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26/05/2021

Salta il nuovo blocco ai licenziamenti

Il Mattino di Padova - Alessandro Barbera

Recovery, dopo la lite riscritta la norma voluta dal ministro del Lavoro. Alta tensione sugli appalti. Accordo sulla governance
Alessandro BarberaC'era imbarazzo ieri mattina a Palazzo Chigi. Nella stanza adiacente all'ufficio di Mario Draghi è convocata la cabina di regia della maggioranza dedicata ai decreti attuativi della governance del Recovery Plan. Ma c'è anche da risolvere un problema emerso nelle ultime ore: la norma voluta dal ministro Andrea Orlando che puntava ad allungare al 28 agosto il blocco dei licenziamenti nella grande industria e giudicata da Confindustria un tradimento degli impegni presi da settimane. Il premier si era già fatto suggerire dai tecnici di Palazzo Chigi il possibile compromesso, ovvero cassa integrazione gratuita per tutto il 2021 a chi eviterà i licenziamenti. Orlando, attaccato anche dall'interno del governo per non aver concordato la modifica - almeno questa la versione riferita - doveva solo dare il suo assenso alla soluzione, ed evitare così di essere sconfessato. Così è stato: in serata una nota di Palazzo Chigi annuncia la modifica. Non è ciò che volevano i sindacati, i quali puntavano alla proroga secca del blocco, ma abbastanza per evitare una spaccatura a sinistra. Le tre sigle in una nota lamentano «la posizione inaccettabile di Confindustria», eppure lo sciopero contro il governo delle larghe intese non c'è ancora. L'altra questione da risolvere rapidamente era la definizione della struttura di comando del Recovery Plan, a cui vorrebbero partecipare tutti i partiti. Anche in questo caso Draghi ha fatto una sintesi che sembra tenere insieme una maggioranza sempre più ingestibile. Si articolerà su tre livelli. Il primo e più importante è la regia politica a «geometrie variabili», molto simile alla struttura dell'ex Cipe, il comitato interministeriale che siede di volta in volta i ministri interessati da progetti infrastrutturali. Dovrà accompagnare il piano per sei anni, ne farà parte sempre il premier, avrà compiti di indirizzo e coordinamento e monitoraggio, e presentare una relazione periodica al Parlamento. Al ministero del Tesoro ci sarà invece una sorta di direzione generale che vigilerà sulla realizzazione del piano e gli aspetti finanziari, sarà il punto di riferimento della Commissione europea, farà assistenza tecnica a Comuni e Regioni. Per inciso: strutture dedicate al Recovery ci saranno in ogni ministero. Tutto questo dovrebbe apparire in un decreto già questa settimana, insieme alle norme sulle assunzioni straordinarie del personale, la definizione dei poteri sostitutivi del governo, il pacchetto di semplificazioni amministrative. Su quest'ultima parte le divisioni nella maggioranza sono però profonde, e prima del sì sarà necessario un vertice. Le misure più contestate dalla sinistra e dai sindacati sono quelle che reintroducono il massimo ribasso per le gare e che cancellano il limite ai lavori in subappalto, già salito l'anno scorso dal 30 al 40 per cento delle singole opere. L'associazione dei costruttori fa pressione perché la norma passi e chiede si esca «dal falso mito» per il quale l'uso del subappalto è un rischio in sé per la tutela dei diritti dei lavoratori. Nella maggioranza Draghi ha ben tre partiti dubbiosi: Pd, Leu e ora anche i Cinque Stelle. «Con il criterio del massimo ribasso - dicono i deputati di tre commissioni parlamentari - abbiamo visto le cose peggiori: infiltrazioni criminali ed episodi di corruzione, scarsa qualità dei lavori, sfruttamento della manodopera, un susseguirsi di varianti che puntualmente faceva lievitare i costi». Meglio quindi rifarsi all'ultimo Sblocca cantieri, prevedendo «l'offerta più congrua» o la «media mediata», che permetterebbero di scartare le offerte anomale. Dall'altra parte del tavolo Draghi avrà la Lega, che chiede l'esatto opposto, e la cancellazione del codice degli appalti in vigore. --- © RIPRODUZIONE RISERVATA