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29/08/2018

Salone, la ‘road map’ dopo l’allarme lanciato dal direttore

La Repubblica - SARA STRIPPOLI

Il caso
Entro qualche giorno il bando per assegnare il marchio poi l'assunzione dei sei dipendenti e il contratto di Lagioia Non ci sono alternative alla Fiera gestita da Gl Events ma non potranno esserci soluzioni di emergenza L'Oval è necessario Il passo più importante sarà la gara internazionale per il partner privato che si occuperà dell'organizzazione commerciale
Nicola Lagioia sollecita: «Invece di preoccuparsi per l'Iran del 2020, che è solo un'ipotesi, i politici si mobilitino per garantire l'edizione del prossimo anno», ha detto ieri a Repubblica. Comune e Regione assicurano che non ci sono intoppi e non sono previsti cambi di prospettiva. Settembre, è la promessa, sarà il mese in cui arriveranno le risposte alle tante incertezze ricordate dal direttore del Salone del Libro di Torino. A cominciare dal bando che dovrà assegnare il marchio "Salone Internazionale del Libro di Torino". La pubblicazione è attesa in tempi brevi. Fine settembre? Primi giorni di ottobre? Sono queste le previsioni. Se, e come, si potranno inserire formule di tutela per garantire che il marchio resti a Torino, e possibilmente sotto il controllo degli enti pubblici, sarà oggetto di discussione nei prossimi giorni. Intanto i conti sono noti e a fine luglio il commissario liquidatore Maurizio Gili ha inviato una lettera ai fornitori in cui ha comunicato lo stato passivo definitivo, dieci milioni in totale.
La macchina «si rimetterà in moto nei prossimi giorni con il rientro di tutti dalle ferie», fa sapere l'assessora al Comune Francesca Leon, che ieri ha sentito Nicola Lagioia. «Proseguiamo lungo la strada definitiva con il protocollo d'intesa firmato con Regione e Circolo dei Lettori». Non c'è necessità di fare cambiamenti alla road map», insiste. Al Circolo dei Lettori, dove da luglio è presente anche il Comune, si lavora da giorni. Il primo passo, indispensabile per l'operatività della Fondazione, sarà completare l'organigramma. Massimo Bray è il presidente, ma mancano ancora i nomi dei due consiglieri del consiglio di gestione. Uno spetta al Comitato dei fondatori, il secondo alla Consulta degli aderenti. Questione di due settimane. Solo dopo si potrà affrontare il tema dei contratti e delle assunzioni. Il contratto del direttore Lagioia, circa 80 mila euro all'anno, dovrà essere approvato dal consiglio di gestione nella sua prima seduta. In parallelo si pubblicherà il bando per l'assunzione di sei dipendenti della squadra storica del Salone: una gara aperta a tutti in cui sarà tuttavia prioritaria l'esperienza nell'organizzazione di eventi in campo editoriale. Ma anche in questo caso le risposte sono piuttosto urgenti, il direttore ha bisogno di capire qual è il team con cui dovrà lavorare.
Gli altri dipendenti, dodici in totale, saranno ricollocati alla Soris per iniziativa del Comune. Marco Pautasso, vice di Lagioia, e Andrea Gregorio, sono già impegnati con l'organizzazione di Portici di Carta.
Il passo più importante sarà la gara internazionale per trovare il partner privato che si occuperà dell'organizzazione commerciale del Salone. Dalla pubblicazione ci saranno 45 giorni di tempo per presentare le proposte. In ogni caso, il bando non può partire se non saranno arrivate le risposte sulla proprietà del marchio. I diktat della liquidazione condizionano le attività e i suoi tempi.
Resta poi ancora aperto il nodo del Lingotto. Non ci sono alternative alla Fiera gestita da Gl Events, ma nel 2019 non potranno esserci soluzioni di emergenza: l'edizione numero 32 del Salone del Libro dovrà necessariamente occupare anche i metri quadrati dell'Oval.
Questa volta il padiglione V non sarà più disponibile. E l'utilizzo dell'Oval porta con sé la necessità di un nuovo progetto di collegamento.

Foto: Direttore Nicola Lagioia, 45 anni, è il direttore del Salone, ma ancora senza contratto