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31/08/2018

Salvini benedice Zaia e la Pedemontana veneta «Primo tratto a ottobre»

Il Giornale di Vicenza

PROTOCOLLO SIGLATO IERI A VENEZIA. Controlli sui cantieri: firmano prefetti, Sis e sindacati
Il governatore annuncia: «La superstrada è già pronta al 50%» E il vicepremier rilancia: «Il vostro modello pubblico-privato può fare scuola a livello nazionale». Poi l'impegno: «Voteremo l'autonomia»
inviato a VENEZIA Il documento in sè, col rinnovo del "Protocollo di legalità" tra Stato e Regione sui controlli anti-mafia per le aziende coinvolte per la superstrada Pedemontana Veneta, non aveva certo bisogno di una cerimonia come quella di ieri. Per il numero di autorità invitate, ha dovuto addirittura trasferirsi dalla sede regionale alla Scuola grande di San Rocco, con le calli attorno blindate dalla polizia per proteggere l'arrivo del ministro degli interni Matteo Salvini (i centri sociali l'hanno accolto con uno striscione di protesta a Rialto). Ma la firma di ieri aveva un significato politico molto più ampio, nella regia voluta dal governatore Luca Zaia. Primo: il vicepremier Salvini, ministro, capo della Lega è infatti venuto a Venezia per "blindare" la Pedemontana veneta dalle ventate di revisione avanzate dagli alleati di governo, il Movimento 5Stelle. Secondo, Salvini è venuto a ribadire a tutto vantaggio del Veneto un altro concetto-base da far capire a Roma: il governo darà il via libera alla maggiore autonomia veneta (previo passaggio però in Parlamento). Terzo, un pochino come aveva fatto con Maroni otto anni fa, chiamando a raccolta tutto l'establishment veneto della politica e delle istituzioni - anche con qualche incontro privato, rispetto alla cerimonia - Zaia ha di fatto mandato davanti a fotografi e tv l'immagine di un Veneto che riconosce in Matteo Salvini il suo interlocutore primo di governo. E il leader l'ha ripagato scandendo «"ho totale fiducia in Zaia, quello che fanno lui e la Regione Veneto mi va più che bene». In fondo, così da ieri i ruoli sono chiari a tutti: Salvini leader per il Veneto sul fronte nazionale, Zaia leader sul fronte regionale. Un'immagine che vuole rispondere chiaro ai dubbi che la politica d'estate aveva scorto in controluce.L'OPERA. Il protocollo siglato ieri fissa la rete di controlli incrociati sulle aziende e i contratti che ruotano attorno alla Pedemontana. Per questo è stato firmato, oltre che da Zaia e Salvini, dai prefetti Umberto Guidato (Vicenza) e Maria Rosa Laganà (Treviso), Ispettorati del lavoro (Francesco Bortolan per Vicenza), da Matterino Dogliani per i costruttori di Sis, e dai sindacati Cgil, Cisl, Uil (per Vicenza: Luca Russo, Lorenzo D'Amico, Pietro De Angelis). «Stiamo parlando della più grande opera stradale in costruzione in Italia, che risolverà i problemi di mezzo Veneto», ribadisce una volta di più Zaia che sa a memoria i dati: progetto nato già quasi 30 anni fa, 94,6 chilometri, 14 caselli, 36 Comuni attraversati, 2,258 miliardi di valore di cui 614 milioni messi dallo Stato, 300 dalla Regione («senza mettere tasse», rimarca Zaia) e 1,343 miliardi messi dal privato. Ma Zaia - che ha ribadito come la Regione abbia preso direttamente in mano l'opera solo nel 2017, affidandosi come commissario al viceavvocato generale dello Stato, Marco Corsini, in dialogo con Corte dei conti e Anac - ha aggiunto elementi nuovi: «L'opera oggi è cantierata al 50%, vuol dire che quei 2,258 miliardi previsti oggi sono già stati investiti per la metà» (messaggio chiaro a chi pensa ancora di fermarla). Non solo: verrà aperto presto un primo tratto di sei chilometri come aveva anticipato il nostro giornale, ma «apriremo via via gli altri tratti che saranno pronti, di casello in casello» ha annunciato Zaia. È un sacrificio per gli espropriati, «ma con 330 milioni che sono loro destinati e già liquidati al 70% in base agli accordi raggiunti». E poi c'è la novità dell'accordo fatto tra Regione e Sis che Zaia (con Corsini) indica come modello di diverso patto pubblico/privato: i pedaggi li incassa la Regione, al privato va un canone annuo per ripagargli la costruzione e la gestione-manutenzione. «E le carte dei nostri patti - rimarca - sono tutte pubbliche da tempo».«MODELLO VENETO». Con gli sguardi del Veneto addosso, Salvini offre messaggi precisi alla vasta sala che ha di fronte e, di sponda, anche agli alleati 5Stelle con i quali peraltro, lo ribadisce più e più volte, «stiamo lavorando benissimo». «Siamo qui - esordisce il vicepremier - a parlare di sviluppo, di futuro, di Veneto che guarda avanti e alla crescita: non esistono decrescite felici. E lavoriamo per la trasparenza: l'aggressione ai patrimoni della criminalità organizzata è uno dei dossier principali sulla mia scrivania, e anche in Veneto ci sono 352 beni immobili sequestrati e 25 aziende assegnate al territorio o allo Stato. La lotta per la legalità è basilare, ma senza bloccare e semplificando le procedure: per questo stiamo studiando pagina per pagina il nuovo Codice degli appalti, che doveva semplificare e ha fatto il contrario. Niente blocchi: spero di essere qui nel dicembre 2020 a inaugurare la Pedemontana veneta», strappa il primo applauso Salvini. E poi il secondo messaggio: «Con Luca ci sentiamo sempre perché al di là di infrastrutture e trasparenza, ho e abbiamo un impegno, come Matto Salvini e come governo: dare un seguito al plebiscito per l'autonomia che i cittadini hanno sostenuto», ed è il secondo applauso: «So che sono al lavoro tecnici e giuristi, ma non vedo l'ora di poter votare come governo la proposta che il Veneto presenta». E rispetto alla vicenda Autostrade-Atlantia e Genova, Salvini coglie il messaggio di Zaia e rilancia: «Credo che la gestione positiva pubblico-privato che sperimenta il Veneto possa essere un modello a livello nazionale. No a "tutto privato" e no a "tutto pubblico": in medio stat virtus. E poi la proprietà privata è sacra». Tutti messaggi per i 5Stelle, con un filo rosso: Salvini ha assicurato ieri che gli interessi del Veneto li porta a Roma lui. © RIPRODUZIONE RISERVATA