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11/02/2021

Sace cerca cacciatori di teste. Bando da 700.000 euro

La Verita' - ALESSANDRO DA ROLD

La controllata di Cdp, che potrebbe tornare sotto l'ala del Mef, ha pubblicato l'offerta proprio il giorno dell'addio di Conte
• Cadono i governi. E come di consueto parte la stagione dei saldi ai ministeri in scadenza, con le ultime offerte di bandi (spesso ad hoc) per assumere nuovo personale. Accade così che in piena crisi del governo di Giuseppe Conte sia stato pubblicato un bando da 700.000 euro per trovare una società cacciatrice di teste che lavori per Sace, controllata da Cassa depositi e prestiti. L'avviso è stato pubblicato il 26 gennaio e il bando chiuderà il 10 marzo. L'appalto ha per oggetto appunto «i servizi di executive, professional, expert e middle management search per Sace spa». Caso vuole che la pubblicazione dell'avviso sia avvenuta proprio nel giorno delle dimissioni dell'ormai quasi ex presidente del Consiglio. L'esecutivo era ancora nel pieno delle sue funzioni. Non era insomma già entrato nella fase «disbrigo affari correnti» che forse avrebbe impedito di pubblicare un bando così oneroso durante una crisi di governo. Dietro i due lotti, da 300.000 e 400.000 euro, sembra ci siano il numero uno del Mef Roberto Gualtieri e il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera. Il primo, secondo «radio Parlamento», è in uscita. Sace resta uno dei tanti nodi irrisolti del secondo governo Conte. Da mesi, infatti, proprio Gualtieri e Rivera avevano cercato di spostare l'azienda che garantisce le nostre imprese all'estero sotto l'ala di Via XX Settembre. È stata una battaglia sotterranea tra Pd e 5 stelle, con i primi che hanno cercato di diminuire il potere grillino sul nostro import export, ben rappresentato sia da Palermo, sia dal numero uno di Simest Pasquale Salzano, sia dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Sempre il 26 gennaio, in concomitanza con l'uscita di Conte, sulle agenzie era apparso un lancio molto particolare. Un'informata agenzia Ansa spiegava che «fonti vicine al dossier» dicevano che si sarebbe dovuto concretizzare «in tempi brevi l'accordo tra il ministero dell'Economia e Cassa depositi e prestiti sul riassetto del gruppo, così come previsto dalle recenti modifiche legislative». Peccato che il riassetto sia stato al momento congelato, in attesa di capire anche cosa voglia fare il nuovo premier Mario Draghi e soprattutto il nuovo numero uno del Mef. Per di più Draghi, nel 1998 da direttore generale del Tesoro, è stato il primo presidente di Sace. Quindi conosce molto bene l'istituto pubblico e l'assicurazione dei crediti all'export. «Radio Parlamento» continua a insistere sulla possibilità che il futuro ministero dell'Economia sia Daniele Franco, ragioniere generale dello Stato, di sicuro molto attento a possibili sprechi. E l'operazione Sace, stando a quanto filtra da Via XX Settembre, si sarebbe arenata proprio sul costo. Il Mef avrebbe stanziato 4,5 miliardi di euro per riprendersi l'ex controllata, dopo che Via Goito l'aveva pagata 6 miliardi nel 2012. Lo scambio non ha convinto i vertici di Cdp. Così è stata rimessa in discussione l'operazione, cercando di arginare il Mef. È ancora presto per sapere che ne sarà di Sace. Come noto in primavera si dovrà trovare un nuovo nome anche per Cassa depositi e prestiti. In discussione ci sono anche Pierfrancesco Latini e Rodolfo Errore, amministratore delegato e presidente della stessa Sace. In questa fase di incertezza è meglio lanciare un ultimo bando per tenersi buoni i cacciatori di teste. Tanto spesso sono gli head hunters a decidere le nomine. Chissà se con Draghi la musica cambierà. O RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: STORICO Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia uscente [Ansa]