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16/01/2020

Salt e Autofiori, diktat del ministero: 700 milioni per opere sulla sicurezza

Il Secolo XIX - Mario De Fazio Marco Grasso

Gli obblighi imposti nei bandi per rinnovare le concessioni. Ma sulle prescrizioni per le gallerie i controlli sono a rischio
il retroscenaMario De FazioMarco Grasso / GenovaIl paradosso della sicurezza in autostrada corre su due binari paralleli che si sfiorano, tra prescrizioni molto più stringenti rispetto al passato e mancanze sui controlli dell'applicazione degli obblighi. Da un lato il Mit impone 700 milioni di nuovi investimenti in sicurezza per rinnovare le concessioni a Salt e Autofiori su A12 e A10; dall'altro impone una serie di prescrizioni, alcune delle quali urgenti, per 200 gallerie ad Autostrade per l'Italia ma - essendo la competenza sui controlli assegnata a un'agenzia "fantasma" com'è ora Ansfisa, il rischio è che nessuno controlli. Mentre il governo è impegnato nella delicata partita politica sulla revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia, ieri il Mit ha pubblicato i bandi per il rinnovo di altre due fette consistenti della rete autostradale italiana, che comprendono le "ali" della Liguria, sia a levante che a ponente. Si tratta delle concessioni sull'A12 Sestri Levante-Livorno (gestita da Salt) e A10 Ventimiglia-Savona (in capo ad Autofiori). Un bando dal valore complessivo di oltre 2,5 miliardi di euro, in cui il ministero dei Trasporti ha però apportato alcuni notevoli correttivi. In particolare, nella determina a contrarre allegata al bando e firmata dal direttore generale del ministero di piazzale Porta Pia, Antonio Parente, sono previsti obblighi aggiuntivi sulla manutenzione di ponti, gallerie e tracciato autostradale la cui garanzia è necessaria a vincere la procedura ristretta e ottenere un nuovo affidamento per i prossimi dodici anni: poco meno di 700 milioni sono destinati a «nuovi interventi finalizzati alla messa in sicurezza dell'infrastruttura stradale», la cui descrizione sarà specificata in seguito con una "lettera di invito" del Mit. Allo stesso tempo, però, ci sono altri elementi a modificare il quadro. Le normative di sicurezza europee, infatti, rimangono un obiettivo molto lontano per 200 gallerie italiane, nonostante i concessionari abbiano avuto 13 anni per l'adeguamento. Nel frattempo, però, scrive il Consiglio superiore per i lavori pubblici, alcuni interventi vanno adottati immediatamente. Tra questi ci sono «misure di limitazione della circolazione, percorsi alternativi per le merci pericolose, una maggiore distanza tra i veicoli, segnalare la mancanza di illuminazione, connettere tutte le gallerie a un centro di controllo garantendone la sorveglianza permanente» e così via, con altre prescrizioni che vanno dalla sorveglianza antincendio alla segnaletica. Prescrizioni che, tuttavia, hanno due paradossi. Il primo è che di fatto sono state imposte in una risposta ad Autostrade per l'Italia (che gestisce solo 105 dei tunnel fuori norma), unica tra i concessionari ad aver sollevato il problema. Il secondo riguarda il problema ricorrente nel sistema infrastrutturale italiano: chi controllerà l'applicazione di questi obblighi? «La Procura - chiarisce il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, che sta indagando sul crollo della galleria Bertè - non si occupa di prevenzione. Eventuali profili di carenza di manutenzione ci interessano solo nella misura in cui sono collegati a profili di reato. A un crollo, ad esempio, oppure a situazioni di grave pericolo». In altre parole, non saranno i pm a effettuare il monitoraggio. Verifiche che, tuttavia, si annunciano in salita. Il compito infatti spetterebbe agli ispettori di Ansfisa, l'agenzia del Mit pensata proprio per controllare le concessionarie. Ma che, per ammissione stessa dei due direttori che si sono succeduti nell'ultimo anno, Alfredo Principio Mortellaro e Placido Migliorino, non ha il personale sufficiente. Insomma, i controlli sul rispetto delle prescrizioni, rischiano di rimanere solo sulla carta. Mentre i Provveditorati alle opere pubbliche, investiti dal Consiglio superiore dei lavori pubblici di riscuotere sanzioni per i concessionari in ritardo sugli adeguamenti, lamentano la carenza del quadro normativo sulle multe, e la mancanza di un piano di messa in sicurezza. --© RIPRODUZIONE RISERVATA