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03/04/2021

Ristori, più di 8.500 richieste d’aiuto Un tesoretto porta altri contributi

Il Gazzettino

CRISI ECONOMICA
PORDENONE Ottomilacinquecento domande. Il numero fotografa le aziende che hanno chiesto il contributo a fondo perduto, per i mancati introiti causa Covid, messo a disposizione dalla Regione con il terzo bando, che si è aperto il 18 marzo scorso e ha ampliato di parecchio i codici Ateco che erano stati oggetto di contribuzione nei due bandi precedenti. Il bando ha una copertura di 21,4 milioni e la Regione aveva stimato una platea 15mila partite Iva beneficiarie di un intervento che richiedeva, però, di aver maturato almeno il 30% di perdite lo scorso anno rispetto al 2019. La risposta è stata più contenuta e ciò porta con sé uno spiraglio per altre categorie. «Con i fondi che resteranno da questo bando, è mia intenzione procedere in tempi rapidi a un quarto bando», ha infatti affermato l'assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Bini. «Saranno coinvolti altri codici Ateco, le aziende che hanno aperto la loro attività nel 2020, e i servizi alla persona che hanno dovuto chiudere in questo ultimo lockdown da zona rossa, come i parrucchieri e le estetiste». Una prima rapida disamina conferma che «le filiere maggiormente colpite sono quelle che contemplano palestre, servizi sportivi, bar e ristoranti», ha anticipato. Riguardo al gruzzolo che rimarrà e che sarà messo a disposizione di altre categorie, l'assessore non ha voluto sbilanciarsi, preferendo avere i conti precisi. «Con questo terzo bando la logica che ci ha sostenuti è stata quella di intervenire nel modo più mirato e preciso possibile, assicurandoci una buona provvista economica affinché tutte le domande trovassero copertura ha sottolineato -. Non è possibile avviare iniziative con il rischio che non vi siano disponibilità per tutti i richiedenti. Continueremo con questo metodo, per azioni mirate ed efficaci». Gli importi, del resto, «sono importanti» e rappresentano «uno sforzo enorme che la Regione sta facendo a favore del tessuto produttivo del Friuli Venezia Giulia». In questo ultimo bando, infatti, l'assegno che sarà staccato per i richiedenti va da un minimo di 500 euro a un massimo di 10mila euro. Insieme all'importo, l'amministrazione ha sviluppato un iter procedurale che intende assicurare «l'accreditamento dei fondi sui conti correnti dei beneficiari in 30-45 giorni al massimo dalla chiusura dell'istruttoria».
Nel mentre la Regione pensa a intervenire sulle aziende che sono state penalizzate dalle ultime restrizioni, i parlamentari Fvg a livello nazionale e diversi consiglieri a livello regionale premono per la riapertura di alcune attività costrette a chiudere le serrande con il decreto del 2 marzo scorso. «Serve un approccio pragmatico, concerto, che è da sempre la cifra della Lega: bisogna riaprire tutti gli esercizi e lee attività che possono essere volte in sicurezza, seguendo protocolli che tutelino i lavoratori e i loro clienti. Tra questi, come segnalano Confartigianato e le altre associazioni di categoria, ci sono saloni di acconciatura ed estetisti», ha affermato la deputata pordenonese Vannia Gava, sottosegretario alla Transizione ecologica. «Il governo è impegnato a sostenere le categorie più colpite, ma il vero sostegno agli italiani è consentire loro di tornare a lavorare». Dal consiglio regionale analogo appello, lanciato dalla consigliera di Fi, Mara Piccin: «Sia accolto l'appello rivolto ai parlamentari, lanciato dalle categorie economiche legate al benessere e alla cura della persona desiderose di poter riprendere l'attività anche in zona rossa ha detto -. Si tratta di imprese che, oltre al danno, rischiano anche la beffa della concorrenza sleale di chi pratica queste professioni abusivamente a domicilio».
Antonella Lanfrit
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