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26/05/2020

Rilancio chi parte e chi aspetta ancora*

Corriere L'Economia - Antonella Baccaro

Economia  Politica La mappa degli interventi
Sanità, si punta

su nuove terapie

intensive (+70%)

Dopo 1,4 miliardi già stanziati dal decreto Cura Italia, quello del Rilancio assegna ora al comparto sanitario altri 3,2 miliardi per il 2020 (nella foto il ministro della Salute, Roberto Speranza) . Nel dettaglio, 1,256 miliardi vanno all'assistenza territoriale, altri 1,467 agli ospedali, 430,9 milioni a interventi sul personale sanitario e 95 milioni al finanziamento di 4.200 contratti di specializzazione medica in più. Primo obiettivo: costruire una rete di sorveglianza a livello di territorio, per ottenere un monitoraggio costante e un tracciamento precoce dei casi e dei contatti, onde indirizzarli all'isolamento e al trattamento. Per coordinare queste attività le Regioni dovranno attivare centrali operative regionali che fungano da raccordo con tutti i servizi e con il sistema di emergenza urgenza, anche con strumenti informativi e di telemedicina. Le Regioni dovranno incrementare le terapie intensive ma intanto si rende strutturale la dotazione di almeno 3.500 posti letto con un incremento di circa il 70%. Dovranno aumentare di 4.225 unità i posti-letto di semi-intensiva. Saranno stabilizzati i percorsi dedicati nei pronto-soccorso, compresi i trasporti, e incrementata la remunerazione delle prestazioni correlate all'emergenza.


Le Regioni potranno raddoppiare la remunerazione delle prestazioni con loro risorse. Si autorizza l'assunzione di massimo 9 mila infermieri, oltre a assistenti sociali e socio-sanitari. Aumenta di 1,5 miliardi per il 2020 il Fondo per le emergenze nazionali. Abolita l'Iva sulle mascherine. Questi interventi, oggi a debito, potranno essere finanziati da un eventuale ricorso al Mes.


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Imprese, soldi

a fondo perduto

Via la rata Irap

Il decreto Rilancio per le imprese introduce due novità attese: contributi a fondo perduto e cancellazione della rata dell'Irap di giugno. I primi vanno agli esercenti attività d'impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita Iva, comprese le attività agricole o commerciali, anche cooperative, con fatturato nell'ultimo periodo d'imposta inferiore a 5 milioni. Il contributo spetta se l'ammontare del fatturato e dei corrispettivi di aprile 2020 è stato inferiore ai due terzi di quelli dell'aprile 2019. Il contributo è in percentuale rispetto alla differenza riscontrata; non concorre alla formazione della base imponibile delle imposte sui redditi e sarà erogato, nella seconda metà di giugno, dall'Agenzia delle Entrate ( nella foto il direttore Ernesto Maria Ruffini ), mediante accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al beneficiario. Quanto all'esenzione dal versamento del saldo dell'Irap dovuta per il 2019 e della prima rata, pari al 40%, dell'acconto per il 2020, riguarda le imprese con un volume di ricavi compresi tra zero e 250 milioni e i lavoratori autonomi con un corrispondente volume di compensi. Significa 4 miliardi di tasse in meno per le imprese. Per le imprese sopra i 250 milioni di fatturato, arriva il sostegno della Cassa depositi e prestiti tramite prestiti e ingressi dello Stato, a tempo. Nel pacchetto c'è anche un credito d'imposta sugli affitti per chi abbia subito tra marzo e maggio una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50%. Salta la prima rata dell'Imu sulle strutture turistiche.


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Sussidi e aiuti:

nell'emergenza Inps pigliatutto

Tante le misure assistenziali nel decreto Rilancio. Coloro che hanno già beneficiato, per il mese di marzo, dell'indennità di 600 euro, la otterranno anche per aprile. Ai liberi professionisti iscritti alla gestione separata Inps ( nella foto il presidente, Pasquale Tridico ), non titolari di pensione né iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, che abbiano subito una riduzione di almeno il 33% del reddito nel secondo bimestre 2020, andrà un'indennità di mille euro a maggio. Un'indennità di 600 euro per aprile e maggio è destinata ai lavoratori dipendenti e autonomi che per il Covid abbiano cessato, ridotto o sospeso l'attività o il rapporto di lavoro, sempre che non siano titolari di altro contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, diverso dal contratto intermittente e non siano titolari di pensione. Stesso trattamento ai lavoratori dello spettacolo iscritti al loro Fondo e ai professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria. Il bonus sarà di 500 euro per i lavoratori domestici. Ma la vera novità è il «reddito di emergenza», per i nuclei familiari in condizioni di necessità economica con specifici requisiti, erogato dall'Inps in due quote da 400 euro. Consistente l'intervento sull'integrazione del salario per i datori di lavoro che hanno sospeso o ridotto l'attività per il Covid. Durata massima: nove settimane, incrementabili di altre cinque. Previsto un eventuale ulteriore periodo di massimo quattro settimane dal 1° settembre. Sale a 18 settimane la durata massima del trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende già in cigs, nonché dell'integrazione salariale in deroga.


