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23/10/2020

Ritenute, verifica su appalti promiscui

Il Sole 24 Ore - Marco Magrini

ENTI NON COMMERCIALI
Scattano gli adempimenti se la parte commerciale supera i 200mila euro
Per gli enti non commerciali le regole dell'articolo 17-bis del Dlgs 241/97 si applicano anche ai contratti di appalto "promiscui", cioè riferiti all'acquisto di servizi generali, comuni sia all'attività istituzionale sia a quella commerciale, ma solo quando la soglia di 200mila euro annui viene superata in relazione al valore in proporzione riferibile alla parte di contratto della sfera commerciale. Al superamento della soglia l'intero contratto viene ricondotto nei controlli e adempimenti previsti.

La risposta a interpello 492 del 21 ottobre 2020 dell'Agenzia nega ora la possibilità di escludere i contratti promiscui con assorbimento nella parte istituzionale in base al concetto generale di prevalenza.

In riferimento a verifiche e controlli richiesti in capo agli enti non commerciali committenti (articolo 4 Dl 124/19) circa il puntuale pagamento, da parte dell'appaltatore, subappaltatore e affidatario, delle ritenute effettuate sulle retribuzioni dei propri dipendenti impegnati nei contratti caratterizzati da un prevalente utilizzo di manodopera, d'importo complessivo annuo superiore a 200mila euro, la circolare 1/E/2020 aveva affermato l'applicabilità solo ai contratti relativi ad attività classificabili come commerciali ai fini Ires (interpello 313/20) e l'esclusione per quelli riferiti all'attività istituzionale di natura non commerciale svolta.

Nulla era stato invece detto sui contratti promiscui indistintamente riferibili a necessità di carattere commerciale e non, per cui l'ente istante chiedeva come determinare la soglia limite di 200mila euro da cui far derivare i propri eventuali obblighi.

L'Agenzia conferma la soluzione proposta dall'istante che non si basa sul generale concetto di prevalenza, rispetto alla sfera d'interesse del contratto promiscuo, ma prevede la concreta verifica del valore di afferenza commerciale sulla base del rapporto di cui all'articolo 144, comma 2 del Tuir, riferito all'anno precedente (ad esempio 2019 in riferimento ai contratti del 2020). Se l'ammontare dei ricavi e altri proventi relativi all'attività commerciale (numeratore) e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi (denominatore), moltiplicato per il costo annuo pattuito per l'affidamento all'impresa del servizio, risulta di importo complessivo superiore a 200mila euro l'intero contratto sarà soggetto ai controlli nei casi in cui l'impresa non possa presentare il Durf (comma 5 articolo 17-bis) o l'autocertificazione (solo agli enti committenti pubbliche amministrazioni). Occorrerà verificare i comportamenti tenuti nel 2020 su tali contratti con potenziali conseguenze di inadempimenti a carico di enti committenti e imprese.

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