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09/07/2020

«Riprendiamoci la nostra Reggia dai privati»

QN - Il Giorno

MONZA di Marco Galvani «Riprendiamoci la Villa Reale e salviamola dall'ormai conclamato fallimento dell'accordo tra pubblico e privato». Il Comitato per il Parco esce allo scoperto e chiama a raccolta «tutti, singoli e associazioni non solo locali, per difendere questa preziosa eredità del passato». Una mobilitazione generale «per evitare che la situazione degeneri in una chiusura della Villa. Reggia che, peraltro, è stata restaurata per la maggior parte con soldi nostri, il concessionario ha contribuito con una minima parte». Il fatto è che «anche se i musei sono ora aperti, la parte nobile della Villa Reale - dal luglio 2011 in concessione alla società Nuova Villa Reale dell'imprenditore Attilio Navarra - rimane chiusa al pubblico e fruibile solo per "eventi" riservati, in violazione del contratto». Evidentemente, secondo il Comitato «il concessionario ha colto l'occasione offerta dalla pandemia per dare concretezza a un disegno perseguito da tempo: quello di recedere da un impegno contrattuale che si è rivelato meno lucroso di quanto sperasse». Tant'è che a dicembre ha presentato un atto di recesso, intimazione e messa in mora, chiedendo al Consorzio (pubblico) che gestisce Parco e Villa un risarcimento di 8 milioni e 307mila euro come «somme dovute» per penali, copertura costi e recupero dell'investimento. «Il rischio che possa vincere il contenzioso è reale stante lo squilibrio a favore del concessionario delle disposizioni del bando all'origine della concessione - il timore del Comitato -. A ciò si aggiunge l'amara constatazione che gli amministratori pubblici che si sono succeduti dal 2011 a oggi non hanno saputo o voluto cercare di riequilibrare una situazione svantaggiosa per la collettività e ora balbettano di fronte all'arroganza di un concessionario che si sente in posizione di forza tanto da sfidare il Consorzio chiamandolo in giudizio e tenendo sbarrati cancelli e stanze della Villa ai visitatori». E allora, «davanti alla situazione di stallo che si è creata e che incide pericolosamente sul futuro della Villa, è venuto il momento di rimediare ai guai prodotti dal bando, recuperando l'unitarietà fisica e gestionale del monumento e promuovendo finalmente una progettualità che finora è mancata». Del resto, «visto che il privato non è riuscito a gestire il bene pubblico che ha avuto in concessione, questa è proprio l'occasione per ipotizzare una riunione di tutta la Villa sotto il Consorzio, con destinazioni d'uso precise, sulla linea di quelle definite negli anni Novanta, ma poi dimenticate a favore del bando che ha prodotto la situazione attuale». Secondo il Comitato è necessario «procedere al riallestimento degli interni nobili e alla narrazione delle vicende, anche minute, che hanno trasformato la Villa Reale in oltre due secoli di storia». E ancora: «La documentazione d'archivio da cui si può attingere per questo racconto, che ricongiunge idealmente lo ieri all'oggi di Villa e Parco, è sterminata e giace colpevolmente ignorata, mentre potrebbe essere la base su cui iniziare a costruire un rinnovato interesse dei visitatori provenienti da tutto il mondo attorno al complesso monumentale». Per questo, per una Villa che sia contemporaneamente museo di se stessa e promotrice di cultura e didattici, «chiediamo ai singoli cittadini e alle associazioni di far sentire la propria voce». Nel frattempo si attende il verdetto del tavolo tecnico tra gli avvocati della Regione, del Consorzio e di Nuova Villa Reale che sta valutando l'atto di recesso. Anche se il sindaco di Monza e presidente del Consorzio, Dario Allevi, non ha fatto mistero che «noi saremmo andati avanti con piacere». Nel caso in cui i legali non riescano a trovare un punto di intesa, due sono i percorsi che si prospettano per «un matrimonio che sta vacillando, un'unione che sta vivendo una crisi importante - le parole di Allevi -: dovremo capire se andare verso una separazione consensuale o giudiziale». © RIPRODUZIONE RISERVATA Aspettando il successore Addis resta in carica
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