scarica l'app
MENU
Chiudi
19/06/2020

Rossi indagato, ombre sui bus ai francesi

La Verita' - MAURIZIO TORTORELLA e FABIO AMENDOLAWA

I GUAI DELLA GIUNTA ROSSA
L'accusa per il presidente della Toscana è turbativa d'asta. Nel mirino un bando per il trasporto locale vinto dai transalpini di Ratp, già sponsor della festa dell'Unità di Firenze. Il governatore svelò l'esito della gara quattro giorni prima dell'assegnazione
Il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, è indagato dalla Procura di Firenze per turbativa d'asta. L'inchiesta riguarda la gara regionale per il trasporto pubblico locale: un bando da quasi 4 miliardi di euro che nel novembre 2015 era stato vinto dalla società Autolinee toscane, controllata dalla Règie autonome des transports parisiens (Ratp), a sua volta posseduta dallo Stato francese. Con Rossi, governatore Pd della Toscana dal 2010, sono indagati due funzionari della Regione, Riccardo Buffoni e Ivana Malvaso, e quattro membri della commissione giudicatrice di cinque anni fa: Stefano Pozzoli, Patrizia Lattarulo, Gabriella Rorandelli e Mario Sebastiani. Nei loro confronti le accuse, a vario titolo, sono l'abuso d'ufficio, la turbativa d'asta e l'induzione a promettere o dare utilità. La vicenda comincia a fine 2014, quando la Toscana lancia la gara per il mega-appalto dei trasporti locali, una concessione della durata di 11 anni. I concorrenti sono due. Da una parte c'è Mobit, un consorzio italiano di aziende dei trasporti che già dal 2005 gestisce quel servizio; dall'altra parte ci sono i francesi di Ratp, con la loro Autolinee toscane. Nel luglio 2015 i due concorrenti presentano le offerte. Il 13 novembre, quando mancano pochi giorni alla comunicazione ufficiale da parte della commissione giudicatrice, Rossi viene intervistato da Aska News e dice: «Hanno vinto i francesi». Il governatore aggiunge una netta critica a Mobit: «Dall'altra parte avevamo i consorzi locali», dice Rossi, «con i loro tanti sprechi». L'allora presidente di Mobit, Andrea Zavanella, reagisce con una dichiarazione secca: «Preferiremmo più neutralità». Alla fine, malgrado polemiche che subito diventano feroci, cinque anni fa la commissione attribuisce la concessione miliardaria a Ratp: il ribasso dei francesi è il 3%, contro l'i,75% degli italiani. Mobit, però, non accetta il risultato e scatena un contenzioso amministrativo fra Tar, Consiglio di Stato e Corte di giustizia europea. È una battaglia che va avanti fino ai giorni nostri. Mobit cerca di dimostrare le presunte irregolarità della vittoria dei francesi, segnalando tra l'altro che nel 2015 Ratp aveva già ottenuto dal governo di Parigi la concessione diretta del trasporto pubblico nell'Ile-de-France, e che in base ai regolamenti europei contro le distorsioni della concorrenza, questo fatto di per sé avrebbe dovuto impedirle di partecipare a gare estere. I ricorsi di Mobit, però, vengono tutti vanificati: l'ultima sconfitta risale a lunedì scorso, 15 giugno, quando il Consiglio di Stato ha respinto un'istanza di sospensione cautelare della gara. L'appalto, che nel frattempo avrebbe dovuto essere operativo dal i° giugno 2020, a causa dell'emergenza coronavirus è slittato al primo luglio. Anche l'inchiesta penale fiorentina nasce da un esposto dei soci di Mobit, presentato nel giugno 2019. Nella denuncia, la società conferma i sospetti sull'intervista di Rossi ad Aska News del 13 novembre 2015, e ricorda che quel giorno la gara era ancora in corso, «dato che i piani economico-finanziari delle due concorrenti sono stati valutati dalla commissione solo quattro giorni dopo, il 17 novembre, mentre l'aggiudicazione provvisoria è stata disposta solo il 24 novembre». Mobit nell'esposto contesta altre anomalie, già segnalate nel 2016 da Claudio Borghi Aquilini, allora consigliere regionale della Lega e portavoce dell'opposizione. Borghi aveva denunciato che nell'estate 2015 proprio Ratp era stata sponsor della Festa dell'Unità a Firenze; e che Remo Fattorini, già portavoce di Rossi e dei governatori toscani negli ultimi vent'anni, avesse lasciato quell'incarico per essere assunto da Ratp. «Quei due fatti», ricorda alla Verità Borghi, oggi parlamentare leghista, «mi avevano insospettito parecchio». Ora nell'esposto di Mobit si leggono altre coincidenze sospette: e cioè che Ratp aveva assunto anche la figlia di Fattorini, e che lo stesso era accaduto a «Marco Gorelli, già consulente della Regione in materia di trasporto pubblico locale». Di più. La denuncia sottolinea che uno dei componenti della commissione giudicatrice, cioè il professor Stefano Pozzoli (oggi tra gli indagati), «è stato membro del collegio sindacale di Alexa, società operante nei trasporti pubblici, il cui azionista di maggioranza era Ratp international, e il cui presidente è l'attuale presidente di Autolinee toscane». Mobit contesta anche fatti avvenuti durante la gara. In particolare rileva irregolarità nel deposito del Piano economico finanziario, il Pef, che ogni concorrente doveva produrre «anche su supporto digitale». Nell'esposto si legge: «Dalle imbarazzate e imbarazzanti difese svolte dalla Regione Toscana nel giudizio amministrativo, si è tratta la ragionevole convinzione della sussistenza di reati, consistenti nella falsa attestazione di un tempestivo deposito del Pef». Mobit sostiene insomma che il dvd di Ratp sarebbe stato depositato soltanto due giorni dopo la regolare scadenza. Rossi, ieri, ha reagito con forza alla notizia dell'inchiesta. Contestando «l'esposto della cordata d'imprese che ha perso la gara», il governatore ha dichiarato: «A volte, ricevere un avviso di garanzia è segno del fatto che si fanno cose importanti a favore dei cittadini e che si toccano interessi che non vogliono mettersi da parte». Sull'inchiesta fiorentina, ieri è intervenuto anche Matteo Salvini: «Vergogna in Regione Toscana », ha detto il leader della Lega. «Il maxi-appalto assegnato ai francesi - e già questo grida vendetta - finisce sotto inchiesta, ed è indagato anche il governatore di sinistra. I cittadini toscani meritano di meglio». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: INCHIESTA Sopra, il titolo della Verità del 5 maggio 2019. A destra, il governatore della Toscana, Enrico Rossi [Ansa]