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Bonus

sostenibili

e turistici

La politica del bonus occupa una parte consistente del decreto Rilancio. Si parte con la conferma della detrazione nella misura del 110% delle spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021 per l'incremento dell'efficienza energetica degli edifici (ecobonus), la riduzione del rischio sismico (sismabonus) e l'installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici ( nella foto il ministro dell'Ambiente Sergio Costa ). Due le possibilità per chi ne vuole usufruire: la detrazione o il contributo come sconto in fattura da parte del fornitore, che potrà recuperarlo come credito di imposta cedibile ad altri soggetti, comprese banche e intermediari finanziari. Anche per la sanificazione degli ambienti di lavoro arriva un credito di imposta dell'60% delle spese sostenute nel 2020 per la riapertura in sicurezza degli esercizi aperti al pubblico, nei limiti di 80 mila euro per beneficiario. Un credito d'imposta per la sanificazione degli ambienti di lavoro spetterà ai soggetti esercenti attività d'impresa, arte o professione, alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del terzo del settore, in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020 fino a un massimo di 60 mila euro per ciascun beneficiario.


Ce n'è anche per rilanciare il turismo a favore delle famiglie con Isee fino a 40 mila euro. Sarà pari a 500 euro per un nucleo familiare, 300 euro per le coppie e 150 euro per i single. Infine il bonus-bici: un rimborso del 60% della spesa per l'acquisto di biciclette (anche a pedalata assistita), monopattini, segway, monowheel e hoverboard fino a 500 euro.


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La ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli (nella foto) le ha promesse «entro 15 giorni» dal decreto Rilancio, ma le nuove norme sulle semplificazioni, gran parte delle quali per il settore degli appalti pubblici, potrebbero richiedere più tempo. E poco importa che il presidente dell'Ance (costruttori) Gabriele Buia abbia protestato per la loro assenza nel decreto Rilancio. Le norme applicabili a procedure pendenti e gare avviate consentono l'incremento al 30% di quanto dovuto per l'anticipazione anche per chi ha già avuto quella al 20%. La cauzione provvisoria scende all'1%, consentendo alla stazione appaltante di variarla di mezzo punto in più o in meno. Sale da 50 a 100 milioni il valore oltre il quale scatta l'obbligo dei parere obbligatorio del Consiglio superiore dei lavori pubblici sui progetti complessi. Viene autorizzata sempre la consegna dei lavori in via d'urgenza. Salta il sopralluogo, salvo che non lo richieda la stazione appaltante. Ma la norma-cardine è quella che stabilisce per tutti i tipi di procedura che i tempi ordinari diventino quelli per gli affidamenti d'urgenza: 15 giorni per le procedure aperte, 15-10 giorni per quelle ristrette e per le procedura competitiva con negoziazione. Arriva anche la norma richiesta dall'Anac, cioè il pagamento dei lavori eseguiti prima dell'interruzione dovuta al Covid entro un mese dalla relazione sullo stato di avanzamento dei lavori. Tutte le gare scadute entro il 22 febbraio verranno aggiudicate entro il 31 luglio 2020. C'è da capire come si coordinerà questa norma con il nuovo regolamento esecutivo del Codice dei contratti che sarebbe pronto dopo un lungo lavoro.


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Grandi Opere,
commissari

modello Genova?

Non sarà il «modello Genova» (per le molte perplessità espresse dall'Autorità Anticorruzione) ma poco ci manca. La scelta del governo finora è stata quella di rinviare la ripresa degli appalti pubblici di una quindicina di giorni per sciogliere alcuni «nodi tecnici». Ma questi nodi in realtà sembrano più politici. Al momento infatti si fronteggiano due modelli assai diversi. Il primo è quello che fa capo al viceministro grillino Giancarlo Cancelleri e che vede in prima linea gli amministratori delegati di Anas e Ferrovie, Massimo Simonini (nella foto) e Gianfranco Battisti (o quello di Rfi, Maurizio Gentile), che dovrebbero essere nominati commissari con il compito di accelerare sui rispettivi contratti di programma per un importo complessivo di 109 miliardi. Il modello di Cancelleri è molto simile al «modello Genova» perché prevede la sospensione del Codice degli Appalti e l'applicazione della sola normativa europea. Non tanto l'affidamento diretto ma gare da realizzare entro 45 giorni. A tagliare i tempi, la concessione della Via, la valutazione di impatto ambientale, in massimo 60 giorni. Più prudente la linea della ministra De Micheli che non intenderebbe mettere da parte il Codice dei Contratti ma semplificarlo (vedi articolo qui accanto, ndr ). Il programma dei lavori messo a punto dal ministero potrebbe valere circa 20 miliardi, affidandosi all'operato di una trentina di commissari per opere pubbliche strategiche da far partire entro un anno. Resta il piano da 196 miliardi già finanziati che seguirà le vie ordinarie e rientrerà nell'allegato al Documento di Economia e Finanza (Def).


