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11/09/2021

Ristorazione, pulizia e vigilanza le vite in appalto degli invisibili

La Repubblica - Erica Manna

La protesta
Manifestazione davanti alla Prefettura dei tanti dipendenti delle cooperative che però da anni (sempre precari) prestano servizio in ospedali, tribunali ed uffici pubblici
Angela è quella che arriva prima: è grazie a lei se le maniglie e gli interruttori della luce sono disinfettati, se le sale dove sono ricoverati i piccoli pazienti dell'Istituto Gaslini sono perfettamente sanificate. Sono ventisette anni che Angela arriva prima: si alza alle 4.30, ogni mattina. Quando la pandemia è esplosa lei - e le sue 130 colleghe che lavorano nell'ospedale di eccellenza pediatrica noto in tutto il mondo - non si è mai tirata indietro. «Eravamo in prima linea - racconta - quando ancora non c'erano abbastanza mascherine. Erano di carta, di pezza. Abbiamo rischiato molto, qualche collega si è ammalata di Covid. E l'assurdo è che mentre le aziende di sanificazione si arricchivano, noi abbiamo mantenuto i nostri stipendi invariati. Il mio è identico da anni: 700 euro al mese. Sei euro all'ora: un part-time. Ma come potrei fare un secondo lavoro, a 52 anni? E' molto pesante: alle otto e mezza di sera sono sfinita, vado a dormire». Angela, in 27 anni al Gaslini, ha già cambiato cinque datori di lavoro: a ogni cambio d'appalto. E ogni volta significa trattenere il respiro: sperare di conservare il proprio posto, prima di tutto. «In questo sono stata fortunata, altre colleghe, di altri ospedali, lo sono state meno - continua Angela - ma quel che è certo è che ogni volta le condizioni non sono mai migliorative». Angela lavora per Coopservice: azienda appaltatrice che dal primo ottobre dovrebbe essere riconfermata, "ma non sappiamo ancora nulla". Lei, insieme ad altri colleghi, ieri mattina era sotto alla Prefettura, alla manifestazione organizzata dalla Filcams Cgil territoriale: per dire basta. E far sentire alle istituzioni la voce di questi lavoratori invisibili: quelli in appalto per i servizi di ristorazione, pulizia e vigilanza. «Vittime di un sistema che punta sempre più al risparmio, al profitto - attacca Viviana Correddu, delegata Filcams-Cgil - e così produce il loro sfruttamento. Questi lavoratori, infatti, sono condizionati dal degrado delle gare d'appalto pubbliche e private, troppo spesso viziate dalla logica degli sconti sul prezzo. Sconti che inevitabilmente ricadono sulle loro schiene». E con la pandemia e il ricorso allo smart working selvaggio, la situazione non fa che peggiorare.
«Il nostro lavoro va riconosciuto - ripete Angela C., che ha una figlia di 29 anni, precaria anche lei - abbiamo una professionalità, un po' di riconoscimento dopo il Covid ce lo saremmo aspettato: non abbiamo mai detto stiamo a casa, anzi». Al presidio c'è anche Fabrizio Vigo, 55 anni: lui da vent'anni è una guardia giurata per Securitalia, sua moglie lavora come cuoca in una casa di riposo. Due vite in appalto: stipendi di 1.100, 1.300 euro al mese, e la battaglia per ottenere lo stesso giorno di riposo, per poter trascorrere un po' di tempo insieme. «Fare la guardia giurata è un mestiere pesante, che richiede molta responsabilità - racconta - io lavoro sulle radiomobili. Ma ho perso anche dei colleghi impiegati in situazioni pericolose, come il trasporto valori». Anche le guardie giurate sono soggette ai continui cambi di appalto: gare al massimo ribasso, da tutti in punti di vista. «Ci sono colleghi che lavorano in luoghi dove non ci sono servizi igienici dedicati, o sono fatiscenti - spiega Fabrizio - oppure ai varchi portuali, e dunque restano per ore sotto al sole senza una pensilina.
Il punto è che i cambi continui delle aziende appaltatrici vanno a danneggiare il lavoratore: passando da una ditta all'altra, infatti, risulti sempre come se ricominciassi da zero. Non maturi il tfr, che viene liquidato ogni volta. E diventa anche complicato richiedere un mutuo».

Foto: FABIO BUSSALINO


Foto: kLa protesta dei dipendenti delle cooperative