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20/01/2019

Salvini: “Dovevano offrire cappuccio e brioche?”

Corriere dell'Umbria

Il ministro dell'Interno si rivolge in diretta Facebook ai poliziotti che hanno legato il tunisino morto durante il fermo
Sindacato in campo "Forze dell'ordine attaccate in modo strumentale"
• "Buon sabato ai poliziotti che a Empoli, poche ore fa, facendo il loro lavoro, hanno ammanettato un violento, un pregiudicato, che, purtroppo, poi è stato colto da arresto cardiaco. Ma se i poliziotti non possono usare le manette per fermare un violento, ditemi cosa dovrebbero fare, rispondere con cappuccio e brioches?". Lo ha detto il ministro Matteo Salvini durante una diretta Facebook con cui ha commentato la morte del tunisino nel corso di un fermo di polizia. L'uomo era a terra legato ed è morto per arresto cardiaco. Episodio su cui è intervenuto anche il sindacato autonomo di polizia Sap, attraverso il segretario generale, Stefano Paoloni: "Purtroppo immaginavamo che il caso di Empoli avrebbe portato a strumentalizzazioni il cui unico scopo è attaccare le forze dell'ordine in maniera molto pretestuosa. Sono anni che chiediamo di avere telecamere e taser, proprio a tutela degli agenti e per trasparenza verso i cittadini. Oggi infatti, se un poliziotto viene denunciato per uso della forza, in un eventuale processo poi si trasforma da teste a imputato, e questa è una cosa che sanno molto bene gli avvocati", sottolinea Paoloni. "Telecamere e taser per le forze dell'ordine fanno parte del contratto di governo in tema di sicurezza - spiega - Il sistema delle telecamere è stato già sperimentato in quattro città e ora c'è un bando per un primo lotto che però riguarda solo il reparto Mobile. Noi - conclude ikl segretario generale del Sap - invochiamo anche l'utilizzo del taser proprio al fine di evitare ogni contatto fisico con persone esagitate". Di tutt'altro avviso il professor Luigi Manconi, direttore dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, appreso della morte a Empoli del giovane tunisino Arafet Arfaoui, che si rivolge alla Procura di quella città per chiedere che siano svolte indagini tempestive e accurate su una tragedia che presenta ancora molti lati oscuri. "La vittima - afferma Manconi - aveva, oltre che le manette ai polsi, le caviglie legate e si trovava, di conseguenza, in una condizione di totale incapacità di recare danno ad altri e a sé. Come è potuto accadere, dunque, che in quello stato abbia perso la vita e che non sia trovato modo di prestargli soccorso? Sappiamo che le forze di polizia dispongono di strumenti per limitare i movimenti della persona fermata, ma mi chiedo se la corda usata per bloccargli le gambe sia regolamentare oppure occasionale, se fosse in quel momento strettamente indispensabile o se non vi fossero altri strumenti per contenere l'uomo. In altre parole, non si può consentire che vi siano dubbi sulla legittimità di un fermo o sulle modalità della sua applicazione. Tanto più qualora riguardi chi si trovasse, secondo testimoni, in uno stato di agitazione dovuto all'abuso di alcol, e tanto più che, negli ultimi dieci anni, sono state numerose le circostanze che hanno visto perdere la vita persone fermate in condizioni simili e con metodi analoghi. Peraltro, vi è qualche testimone che parla di una condizione di relativa calma del giovane tunisino e anche quest'ultimo fatto impone una indagine, la più rapida e incisiva", conclude Manconi.

Foto: Empoli Il tunisino è morto durante un fermo di polizia


Foto: (Foto sito Riscatto Nazionale)