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Industria 4.0,

500 milioni

di promesse

Il neopresidente di Confindustria, Carlo Bonomi lo mette tra i due driver necessari per la ripresa: è il piano Industria 4.0 (l'altro sono gli incentivi per il Fintech 4.0) che fu messo in pista dal governo Renzi, in particolare dal ministro Carlo Calenda. Al momento quel piano è rimasto tagliato fiori dal decreto Rilancio che prevede invece di incentivare le start up innovative con fondi per 500 milioni. Una mancanza notata anche dal vicedirettore Daniele Manca su queste pagine.


Eppure era stato il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli (nella foto), nel corso di un question time al Senato, a anticipare che nel decreto Rilancio il credito d'imposta sarebbe stato «garantito, rafforzando Impresa 4.0 e portandola ad un arco temporale di tre anni». In particolare aveva anticipato che il credito di imposta sarebbe stato «legato alle necessarie trasformazioni delle linee produttive legate alla protezione dei lavoratori e degli imprenditori stessi dal Covid». Investimenti in sicurezza da sostenere attraverso meccanismi di credito di imposta immediatamente cedibili agli istituti finanziari per creare appunto la liquidità necessaria.


Secondo la più recente indagine fatta dall'Osservatorio Industria 4.0 del Politecnico di Milano a marzo, a emergenza Covid iniziata, i vantaggi del piano Industria 4.0 si sono tradotti in una maggior flessibilità della produzione per quasi metà (47%) delle imprese con progetti attivi da più di un anno. Il 38% ha riscontrato un aumento della produttività, il 34% una riduzione dei tempi di progettazione.


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Fisco e liquidità,

lo Stato ora paga

Ma troppo poco

Liquidità. L'emergenza delle emergenze è questa per tutte le imprese. Ecco perché è stato ritenuto incoraggiante ma non ancora sufficiente il modo in cui lo Stato ha aperto i rubinetti dei pagamenti della pubblica amministrazione. Il decreto Rilancio ha inserito tra le misure anticrisi un meccanismo sblocca-pagamenti da 12 miliardi per la liquidazione dei debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2019, da parte di enti territoriali e Asl. Di questa provvista, 6,5 miliardi sono destinati a Comuni, Province e Città metropolitane, 1,5 miliardi vanno invece alle Regioni e 4 miliardi sono riservati alle aziende sanitarie locali. Tutte le risorse sono gestite da Cassa depositi e prestiti. Si tratta di cancellare intorno al 70% dei debiti commerciali scaduti nella pubblica amministrazione ma solo di quella territoriale. L'operazione punta su tempi ristretti: in dieci giorni il ministero dell'Economia deve firmare la convenzione con Cdp. Le amministrazioni territoriali avranno tempo poco più di 15 giorni per chiedere a Cdp l'anticipazione, che dovrà essere concessa entro fine luglio. A quel punto, l'ente dovrà pagare contando sul fatto che potrà restituire l'anticipazione in 30 anni, un tempo che rassicura gli enti locali.«Il governo ha ascoltato le imprese e ha accolto alcune istanze sollevate da Confindustria», ha commentato il presidente di Confindustria Veneto, Enrico Carraro (nella foto, il neopresidente di Confindustria Carlo Bonomi) .


Come il taglio dell'Irap «che va completato con una riforma fiscale complessiva» perché al momento, tra il taglio della plastic tax e il rinvio delle scadenze fiscali, «c'è ancora molta frammentazione».


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Foto:

Il rafforzamento degli ospedali, i fondi all'industria grande e piccola,

gli aiuti a partite Iva e autonomi. Più gli sconti per l'edilizia e la mobilità verde

Sono tra le misure che il governo ha messo in campo negli ultimi due mesi


Foto:

Ma restano al palo, o sono incomplete, altre realizzazioni urgenti per ripartire

Come la spinta al rinnovamento tecnologico, l'apertura veloce dei cantieri

E lo sblocco dei debiti che la pubblica amministrazione ha verso il settore privato