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13/08/2020

Rom, lo sgombero è un caso «Li hanno trattati come rifiuti»

Avvenire - ANTONIO MARIA MIRA

OPERAZIONE A ROMA AL CAMPO TRA VIA DEL FORO ITALICO E IL FIUME ANIENE
C'erano 250 persone, ma quando ieri all'alba è scattato il blitz, erano rimasti in pochi. Il vescovo Palmieri: «Un'emergenza mediatica, non è stata trovata alcuna soluzione alternativa». Il Comune: rischi per gli abitanti
«L i hanno sgomberati come rifiuti. E senza nessun progetto di ricollocazione. Si è intervenuti solo per un'emergenza costruita mediaticamente. Ma non va bene». È l'amara denuncia di don Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliare di Roma, delegato per la Carità, la Pastorale Migranti e Rom. Ieri mattina ha seguito lo sgombero del campo Rom tra via del Foro Italico e il fiume Aniene. «Siamo andati a vedere perché lo riteniamo un intervento anomalo». E ci tiene in primo luogo a raccontare la realtà di questo insediamento. «Non si tratta di un campo abusivo ma "tollerato". Il Comune aveva installato i bagni chimici, mandava il pulmino per portare i bambini a scuola e aveva dato il permesso di avere lì la residenza». Inizialmente erano serbi, arrivati qui nel 1995 dopo uno sgombero a Tor Bella Monaca. Poi si sono aggiunte altre famiglie. Attualmente c'erano circa 250 persone, ma quando ieri alle 7 è scattato il blitz del Comune, con 80 uomini della Polizia municipale e alcune ruspe, erano rimasti solo in 12. «Non sappiamo dove sono finite. Probabilmente in zona. E ora andranno a ingrossare gli insediamenti informali» accusa il vescovo, molto preoccupato. Il Comune giustifica l'intervento con la necessità di eliminare l'enorme discarica sorta accanto al campo. «Potrebbe essere pericoloso innanzitutto per chi ci abita» ha spiegato Marco Cardilli, delegato alla sicurezza del Campidoglio. «Tutto è nato da un servizio delle Iene che hanno fatto vedere la discarica - rivela don Gianpiero -. Ma il Comune conosceva da anni la situazione. Per questo non è stato fatto bene questo intervento. Si poteva programmare per tempo, senza provocare questa fuga». In effetti la discarica c'è e anche i rischi. Anche incendi, come quello enorme che ha distrutto uno sfasciacarrozze e lambito il campo. Tre giorni fa. Strana coincidenza. Oltretutto nella discarica c'erano materiali raccolti e smaltiti dagli stessi Rom, per recuperare metalli, ma anche portati da altri che la usavano come discarica abusiva. E questo da anni. «Ci sono due cose strane - denuncia ancora il vescovo -. Non è stato fatto nessun progetto e poi c'è la legge n.18 del 17 marzo, articolo 103, comma 6, che sospende fino al 31 dicembre gli sgomberi dei palazzi occupati o dei campi. Ad eccezione di quelli per i quali c'è un'emergenza sanitaria, come è stato per Castel Romano, e qui per la presenza della discarica». Ma qui, insiste, «hanno dato solo una sorta di preavviso. Non hanno fatto come per altri campi un bando che in un arco di tempo ben determinato desse la possibilità di reinserirli. Sappiamo bene che questi bandi funzionano fino a un certo punto, ma questa volta non hanno fatto nulla per consentire a questi nuclei di essere sistemati altrove. Li hanno solo sbaraccati. E ora ci sono altre scadenze, il 10 settembre Castel Romano, il 30 settembre La Barbuta, il 30 ottobre Monachina. In questo momento si stanno aprendo le buste per Salviati e Lombroso per vedere chi si è aggiudicato i finanziamenti previsti dal progetto. Quindi per altri campi è stato usato il "piano Rom", c'era un progetto, si può discutere di come hanno funzionato, ma almeno c'era. Con una presa in carico. Per questo campo non c'è stato. Uno stato di diritto, uno Stato serio si preoccupa che ci possano essere veramente delle soluzioni, si comporta diversamente». A rimetterci anche piccole belle storie. «Lungo l'Aniene c'era un piccolo gruppo di famiglie che era stato seguito dall'unità di strada di San Frumenzio e che la parrocchia dei Sacri Cuori aveva aiutato per lo studio. Durante il lockdown avevano realizzato degli orti. Ora anche loro sono scomparsi». E don Gianpiero fa un'ultima amara riflessione. «C'erano solo due operatori dei servizi sociali e molte più persone che si sono preoccupate di mettere in salvo gli animali».