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02/06/2020

S.o.s. infrastrutture

Milano Finanza - Dario Immordino

LO SCONTRO TRA REGIONE E ANAS E LE CONDIZIONI DI SVILUPPO DELL'ISOLA
I gap difficilmente possono essere colmati con gestioni commissariali. Una soluzione passa dall'Unione europea e dal riconoscimento della condizione di svantaggio permanente. Ma anche dalla creazione di nuove misure per gli appalti
Negli scorsi giorni il Presidente della Regione ha annunciato un'azione giudiziaria per il risarcimento dei danni economici e di immagine procurati alla Sicilia dalle «gravi inadempienze e dai gravi ritardi» dell'Anas nella realizzazione delle opere infrastrutturali, ed ha rivendicato l'attribuzione da parte dello Stato di «poteri commissariali per tre anni per realizzare dieci opere pubbliche strategiche, essenziali in una Regione che ha un alto tasso di povertà, una dotazione infrastrutturale fra le ultime in Italia e tempi di realizzazione di 8-10 punti superiore alla media nazionale». L'azienda ha replicato definendo «prive di fondamento» le contestazioni mosse con interventi di manutenzione che ammontano «ad oltre 1,5 miliardi» mentre « dal 2018 ad oggi ha approvato e finanziato 293 progetti, per un investimento di 574 milioni. Complessivamente sono stati conclusi 134 cantieri per 264 milioni di investimento e sono stati avviati 193 nuovi cantieri, per un investimento di 358 milioni. La produzione complessiva per manutenzione programmata è stata di circa 65 milioni nel 2017, 85 nel il 2018 nel 2019, triplicando la produzione media degli anni 2014-2016». Uno svantaggio permanente Di recente anche le istituzioni europee e l'ordinamento nazionale hanno riconosciuto la «condizione di svantaggio strutturale permanente» delle isole (in particolare di quelle situate alle frontiere esterne dell'Ue) ed il costo economico e sociale del gap infrastrutturale, e si sono impegnati a promuovere politiche pubbliche in grado di rimuoverne le cause e gli effetti. Il deficit infrastrutturale ed il gap derivante dall'insularità, infatti, difficilmente possono essere risolti attraverso l'attribuzione di poteri speciali per l'esecuzione di un numero limitato di opere pubbliche, poiché si tratta di problemi complessi che richiedono la strutturazione di una strategia articolata, incentrata sull'acquisizione di risorse sufficienti a finanziare la realizzazione di un apprezzabile patrimonio di opere e di un sistema di trasporto di persone e merci efficiente, sul proficuo esercizio della potestà normativa regionale e sull'efficiente funzionamento del sistema istituzionale ed amministrativo. Sotto il primo profilo in alcune aree dell'Unione europea il riconoscimento della «condizione di svantaggio strutturale permanente» ha determinato l'attribuzione di agevolazioni e risorse per finanziare servizi e prestazioni pubbliche, l'abbattimento dei costi delle tratte marittime, ferroviarie e aeree, la realizzazione di infrastrutture essenziali e per compensare gli svantaggi naturali e demografici e sostenere lo sviluppo economico e il tenore di vita degli abitanti In Sicilia, invece, i conti pubblici territoriali, i rapporti della Banca d'Italia, le analisi dello Svimez evidenziano che negli ultimi anni la spesa statale per investimenti ha subito un drastico ridimensionamento e si attesta su livelli di gran lunga inferiori al resto del Paese, il rapporto tra livello dei servizi pubblici e ammontare della pressione fiscale si è notevolmente ridotto, il sistema perequativo che avrebbe dovuto colmare il gap sociale, economico ed infrastrutturale della Regione si è dimostrato inefficiente, e la gran parte degli indici sulla dotazione infrastrutturale sono nettamente peggiorati rispetto allo scorso decennio, mentre alla Regione sono state richieste sempre più risorse per contribuire al risanamento della finanza pubblica nazionale. Le prerogative dello Statuto Per ovviare a questa insostenibile situazione è necessario attivare le prerogative dell'autonomia regionale speciale, che attribuiscono alla Sicilia il diritto di ricevere risorse adeguate a finanziare le prestazioni pubbliche essenziali e a compensare gli svantaggi strutturali permanenti, i costi dell'insularità, i livelli di reddito pro capite inferiori alla media nazionale, e la realizzazione di strutture portuali ed aeroportuali, sanitarie, assistenziali, scolastiche, e di interventi concernenti la rete stradale, autostradale, ferroviaria, fognaria, idrica, elettrica, di trasporto e distribuzione del gas, ed i servizi di trasporto pubblico