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31/03/2021

Ristori regionali, c’è un altro tesoretto

Il Gazzettino

L'assessore Bini: «Programmiamo una quarta sessione» L'appello di Lega e Azzurri: «Riaprire almeno i parrucchieri»
LA CRISI ECONOMICA
UDINE Ottomilacinquecento domande, quando ieri mancavano una manciata di ore alla chiusura dei termini. Il numero fotografa le aziende che hanno chiesto il contributo a fondo perduto, per i mancati introiti causa Covid, messo a disposizione dalla Regione con il terzo bando, che ha ampliato di parecchio i codici Ateco. Ha una copertura di 21,4 milioni e la Regione aveva stimato una platea di 15mila partite Iva beneficiarie di un intervento che richiedeva, però, di aver maturato almeno il 30% di perdite lo scorso anno rispetto al 2019. La risposta è stata più contenuta, ancorché i numeri non siano definitivi, e ciò porta con sé uno spiraglio per altre categorie.
IL RESOCONTO
«Con i fondi che resteranno da questo bando, è mia intenzione procedere in tempi rapidi a un quarto bando», ha infatti affermato ieri l'assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Bini. Saranno «coinvolti altri codici Ateco, le aziende che hanno aperto la loro attività nel 2020, e i servizi alla persona che hanno dovuto chiudere in questo ultimo lockdown da zona rossa, come i parrucchieri e le estetiste», ha dettagliato. Nelle prossime ore Bini si riserva un'analisi puntuale delle filiere che maggiormente hanno risposto al bando. Tuttavia, una prima rapida disamina conferma che «quelle maggiormente colpite sono palestre, servizi sportivi, bar e ristoranti», ha anticipato. Riguardo al gruzzolo che rimarrà e che sarà messo a disposizione di altre categorie, l'assessore non ha voluto sbilanciarsi, preferendo avere i conti precisi. «Con questo terzo bando la logica che ci ha sostenuti è stata quella di intervenire nel modo più mirato e preciso possibile, assicurandoci una buona provvista economica affinché tutte le domande trovassero copertura ha sottolineato -. Non è possibile avviare iniziative con il rischio che non vi siano disponibilità per tutti i richiedenti. Continueremo con questo metodo, per azioni mirate ed efficaci». Gli importi, del resto, «sono importanti» e rappresentano «uno sforzo enorme che la Regione sta facendo a favore del tessuto produttivo del Friuli Venezia Giulia». In questo ultimo bando, infatti, l'assegno che sarà staccato per i richiedenti va da un minimo di 500 euro a un massimo di 10mila euro. Insieme all'importo, l'amministrazione ha sviluppato un iter procedurale che intende assicurare «l'accreditamento dei fondi sui conti correnti dei beneficiari in 30-45 giorni al massimo dalla chiusura dell'istruttoria».
GLI APPELLI
Nel mentre la Regione pensa a intervenire sulle aziende che sono state penalizzate dalle ultime restrizioni, i parlamentari Fvg a livello nazionale e diversi consiglieri a livello regionale premono per la riapertura di alcune attività costrette a chiudere le serrande con il decreto del 2 marzo scorso. «Serve un approccio pragmatico, concerto, che è da sempre la cifra della Lega: bisogna riaprire tutti gli esercizi e le attività che possono essere volte in sicurezza, seguendo protocolli che tutelino i lavoratori e i loro clienti. Tra questi, come segnalano Confartigianato e le altre associazioni di categoria, ci sono saloni di acconciatura ed estetisti», ha affermato la deputata pordenonese Vannia Gava, sottosegretario alla Transizione ecologica. «Il governo è impegnato a sostenere le categorie più colpite, ma il vero sostegno agli italiani è consentire loro di tornare a lavorare». Dal Consiglio regionale analogo appello, lanciato dalla consigliera di Fi, Mara Piccin: «Sia accolto l'appello rivolto ai parlamentari, lanciato dalle categorie economiche legate al benessere e alla cura della persona desiderose di poter riprendere l'attività anche in zona rossa ha detto -. Si tratta di imprese che, oltre al danno, rischiano anche la beffa della concorrenza sleale di chi pratica queste professioni abusivamente a domicilio».
Antonella Lanfrit
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