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28/05/2021

Salvini e Letta cosa vogliono?

ItaliaOggi - DOMENICO CACOPARDO

L'Italia ha il diritto di sapere dove ci conducono. Basta con le risse da Asilo Mariuccia
Il paese non può continuare a essere tenuto in ostaggio
Mentre Mario Draghi continua a tessere la sua tela, conquistando ogni giorno qualche punto nello score politico europeo, i partiti sembrano incartati in una situazione di incertezza della quale non si intravvede la via d'uscita. Il fatto è che il governo si trova a confrontarsi con le sue due matrici: quella patriottica-istituzionale che comporta che tutti (meno FdI) concorrano con le loro idee e con i loro uomini al successo della missione conferita al governo; e quella dell'esigenza dei partiti, almeno della Lega e del Pd, di non annegare in un magma nel quale ognuno perde la propria individualità. Certo, la missione di Draghi consiste nella definizione del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), nella sua attivazione e nell'approvazione delle riforme ricomprese in un elenco che ne stabilisce la priorità in relazione all'esigenza di porre il paese in «par condicio» con le nazioni più avanzate del globo. Una missione epocale, che rende necessario affrontare i nodi veri e strutturali di un paese che da 30 anni posizioni in tutti i settori cruciali della società e dell'economia, salvo la manifattura. Uno di questi nodi è la giustizia, che non funziona e non rende in tempi accettabili il «servizio» che la comunità si attende. Ricordo la questione semplifi cazione degli appalti, rispetto alla quale ci sono quelli che ritengono di non poter assentire ad alcuna attenuazione della pesante, pervasiva e inattuabile normativa attuale: basti pensare che su 68 grandi opere in programma (miliardi di lavori) 23 sono ferme, 24 in lento avviamento, 24 in corso. Quindi, il sistema attuale non funziona, mentre scatta, all'interno del Pnrr, l'attivazione delle grandi opere che accentuerebbero la sostenibilità ambientale della vita economica e sociale del paese, con una imponente «cura del ferro» (costruzioni ferroviarie). Una attivazione che deve essere immediata per ricevere le prime rate dei fi nanziamenti decisi dall'Ue nostro favore (i 207 miliardi di euro, cui vanno aggiunti quelle decisi dal governo, circa 50). In assenza, i quattrini prenderanno altre strade. Ora, c'è da chiedersi perché in casa Pd si manifestano dure ostilità alla semplificazione prospettata dal governo. Per un'ottusa difesa della legge sugli appalti disegnata e voluta da Graziano Delrio, c a p o corrent e d i p e s o , nella nomenklatura? O per quale altro motivo? Rispetto alcune reazioni negative all'ipotesi di liberalizzare i subappalti, per la possibilità che ne possano fruire imprese legate alla criminalità, Bruxelles ci dice: non è la legge sugli appalti che deve darsi carico della lotta alle mafie. Sono magistratura e polizia che debbono svolgere il compito, individuando le aziende legate al crimine e perseguendo i titolari. Un ragionamento lineare e condivisibile, che non tiene conto di una legislazione che, dopo l'assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, di fronte alle diffi coltà della magistratura requirente ha voluto immaginare altri presidi formali volti a rendere diffi cile (per tutti) essere ammessi a procedure di rilievo fi nanziario. Come la storia di questi anni chiaramente dimostra, questi rimedi sono scarsamente effi cienti. E tra essi non dobbiamo dimenticare che tutte le certificazioni antimafia richieste, per esempio, alle prefetture hanno natura cartolare. Nel senso che si tratta di dichiarazioni che esauriscono gli aspetti burocratici di un appalto ma non quelli sostanziali. Risulta evidente che il Pnrr comporta un'attività investigativa, preventiva e successiva, ben più attenta e strutturata rispetto all'attualità, nella quale quella «messa a fattor comune» di tutti gli elementi, teorizzata da Falcone nel progetto (sostanzialmente fallito, rispetto alle sue idee) di Procura nazionale antimafia, risulta vitale. Vitale anche se non potrà non incidere sull'autonomia dei singoli magistrati, cui competerà lavorare in pool rispettando responsabilità, competenze e opportunità. E, sempre a sinistr a, il sostanziale rifiuto delle ipotesi messe sul tavolo da Marta Cartabia (non la riedizione di un ministro di polizia fascista, ma una fi glia della democrazia istituita in Italia nel 1948) pone sostanziali perplessità sul Pd e sul suo segretario. Certo, la corporazione si oppone a qualsiasi razionalizzazione della giustizia che inizi a scrivere alcune parole fondamentali nell'elenco dei doveri del magistrato. E, tra le razionalizzazioni c'è l'intervento sul sistema degli appelli, che dovrebbe essere reso omogeneo o analogo a ciò che succede in Europa. La preoccupazione che ciò insidi il potere dei pubblici ministeri dovrebbe essere fugata dalla constatazione che alcune organizzazioni criminali straniere preferiscono operare in Italia, giacché in Italia la giustizia è meno presente ed efficace che altrove. Negli ultimi giorni, quindi, diventa incomprensibile l'azione di Enrico Letta, il suo movimentismo che elude i nodi cruciali della situazione strutturale della Nazione e si mette in rilievo con richieste marginali e di difficile perseguimento. Occorre che tutti, in particolare il Pd e la Lega chiariscano le rispettive strategie, rendendole evidenti e inequivoche, visto che compare, dietro certe azioni di Letta, lo spettro riconoscibile del Quirinale. L'Italia ha il diritto di sapere dove vorrebbero condurci Salvini e Letta. www.cacopardo.it © Riproduzione riservata Ricordo la questione semplifi cazione degli appalti, rispetto alla quale ci sono quelli che ritengono di non poter assentire ad alcuna attenuazione della pesante, pervasiva e inattuabile normativa attuale, anche se essa non funziona affatto: basti pensare che su 68 grandi opere in programma (miliardi di lavori) 23 sono ferme, 24 in lento avviamento, 24 in corso. Quindi, il sistema attuale non funziona. E proviamo a immaginare come non funzionerà quando arriveranno i soldi della Ue per i grandi lavori C'è da chiedersi perché in casa Pd si manifestino dure ostilità alla semplifi cazione prospettata dal governo. Per un'ottusa difesa della legge sugli appalti? Rispetto alcune reazioni negative all'ipotesi di liberalizzare i subappalti, per la possibilità che ne possano fruire imprese legate alla criminalità, Bruxelles ci dice: non è la legge sugli appalti che deve darsi carico della lotta alle mafi e. Sono magistratura e polizia che debbono svolgere il compito, individuando le aziende legate al crimine e perseguendo i titolari Risulta evidente che il Pnrr comporta un'attività investigativa, preventiva e successiva, ben più attenta e strutturata rispetto all'attualità, nella quale quella «messa a fattor comune» di tutti gli elementi, teorizzata da Giovanni Falcone nel progetto (sostanzialmente fallito, rispetto alle sue idee) di Procura nazionale antimafi a, risulta vitale anche se non potrà non incidere sull'autonomia dei singoli magistrati, cui competerà lavorare in pool rispettando responsabilità, competenze e opportunità