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23/02/2021

Ristoratori: «Danni per tutti ma contributi per pochi»

La Gazzetta Del Mezzogiorno

L'EMERGENZA LA CRISI NON SI PLACA INCERTEZZA Le attività del settore e il loro ampio indotto subiscono da un anno l'altalena dei decreti e le conseguenti chiusure
L'allarme del «coordinamento Horeca»: in ballo migliaia di posti di lavoro
FRANCESCA DI TOMMASO l Il fine settimana dall'aria primaverile non aiuta a mandar giù il malcontento dei ristoratori rispetto all'ultimo Bando ristori, attivo dal 16 febbraio. Per le strade della città, sul lungomare, persino lungo le spiagge cittadine come Pane e pomodoro, sciamano in tanti: sono alle prese con lo shopping, si godono i primi tepori della stagione al di qua da venire, ricaricano l'umore nascosti dietro le famigerate mascherine. E anche la semplice passeggiata può essere degnamente coronata dalla colazione o dall'aperitivo, finalmente celebrati con tutti i crismi, al tavolino del bar. Una consumazione consentita, così come è possibile pranzare (non cenare) nei ristoranti. La Puglia, grazie agli indici di contagio rimasti pressocché stabili, è confermata zona gialla. Quindi ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, gelaterie sono aperti con consumo ai tavoli o al banco, sebbene solo fino alle 18. Negli stessi orari è consentita senza restrizioni la vendita con asporto di cibi e bevande. Una piccolissima boccata d'ossigeno generale, quindi, da cogliere al volo dopo un anno di attività intermittente, quando non ferma. Ma il bando ristori, attivo dal 16 febbraio fino al 1 aprile 2021 e tecnicamente gestito dalla Camera di commercio, è circoscritto dal punto di vista del periodo temporale nonché territoriale. Il motivo del dissenso nasce proprio da questo. Il bando, infatti, è destinato «alle imprese che sono state costrette a rimanere chiuse nella settimana tra l'8 e il 14 dicembre 2020, con l'estensione della zona arancione a 20 Comuni pugliesi. Le imprese beneficiarie sono quelle che svolgono attività di ristorazione con somministrazione, gli agriturismi, le gelaterie e pasticcerie, i bar e altri esercizi simili senza cucina, oltre agli alberghi localizzati nei 20 Comuni interessati dall'ordinanza n. 448/2020». Si tratta in pratica di venti milioni di euro destinati a soli venti Comuni finiti in zona arancione per sei giorni a dicembre. Quello che i ristoratori riuniti nel coordinamento regionale delle associazioni Horeca, e rimasti fuori dal bando, contestano è «l'indirizzo di scelta che ha indicato la destinazione dei fondi verso le perdite registrate dalla aziende colpite dal provvedimento della zona arancione esclusivamente nei sei giorni indicati, cioè dall'8 al 4 dicembre 2020. Perdite che rappresentano una inezia in confronto al lungo periodo di perdite economiche, quattro mesi a partire dal 24 ottobre 2020, in cui sono incappate la totalità delle restanti aziende». La categoria subisce l'altalena dei decreti, ovviamente legati all'andamento dei contagi e alle conseguenti restrizioni per il contenimento della diffusione del virus, con conseguenze difficili da gestire in tempo reale. «Non è colpa di nessuno, lo riconosciamo anche noi, ma tante volte ho pensato fosse più semplice non riaprire affatto, quando il colore della zona me lo consentiva, piuttosto che non sapere il giorno prima la quantità di merce che avrei dovuto acquistare per servire i clienti del giorno dopo - commenta il proprietario di un bar del centro - I fornitori hanno ridotto le consegne, l'intera filiera è in tilt». A questo problema di già difficile gestione, si aggiunge il rischio di incappare in una nuova zona arancione o, peggio, in un lockdown generalizzato con l'intenzione di tener testa alle varianti del Coronavirus in circolazione. Aleggia nell'aria, e la nuova ordinanza che per due settimane rimanda in Dad le scuole per consentire la vaccinazione del personale scolastico, potrebbe rappresentare una misura che va in questa direzione. Per i ristoratori, sarebbe stato opportuno «riconoscere, nei confronti delle aziende dei 20 comuni in questione, un indennizzo superiore anziché ritenerle uniche destinatarie del bando». Un obiettivo raggiungibile valutando gli effettivi cali di fatturato registrati in tutto il periodo di emergenza Covid-19, per raggiungere «un'equità reale nella distribuzione delle risorse regionali a disposizione». Una chiamata alle armi, dunque, da parte degli addetti ai lavori rimasti fuori dal bando, intesa come richiesta di dialogo e «istituzione immediata di un tavolo di confronto permanente in seno alla Regione, con immediata discussione di un nuovo protocollo di sicurezza che impedisca continue chiusure e conseguenti danni irreversibili alle aziende Horeca». Assieme a questa richiesta, i ristoratori chiedono la valutazione di fondi residui da destinare alla categoria, sia tra quelli di «provenienza europea e non, del bilancio regionale» che di «nuovi fondi dell'Unio ne europea da dedicare alla ripresa e alla continuità aziendale delle decine di migliaia di attività Horeca». In ballo, c'è la salvaguardia di centinaia di migliaia di posti di lavoro nel settore e nel suo indotto.

Foto: AL BAR Il bel tempo concilia con le consumazioni al tavolo, una boccata di ossigeno per la categoria dei ristoratori [foto Luca Turi]


Foto: IN PRIMA LINEA Dall'alto Gianni Antonicelli Domenico Laera e Alessandro Paiano