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24/11/2020

Rigenerazione elettronica per le comunità

Il Sole 24 Ore - Simone Arcagni

borghi in festival
Una visione sistemica del patrimonio culturale italiano significa uno sguardo d'insieme che tenga conto dei connessi beni ambientali, sociali ed economici, e che punti anche a togliere il privilegio ai centri nella riscoperta dei territori. La sfida inizia dalle infrastrutture, anche quelle tecnologiche. E una prima risposta è l'Avviso pubblico "Borghi in Festival - Comunità, cultura, impresa per la rigenerazione dei territori", del Mibact. Come spiega il sottosegretario Anna Laura Orrico, il bando dà la possibilità ai piccoli Comuni di ricevere fondi per l'organizzazione di festival culturali con l'idea che l'evento sia il motore di un rinnovamento all'insegna dell'innovazione «perché noi pensiamo al digitale e alle nuove tecnologie come mezzo per la riattivazione di comunità e di economie. Le piccole realtà hanno bisogno di infrastrutture tecnologiche, ma anche di un'infrastruttura sociale che faccia emergere competenze. Dobbiamo essere in grado di costruire comunità competenti che orientino le politiche territoriali e nazionali».

Ciò che frena però è storicamente l'infrastruttura: la connessione insufficiente in troppe zone del paese, l'ancora scarsa diffusione dei dispostivi di base, così come una burocrazia spesso lenta... come rispondere? «Lavoriamo in stretto contatto con il Mise e con il ministro per l'Innovazione Paola Pisano, che ha attivato il progetto Smarter Italy». C'è in mente un modello preciso? «I nomadi digitali, per esempio, una realtà emergente che vede professionisti di settori innovativi scegliere di trasferirsi in luoghi piccoli per cercare un migliore qualità della vita. Vogliamo intercettare parte di questo fenomeno che sarà in grado di innescare nuove competenze. Crediamo nel matching come modello valido per entrambe le parti. Altro obiettivo è convincere i grandi player tecnologici a fare dei borghi uno spazio per incubatori e acceleratori in grado di produrre prodotti e servizi per il territorio».

Perché i festival? «Vogliamo che il festival sia un'occasione di formazione da cui nasca una mappatura di buone pratiche, e inoltre una piattaforma tecnologica e culturale che inneschi processi di rinascita e rigenerazione. La parola chiave è sperimentazione. Ne abbiamo bisogno per proiettarci nel futuro, ma anche perché osservando le sperimentazioni e le pratiche possiamo orientare le politiche». L'Avviso prevede voci privilegiate? «La condizione fondamentale è la creazione di un sistema a rete che investa il territorio e i suoi stakeholder. Inoltre la tutela del territorio, culturale e ambientale, e quindi progetti di comunità volti alla realizzazione di economie sostenibili».

Saranno i Comuni a presentare i progetti e farsene carico dal punto di vista operativo mentre la regia resta in mano al Mibact. Questo significa uscire dalla dialettica bando-rendicontazione che spesso si è rivelata solo un'altra faccia dei finanziamenti a pioggia. Nel 2021 si realizzeranno gli eventi e alla fine dell'anno si prevede la pubblicazione di un report «che possa essere anche la piattaforma per futuri interventi che rispondano in maniera più focalizzata alle esigenze dei territori». La logica - condivisibile - è che i territori possono essere un avamposto di resilienza, un luogo dove rintracciare energie e professionalità: «In questo senso stiamo lanciando anche un progetto di digitalizzazione del patrimonio culturale italiano realizzato da ragazzi nella fascia di età dai 14 ai 18 anni». La sfida è vedere se i festival avranno la capacità propulsiva di aggregare, potenziare e attrarre, e soprattutto se intorno ad essi può crescere un tessuto sociale accompagnato da interventi strutturali.

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