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29/07/2018

Ruffini e Cantagalli: fatta giustizia ma resta tanto dolore

Il Centro

L'INCHIESTA SU PALAZZO CENTI
Intervento di entrambi dopo la richiesta d'archiviazione L'ex politico: «Fatti traumatici per me e la mia famiglia»
TERAMO I procedimenti giudiziari scandiscono le vite di chi ne resta impigliato. «La verità mi rincuora, ma la vicenda mi ha segnato sul piano umano ed etico» scrive Claudio Ruffini , ex capo della segreteria del presidente della Regione Luciano D'Alfonso in occasione della richiesta d'archiviazione presentata dal pm della Procura dell'Aquila Fabio Picuti nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto pubblico bandito dalla Regione per il recupero di Palazzo Centi. Ora sarà il gip a doversi pronunciare sulla istanza. Il filone su presunti favoritismi nella gara su palazzo Centi è il principale della maxi inchiesta sugli appalti gestiti dalla Regione, partita nel 2015, che ha portato complessivamente a 11 fascicoli e oltre 20 indagati tra cui anche l'imprenditore teramano Sabatino Cantagalli per cui è stata presentata stessa richiesta d'archiviazione. Scrive Ruffini (assistito dall'avvocato Gennaro Lettieri) : « La richiesta d'archiviazione è pienamente conforme a giustizia. Le indagini, al di là delle fragili presunzioni accusatorie, hanno dimostrato che non vi sono stati episodi di corruzione, né interferenze nella gara d'appalto per Palazzo Centi. Il risalto mediatico che l'indagine ebbe e l'irruzione dei carabinieri del Noe nella mia abitazione alle prime ore del mattino restano fatti gravissimi, traumatici che hanno colpito irreparabilmente me e la mia famiglia. Ho subito il sequestro di computer e cellulari, sono state formulate accuse gravissime ed infondate e i miei familiari hanno vissuto un periodo durissimo, convivendo con umiliazioni e turbamenti la vicenda che mi ha segnato sul piano umano ed etico». E aggiunge: «Con tanti anni di vita politica ed amministrativa, mai ero stato indagato per corruzione e turbativa di una gara d'appalto». E ancora: «La mia trentennale esperienza nelle istituzioni è stata contraddistinta dalla rigorosa osservanza delle regole e dal costante servizio alla collettività. La messa in discussione di questi principi morali, che hanno sempre guidato il mio agire politico, hanno pesato ingiustamente sulla mia immagine di uomo pubblico. La richiesta di archiviazione, oggi mi restituisce un po' di serenità, dopo un processo che ha stravolto la mia vita personale: ha accelerato la mia uscita dalla vita pubblica, impedendomi ogni attività pubblica e politica. Sono ancora scosso, ma intravedo uno spiraglio di luce. Nel leggere le poche righe con le quali il pm dichiara che "non emerge alcun coinvolgimento o interessamento illecito" della mia persona nella gara d'appalto, ma che si trattava di "doverosi interessamenti derivanti dai compiti di ufficio di sorveglianza e di propulsione dell'azione amministrativa", si riabilita pienamente la mia figura di persona onesta». Cantagalli, coinvolto nella sua veste di costruttore del nuovo stadio di Teramo (anche lui assistito da Lettieri), non ha ritenuto di inviare note alla stampa, ma non per questo è meno arrabbiato di Ruffini. «Sono rimasto allibito quando mi hanno indagato per questa cosa», dice, «mi sono ritrovato indagato senza capirne il motivo. È assurdo, perché io le persone coinvolte non le conoscevo se non Claudio Ruffini quando era presidente della Provincia, né ho mai partecipato a gare all'Aquila. Peraltro ora, se uno cerca il mio nome su Google, viene fuori che sarei un corruttore. Anche se si va verso l'archiviazione, i danni per me restano». (red.te.)

L'imprenditore teramano costruttore dello stadio: «Sono stato e rimango allibito dalla vicenda»


Foto: L'ex amministratore pubblico Claudio Ruffini


Foto: L'imprenditore Sabatino Cantagalli

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