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02/10/2019

Riunione fantasma in Regione, slitta l’udienza

Il Centro

Il pm presenta nuovi documenti in merito agli spostamenti di quel giorno del presidente D'Alfonso
di Maurizio Cirillo PESCARA Una produzione documentale da parte del pm Andrea Di Giovanni fa slittare al 10 dicembre l'udienza preliminare programmata per decidere sulla vicenda della seduta di giunta fantasma, costata l'incriminazione all'ex governatore Luciano D'Alfonso , a quattro assessori della sua giunta, Dino Pepe , Marinella Sclocco , Silvio Paolucci e Donato Di Matteo , al capo di gabinetto Fabrizio Bernardini e al segretario della presidenza, Claudio Ruffini . Il reato contestato è quello di falso in quanto sarebbe stata dichiarata la presenza in giunta di D'Alfonso (in data 3 giugno 2016) che, secondo l'accusa, quel giorno e in quel momento era assente dalla sede di viale Bovio. I documenti depositati dal pm sarebbero relativi a una serie di accertamenti e verifiche che sarebbero state fatte successivamente e sulla scorta di quanto l'ex governatore avrebbe dichiarato nel suo interrogatorio davanti al pm Rosaria Vecchi che aveva istruito il procedimento. D'Alfonso avrebbe spiegato il significato delle frasi captate sul telefono di Ruffini in quel giorno, quando venne contattato dal governatore per preparare la documentazione da esaminare in giunta che riguardava la fase preparatoria ai lavori al Parco Villa delle Rose di Lanciano. Va detto che quell'appalto e i lavori non hanno nulla a che fare con l'inchiesta e che la delibera incriminata era un atto preparatorio e senza impegno di spesa. D'Alfonso riferisce al pm anche quali sono stati i suoi spostamenti quel giorno (Roma, Pescara, Collecorvino, Lanciano, Manoppello) e di aver utilizzato due autovetture, ribadendo la sua presenza in sede anche se per pochi minuti, il tempo necessario per varare quell'unica delibera in agenda. Secondo l'accusa gli accertamenti avrebbero evidenziato delle incongruenze negli orari, ma sta di fatto che D'Alfonso avrebbe riferito di essere stato visto da un suo collaboratore e dalla guardia giurata all'ingresso. E qui si innesca la seconda parte dei documenti depositati in quanto la guardia, dopo l'interrogatorio venne indagata per falso in relazione a una precisa circostanza. Affermò che normalmente vengono registrati tutti gli ingressi, anche quelli del presidente, ma quel giorno non ricordava di aver visto neppure gli assessori, mentre su D'Alfonso fu incerto. Agli investigatori che gli facevano notare una sbianchettatura sul registro avrebbe detto: «Evidentemente è accaduto che, dopo aver registrato l'ingresso preventivamente, mi sia accorto che in realtà il presidente non ci fosse, oppure che sia entrato e uscito nel volgere di pochi minuti e pertanto ho cancellato la presenza». In sostanza la stessa versione di D'Alfonso sulla presenza in giunta per pochi minuti. Adesso le difese esamineranno i documenti e il prossimo 10 dicembre il gup potrebbe decidere sul rinvio o meno a giudizio degli indagati. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Il pm Rosaria Vecchi