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28/07/2018

Salvini: «In manovra un segnale di cambiamento»

Il Sole 24 Ore - Gianni Trovati

a radio 24
«Flat tax e reddito di cittadinanza incardinati nella legge di bilancio»
ROMA

Nella battaglia di parole che segna l'avvio dei lavori in vista della legge di bilancio interviene direttamente il vicepremier Matteo Salvini, il principale "indiziato" delle tensioni che separano la linea prudente del ministero dell'Economia dalle ambizioni della maggioranza. Ma lo fa per distillare dosi abbondanti di tranquillante nel calderone delle ricostruzioni che nei giorni scorsi, fra smentite più o meno continue delle fonti ufficiali, hanno raccontato le linee divergenti tra il freno di Tria e le accelerazioni della politica.

Nella manovra, concede Salvini intervistato da 24Mattino su Radio 24, ci dovrà essere «un segnale di cambiamento», che indichi «quanto meno l'inizio» dell'attuazione del contratto di governo. Riforma fiscale, smontaggio della legge Fornero e reddito di cittadinanza saranno «almeno incardinati» nella legge di bilancio, chiamata ad affrontare regole europee che «non sono la Bibbia» ma «faremo di tutto per rispettare».

Messa così, l'agenda di Salvini sembra scritta nella stessa lingua usata da Tria, che la elabora giorno per giorno con l'occhio attento a Quirinale, investitori e commissione Ue. C'è per ora molta tattica, perché i lavori sulla legge di bilancio sono a uno stadio più embrionale rispetto agli anni ordinari per lo stallo post-voto e per le settimane assorbite da nomine, milleproroghe e decreto lavoro. Ma entro il 20 settembre, con la Nota di aggiornamento al Def e la presentazione del quadro programmatico di finanza pubblica, le parole dovranno lasciare il campo alle cifre. E lo stesso Salvini sa che la forza dei numeri non è trascurabile.

Il menu da gestire con la manovra è del resto influenzato anche dai temi che hanno premuto finora senza successo per entrare nei primi provvedimenti giallo-verdi, e che potrebbero di conseguenza scivolare verso la legge di bilancio. Il primo è proprio la cosiddetta Flat Tax delle partite Iva, cioè l'innalzamento della soglia di fatturato (oggi oscillante fra 25mila e 50mila euro a seconda delle categorie) che dà diritto al forfait con aliquota unica al 15%. Finora la proposta si è inceppata sul nodo dei costi, che sono molto più bassi della Dual Tax per tutti ma comunque non riescono a rientrare nella griglia rigida della finanza pubblica «a legislazione vigente».

L'altro capitolo che spinge è quello delle regole sblocca-investimenti per gli enti locali, insieme alla riforma del Codice appalti che il premier Conte ha indicato per le prossime settimane, appena prima o più probabilmente appena dopo la pausa estiva. Lo stesso Salvini ieri lo ha rilanciato, spiegando che «nelle pieghe del bilancio c'è oltre un miliardo di spesa possibile per regioni ed enti locali». Qui i giochi sono più semplici, perché il miliardo (in due anni) è già scritto nei tendenziali di finanza pubblica, e si traduce in spazi di investimento che le regioni possono utilizzare direttamente o "girare" a Comuni e Province del loro territorio. Per far partire la macchina, però, serve una norma che assegna i fondi e riveda il calendario ormai datato delle scadenze, e resta da vedere se la regola riuscirà a imbarcarsi su uno dei veicoli legislativi pre-manovra. Sempre su questo punto, al Mef si continua a lavorare per liberare gli "avanzi", cioè i risparmi dei Comuni bloccati dal pareggio di bilancio in modo illegittimo secondo la Corte dei conti. La soluzione che apre agli investimenti senza troppi interrogativi per i saldi di bilancio dovrebbe puntare all'utilizzo dell'avanzo vincolato, cioè legato a specifici progetti, a patto che l'ente sia in grado di dettagliarne analiticamente l'origine.

gianni.trovati@ilsole24ore.com

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