locale. Al di là della disponibilità di risorse, però, i consistenti ritardi nella realizzazione delle infrastrutture dipendono dalla proliferazione di regole, adempimenti e controlli previsti della disciplina in materia di appalti e da una vasta gamma di disfunzioni dell'assetto istituzionale e dell'attività amministrativa, contrattuale e finanziaria: sovrapposizione di competenze fra amministrazioni pubbliche che rallenta i procedimenti amministrativi collaterali alle procedure di appalto (VIA, VAS ecc), sostanziale inattuazione degli strumenti di semplificazione vigenti, iter di approvazione dei piani di investimenti pubblici articolati in innumerevoli una miriade di adempimenti e passaggi politico - burocratici, eccessiva frammentazione delle stazioni appaltanti, criticità nell' aggiudicazione delle gare svolte dai soggetti aggregatori (come le centrali di committenza), difficoltà da parte delle stazioni appaltanti nella scelta delle procedure di aggiudicazione e nella gestione della fase di esecuzione degli appalti. Per razionalizzare la disciplina sui contratti pubblici il Governo regionale potrebbe sfruttare l'autonomia normativa recuperata attraverso le recenti norme di attuazione, che le consente di adottare misure di riduzione di oneri e adempimenti non necessari delle procedure di appalto, in coerenza con il principio del gold plating che vieta alle autorità nazionali di imporre livelli di regolazione superiori a quelli previsti dalle direttive europee. Le misure per gli appalti A prescindere dalle modifiche normative si potrebbe conseguire una consistente accelerazione degli appalti sfruttando adeguatamente le disposizioni delle direttive europee, del codice dei contratti pubblici e della legislazione speciale che consentono la riduzione dei termini delle procedure di aggiudicazione, l'esecuzione immediata dei lavori e l'acquisizione di forniture anche prima della stipulazione del contratto (in casi di urgenza), la possibilità di assegnare gli appalti senza pubblicare i bandi di gara (in presenza di determinate circostanze), il ricorso ad autodichiarazioni e controlli ex post, la semplificazione e accelerazione della procedura di valutazione dell'interesse archeologico, l'intensificazione del ricorso alle procedure semplificate (dialogo competitivo, procedura competitiva negoziata, consultazioni preliminari di mercato, appalti precommerciali, partenariato per l'innovazione). Per accelerare la realizzazione delle infrastrutture bisogna inoltre adottare misure per la digitalizzazione degli appalti, prevedere la riprogrammazione delle risorse per finanziare interventi urgenti e immediatamente eseguibili, strutturare efficaci strumenti di monitoraggio dello stato di avanzamento degli investimenti e dei lavori, favorire la corretta applicazione della disciplina sugli appalti attraverso la selezione e la qualificazione delle stazioni appaltanti e la professionalizzazione del personale, in modo da accrescerne la competenza tecnica. I tempi di attraversamento Secondo i dati dell'Agenzia per la coesione e i rilievi della Corte dei conti una quota rilevante dei ritardi nella realizzazione delle opere pubbliche è imputabile ai cd «tempi di attraversamento» (tempi morti tra la fine di un procedimento e l'inizio di quello successivo), a difficoltà di coordinamento tra le amministrazioni pubbliche titolari di competenze collaterali alle procedure di appalto (principalmente in materia urbanistica ed ambientale), e a varie forme di irregolarità e criticità gestionali. La rimozione di questo genere di ostacoli non può prescindere dall'adozione di efficaci misure di razionalizzazione dell'organizzazione burocratica e dell'attività amministrativa, volte alla eliminazione delle sovrapposizioni e duplicazioni di competenze che rallentano i procedimenti amministrativi, moltiplicano gli oneri e gli adempimenti e inquinano le responsabilità, allo snellimento dei procedimenti amministrativi accessori alle procedure di appalto, al conseguimento di adeguati standard di esercizio dei poteri pubblici attraverso l'effettiva applicazione del sistema di misurazione e valutazione delle performance, sinora sostanzialmente eluso dalla generalità delle amministrazioni. Si rivela, infine, indispensabile garantire la funzionalità degli enti di area vasta, titolari di una quota rilevante delle infrastrutture incompiute, che attualmente non sono in grado di svolgere adeguatamente le funzioni ordinarie ed in certi casi hanno addirittura sospeso l'erogazione di servizi fondamentali. (riproduzione riservata)