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19/01/2019

Rsa, avanti col nuovo bando «È un punto di equilibrio»

Il Tirreno - Juna Goti

Sparisce il "vuoto per pieno". Apolloni: «Se non si vogliono buttare i soldi il modello va cambiato. Chi vincerà dovrà efficientare...». Modifiche e criticità pascoli e villa serena
Juna Gotilivorno. «Se non si vogliono buttare dalla finestra i soldi dei livornesi, il modello va cambiato. Ci siamo presi questa responsabilità». Ieri mattina, dopo due ore di faccia a faccia con i sindacati, l'assessore Leonardo Apolloni ha snocciolato i contenuti del nuovo bando per la gestione delle Rsa Pascoli e Villa Serena pubblicato pochi giorni fa. Bando che giovedì ha fatto scattare la protesta in consiglio comunale dei lavoratori, che il 23 saranno sotto al municipio. Apolloni parte da qui: «Con questo bando troviamo un punto di equilibrio sostenibile tra l'interesse degli anziani, quello dei lavoratori, la loro sicurezza (è stata appena fatta la gara per allargare le porte al Pascoli) e la stabilità dei conti. Fermando l'assurdità del principio "vuoto per pieno" che vedeva il Comune pagare il gestore anche per gli anziani che non erano ospitati». Qui sta il nodo centrale del nuovo bando: «Il Comune d'ora in avanti pagherà solo per le persone effettivamente ospitate, fino a un massimo di 7milioni di euro, stimando di coprire il 92% dei posti a disposizione nelle due strutture, quindi 193 su 210». Non tutti: perché? Apolloni in sostanza spiega di avere calcolato questa percentuale di copertura prendendo i dati degli ultimi anni (95% per il Pascoli, 97% per Villa Serenza e il risicato 47% del centro diurno) e tenendo in considerazione anche il trend di accreditamento delle strutture private. «Ma se il gestore riuscirà a superare il limite e punterà alla piena occupazione delle strutture garantiremo comunque il posto agli anziani e la remunerazione all'impresa attraverso il sistema delle quote». Il meccanismo è complicato. Prova a spiegarlo ricordando che il Comune oggi è tenuto a coprire 356 quote sociali per altrettanti posti in strutture pubbliche o private. Esaurite quelle 356 quote si può arrivare anche al paradosso per cui ci sono persone in lista di attesa nonostante i posti vuoti. Il cittadino può scegliere dove andare: «Il punto è che se sceglie di andare in un'altra struttura, noi paghiamo due volte, perché con il "vuoto per pieno" abbiamo già pagato per i posti che magari restano vuoti nelle nostre Rsa. Questo non avverrà più». Per fare un esempio: nel 2018, a copertura delle quote comunali nelle Rsa private, il Comune ha versato 697mila euro. È quindi in questo cambio di modello che evidentemente si cerca la sostenibilità economica. Ma i numeri cosa dicono? Dicono che la base d'asta è scesa dai circa 7,5 milioni del 2014 ai 7,084 milioni di quest'anno. «Ma nei soldi del bando 2016, poi aggiudicato per 7,146 milioni - mette le mani avanti - erano previste anche le mense di due Rsa che sono passate all'Asl». Il punto è però un altro: quel 92% previsto di copertura del servizio, quanti dei 250 posti di lavoro farà perdere? «La preoccupazione dei sindacati è questa», ammette Apolloni, che senza dare numeri usa la parola «efficientamento». Una carta potrebbero diventare, in questo senso, le 104 quote in più che l'Asl ha chiesto alla Regione.Intanto il nuovo bando, che scadrà il 6 marzo, varrà 12 mesi (più eventuali dieci). «Quando sono arrivato, qualche mese fa, era prevista una graduale dismissione del Pascoli sulla base dei rapporti tecnici che facevano vedere come i voucher regionali avrebbero portato all'insostenibilità del sistema delle Rsa comunali. Con questa seconda via lavoriamo per dare un futuro alle strutture. La chiusura non è più in ballo».