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05/12/2018

Salvini agli imprenditori chiede più collaborazione

Libero - PIETRO SENALDI

Appello del ministro: «Diamoci una mano»
Matteo coccola artigiani e piccole aziende e replica alle critiche di Confindustria, la quale «condanna una manovra che ignora. Su grandi opere e investimenti ci saranno sorprese»
Lunedì, mentre a Torino il presidente di Confindustria Boccia, davanti a tremila esponenti del mondo imprenditoriale rappresentanti di dodici associazioni, chiedeva al premier Conte di dimettersi se non riuscirà a far fare a Salvini quel che vogliono loro e la Ue, il ministro dell'Interno era a una cena di gala a Bruxelles quale invitato d'onore. L'americano Politico.eu , (...) segue ➔ a pagina 3 segue dalla prima (...) il quotidiano on line più influente al mondo - un abbonamento annuale costa sui centomila dollari - lo premiava e intervistava come il leader emergente in Italia e in Europa. La cena è andata di traverso a molti a Bruxelles, soprattutto ai tedeschi, visto che l'altro invitato, il renano Martin Selmayr, segretario generale della Commissione Europea, di fatto il braccio destro di Juncker, ha inscenato una defezione dell'ultimo momento pur di non rendere omaggio al capo della Lega. Salvini ne ha avute per tutti, un po' come nel video registrato ieri su Facebook di cui rende conto su queste pagine Laura Tecce, ma soprattutto per Emmanuel Macron. Alla domanda se lo considerasse il suo nemico in Europa, il vicepremier ha tagliato corto: «Visto com'è messo in patria, non ne vale neanche più la pena». Sibillina anche la frase rivolta ai tremila di Torino e ai partiti politici che ne cavalcano la protesta, Pd e Forza Italia in testa: «C'è qualcuno che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ora ci lasciassero lavorare e l'Italia sarà molto migliore di come l'abbiamo trovata». Quello del ministro dell'Interno non è un vaffa generalizzato al mondo che produce. Tutt'altro. Salvini ha ben chiaro il proprio elettorato di artigiani, imprenditori medio piccoli, professionisti, partite Iva, popolo dei capannoni al quale in manovra ha appena raddoppiato le detrazioni Imu. A loro chiede di fidarsi, ricordando che chi li blandisce oggi lo fa solo per interessi di bottega, visto che fino a ieri li ignorava. Li invita alla collaborazione e li ammonisce a non farsi incantare dai pifferai, che sognano una rivolta della base leghista e dei quali elenca nomi e colpe: governi precedenti, grande industria, grandi giornali ed economisti in cattedra. I FAVORI DEL PASSATO Gli esecutivi che hanno preceduto questo hanno coccolato la grande impresa con le decontribuzioni e i lavoratori con il posto fisso a colpi di bonus, ma non hanno fatto nulla per i medio-piccoli, che rappresentano il 92% del tessuto produttivo nazionale, in tema di semplificazione fiscale e detassazione. Confindustria ringraziava, ma quando qualche collega si suicidava perché non riusciva a pagare l'Iva o i dipendenti, Boccia e compagnia non hanno mai organizzato marce di protesta né convegni. I principali quotidiani nazionali e gli economisti esaltavano una crescita che era la metà di quella degli altri Paesi europei e non calcavano i toni sul costante aumento del debito, che è tornato d'attualità oggi come lo era nel 2011. Salvini sa che gli imprenditori del Nord non sono soddisfatti dell'alleanza con Grillo e hanno qualche ragione. Il decreto dignità li mette in difficoltà, M5S ha reso più complicati le assunzioni a tempo determinato e i contratti di somministrazione, la burocrazia è ancora paralizzante, il taglio delle tasse non si vede. Ma il leader della Lega punta a spaccare il fronte della protesta, ricordando che i piccoli e i grandi in Italia sono sempre stati trattati diversamente dai giornali, dai partiti e dai grandi stessi, e rivendicando i propri meriti: la riforma del codice degli appalti, la promessa che le grandi opere saranno fatte, la rottamazione delle cartelle Equitalia, l'aliquota fiscale al 15% per le partite Iva sono tutte aperture ai piccoli, ai quali Matteo ricorda di non avere scelta al di fuori di lui: i grillini non sono un'alternativa, il Pd manco a parlarne e Forza Italia che prova a cavalcarli non è ora in grado di aiutarli e quando poteva ha fatto poco per loro. MANO TESA Quanto a Confindustria, lamenta due miliardi di tagli di Ace (l'aiuto al credito economico) e le misure che penalizzano banche e assicurazioni e si riverbereranno sul mondo delle imprese. Ma la replica del Viminale a Boccia, che ancora ieri rincarava la dose, è una polemica con la mano tesa. A tenere saldi i rapporti tra Lega e grande impresa il leader leghista ha delegato il sottosegretario alla Presidenza Giorgetti, che lo fa egregiamente ed è stata la punta di sfondamento che ha convinto il governo a ridurre le previsioni di deficit. In più c'è la proposta del sottosegretario Siri di versare il reddito di cittadinanza alle imprese che formano disoccupati anziché a chi sta a casa. Morale, Salvini resta l'unico interlocutore possibile per gli imprenditori sia che questo esecutivo duri cinque anni, sia che finisca domani e il quadro politico si semplifichi con un centrodestra a trazione salviniana e un Pd a contendersi gli elettori di sinistra con M5S. L'Europa e i conti c'entrano poco: la manovra abbasserà il deficit, i mercati e lo spread tengono, la procedura d'infrazione potrebbe perfino essere evitata. Quella tra il leader leghista e il presidente di Confindustria è una battaglia sui soldi. Boccia non può accettare che i soldi ieri destinati alla grande impresa oggi finiscano nel reddito di cittadinanza, Salvini lo comprende, forse condivide pure, ma ha le mani legate dall'alleato grillino. Entrambi hanno le loro ragioni ma, alla vigilia di una recessione mondiale, lo scontro non conviene a nessuno, anche perché ciascuno può fare molto male all'altro. Da qui, il robusto invito del leghista alla coesione e la sua strenua difesa delle grandi opere, alle quali gli industriali tengono molto e che si faranno grazie alla Lega. Salvini ha già forzato per l'avvio del Tap, sta partendo con la Pedemontana e il valico del Brennero e non cederà sulla Tav. Pietro Salini, mega industriale a capo di Impregilo, il gruppo specializzato nella costruzione delle grandi opere, si è lamentato ieri del fatto che l'Alta Velocità attende dal 1992 di essere ultimata. Se, per caso, a dare la svolta ai lavori fosse il governo Lega-M5S, questo toglierebbe la parola definitivamente all'opposizione, che per 26 anni ha lasciato la Tav su un binario morto.

Foto: CRITICO Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, 54 anni [LaPr.]

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