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25/07/2020

«Ritirati, il sistema ha già scelto il vincitore»

QN - La Nazione

FIRENZE Il Tar, chiamato a giudicare sull'esposto dello sconfitto Sandro Gelsomino, non ha rilevato irregolarità nel concorso da professore associato di cardiochirurgia, vinto, alla fine del 2018, da Pierluigi Stefàno. Ma per la procura, le irregolarità sarebbero a monte. Cioè sin dalla redazione di quel bando, figlio del «progetto» di riunire nella figura di Stefàno la parte clinica e accademica della cardiochirurgia di Careggi. Un bando che, secondo i pubblici ministeri Luca Tescaroli e Angela Pietroiusti, era «funzionale a garantire la vittoria dello stesso Stefàno» (il candidato avrebbe addirittura partecipato alla stesura) e l'esito della competizione sarebbe stato poi indirizzato dalla commissione esaminatrice. Si avvicina il momento della discovery completa delle carte: cinquemila pagine dove è stato ricostruito l'iter di un concorso che affonda le sue radici già nel 2015. Risale infatti all'ottobre di quell'anno il primo «avvicinamento» dei 'baroni' al prof Massimo Bonacchi, associato di cardiochirurgia che avrebbe dovuto mettere la firma di Stefàno (ma si rifiutò) sulle proprie pubblicazioni al fine di garantire al «prescelto» un curriculum granitico. Il «progetto Stefàno» - secondo le accuse ideato dall'ex dg dell'Aou Careggi Monica Calamai e condiviso dal rettore Luigi Dei - all'epoca era già in piedi. Agli atti, ci sono mail tra professori rispetto a cosa si mormorasse nell'ambiente già prima della pubblicazione del bando, e anche la registrazione di un colloquio tra lo sfidante, Gelsomino, e uno dei baroni: l'intento è farlo desistere dal partecipare al concorso perché il «sistema» avrebbe già scelto Stefàno. Gelsomino alla fine partecipò lo stesso. La commissione sarebbe però stata composta da «accademici disposti a far prevalere Stefàno» e avrebbero ignorato il suo « più ragguardevole curriculum» rispetto a quello di Stefàno, valutando equivalenti i titoli e la produzione scientifica dei due e facendo prevalere il noto cardiochirurgo per la sua vasta e indiscussa capacità in sala operatoria, requisito che però non avrebbe dovuto avere tanto peso. Per quasi un anno, poi, gli inquirenti hanno analizzato le conversazioni acquisite con il sequestro dei cellulari. Più che dalle intercettazioni telefoniche (attive solo per un breve periodo e in un'epoca in cui il concorso era già stato effettuato), la procura ha tratto elementi utili a sostegno della propria tesi da mail e whatsapp. I difensori di alcuni dei 10 indagati (Maresca per Stefàno, Fenyes per Bechi e Dei, Zilletti per Carini, Bagattini per Marchionni, Taddeucci Sassolini per Poggesi, Viciconte per Calamai) stanno valutando l'opportunità di un interrogatorio per i loro assistiti. Forse dipende anche dal contenuto di quelle 5mila pagine. ste.bro. © RIPRODUZIONE RISERVATA