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27/02/2021

Saca, finiscono nel mirino gli appalti tra il 2018 e il 2019

Il Messaggero

GUARDIA DI FINANZA E POLIZIA GIUDIZIARIA HANNO FATTO VISITA NEI GIORNI SCORSI NEGLI UFFICI DELLA SOCIETÀ
SULMONA
Acque agitate alla Saca, la società partecipata dai Comuni che gestisce il ciclo idrico integrato: guardia di finanza e polizia giudiziaria hanno fatto visita nei giorni scorsi negli uffici della società per acquisire una serie di atti relativi sia ai lavori appaltati tra il 2018 e il 2019, sia alle progressioni interne che sono state al centro nei mesi scorsi di un durissimo scontro con l'Ersi, l'ente d'ambito cioè che ha minacciato il consiglio di amministrazione della società di azioni sanzionatorie (fino al ritiro della concessione) se non si fosse immediatamente annullata la delibera di transazione con cui la Saca riconosceva una decina di progressioni senza alcuna selezione interna. Delibera che è stata per il momento congelata, ma che vede ancora aperto un contenzioso al quale la società non ha ancora dato risposte. L'inchiesta sugli appalti, invece, è mirata alla verifica degli affidamenti fatti dalla partecipata nel biennio e finanziati principalmente con i fondi Masterplan: appalti in gran parte affidati direttamente, senza gare. Gli inquirenti stanno verificando la legittimità di queste operazioni e, soprattutto, se gli affidamenti sotto soglia siano singoli o piuttosto gare più grandi spacchettate.
Resta aperta, poi, e al di fuori delle inchieste, almeno per il momento, la questione della sede: ad oltre due anni dalla ricerca di mercato, infatti, nulla si sa ancora di eventuali nuovi uffici. «Siamo certi che ora a far chiarezza ci penserà chi ha competenza nel merito, ma vista la ricerca di mercato per la nuova sede ancora attiva- intervengono gli attivisti del Movimento 5 Stelle- ci sentiamo di suggerire all'amministrazione comunale di volgere lo sguardo nei locali del centro della città e magari di proporre al Cda di Saca un accordo per un comodato d'uso in uno dei tanti immobili attualmente abbandonati e non utilizzati da parte dell'ente come ad esempio il Palazzo Pretorio. Questa nostra proposta guarda alla formula del riuso urbano, formula che eviterebbe inutili nuove colate di cemento e riporterebbe alcuni servizi all'interno del centro storico e rivitalizzandolo e non chiudendolo semplicemente alle auto». Qualche anno fa, d'altronde, fu proprio la Saca, insieme all'altra partecipata, il Cogesa, ad annunciare un concreto interesse (con tanto di sopralluogo) per il recupero della caserma De Amicis che si trova in pieno centro. Poi il Cogesa comprò Sviluppo Italia e dell'operazione immobiliare non si è saputo più nulla.
Patrizio Iavarone
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