopo il video: «Atteggiamento incredibile che vorrebbe imporre a Draghi un governo senza la Lega. Ma noi andiamo avanti».


Secondo i leghisti, semmai, il presidente nel suo «denso» incontro con Salvini e i capigruppo ha voluto «prendere le misure» della praticabilità dell'inclusione del Carroccio nella maggioranza di governo: «Ci ha messo alla prova».


Per esempio, Draghi non ha affatto dato il via libera alla flat tax, ma per Salvini il bilancio è positivo grazie comunque all'impegno per la riduzione delle tasse. Anche la pace fiscale, la forma di condono su cui la Lega punta da tempo, non avrebbe avuto placet formale. Ma Draghi avrebbe, secondo un parlamentare, la consapevolezza che «non è questo il momento per schiacciare le possibilità di ripresa con il macigno delle cartelle esattoriali». E Quota 100, la riforma previdenziale salviniana? «È in vigore fino al 31 dicembre, ne parleremo allora».


Salvini legge nel fatto che «Draghi abbia citato come esempio il modello Genova» la possibilità che il premier incaricato possa essere d'accordo sulla «revisione del codice degli appalti e l'avvio di tutti i cantieri oggi fermi». Mentre il tema-spauracchio della Lega, la possibile revisione della legge elettorale in senso proporzionale non è stato affrontato. «Non soltanto perché il proporzionale riporterebbe l'Italia indietro di trent'anni», ma anche perché «non è una priorità e sarebbe frustrante» che il Parlamento, «in un contesto di emergenza come l'attuale, perdesse tempo a parlarne». Unica nota caustica, sulla sanità: «È evidente che qualcosa non ha funzionato. Non do giudizi su Speranza o Arcuri ma serve un cambio di passo». Ma lui, il ministro lo farebbe? «Non mi tirerei indietro».


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29

gli eletti
della Lega
al Parlamento europeo, che dalla prima seduta del 2 luglio 2019 è alla sua IX legislatura

63

i senatori
eletti
per il Carroccio alle elezioni politiche
del 4 marzo 2018 grazie
al 17,6% conquistato

La parola

Identità
e Democrazia

È il gruppo di destra, nazionalista ed euroscettico, del Parlamento europeo al quale sono iscritti i 29 eurodeputati della Lega. Fondato dopo le elezioni europee del maggio 2019, il gruppo è il successore di Europa delle Nazioni e della Libertà, che era nato nel 2015: conta 76 iscritti e il presidente è il leghista Marco Zanni (ex M5S)


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Confronto Matteo Salvini, 47 anni, parla con i sindaci della Lega prima dell'incontro con Draghi


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