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03/03/2019

Rifugiati, il fallimento della «San Michele» fa rotta in Prefettura

Il Messaggero

I richiedenti asilo spostati in altre strutture, i dipendenti senza stipendi e fornitori a secco: azione legale contro l'ente appaltante ILCASO INIZIATIVAGIUDIZIARIA PAGAMENTIBLOCCATI
Dipendenti senza stipendio, fornitori senza pagamenti, richiedenti asilo spostati in altre strutture e sotto il coordinamento di altre coop, un'azione giudiziaria pronta a partire all'indirizzo della Prefettura di Rieti ( foto in alto a destra ). Sono le conseguenze del fallimento della Cooperativa San Michele Arcangelo, una delle più grandi tra quelle che operano in provincia per la gestione e l'accoglienza dei richiedenti asilo, attiva già dal 2011. Un problema iniziato a metà del 2018 e che doveva essere gestito dalla Prefettura ma che, allo stato attuale, è impantanato nella burocrazia. I primi ad essere colpiti sono stati i 22 dipendenti della cooperativa, che lavoravano nella gestione di oltre 100 richiedenti asilo. A giugno scorso gli stipendi non sono arrivati e, da lì in avanti, è stato un continuo rinvio con il titolare della San Michele Arcangelo, Gabriele Giraldi, che aveva parlato di problemi legati al rinnovo della fidejussione bancaria. L'estate è passata senza novità e a fine ottobre i dipendenti hanno avviato le procedure di licenziamento per giusta causa. A quel Il prefetto Giuseppina Reggiani punto sono spuntati anche altri creditori, ovvero tutti i fornitori che prestavano servizio per la cooperativa: dalla ditta per il cibo fino agli idraulici e ai proprietari degli appartamenti dove erano alloggiati irifugiati. In una situazione del genere la legge prevede una procedura chiara: la Prefettura come ente appaltante deve farsi carico di chiudere i conti. «All'inizio sembrava tutto a posto ma, con il passare dei mesi, la situazione è degenerata», spiega Veronica Labonia, legale di alcuni dipendenti della San Michele Arcangelo che si sono rivolti a lei per avere giustizia. Dopo la chiusura della cooperativa, sarebbe stata rilevata un'eccessiva lentezza nelle procedure da parte della Prefettura ma, soprattutto, non ci sarebbe statachiarezza su ciò che andava fatto. «Il codice degli appalti parla chiaro - spiega l'avvocato Labonia - e l'articolo 30 dice che è l'ente appaltante che si deve occupare di saldare direttamente i lavoratori. Questo non è stato ancora fatto e, per quel che riguardai miei assistiti, stopreparando un'azione legale che sarà avviata nei confronti della Prefettura di Rieti». Molte le anomalie denunciate, anche perché inizialmente sembrava che tutto stesse procedendo per il verso giusto, poi qualcosa si è bloccato. Dipendenti e legali denunciano un rimpallo continuo di responsabilità in Prefettura, tanto che non è stato mai indicato un referente diretto al quale potessero rivolgersi i lavoratori. Oltre a questo ci sarebbero stati ulteriori ritardi per controlli che i lavoratori hanno definito eccessivi, relativi a cavilli sulle forniture e sui contratti di lavoro che mai erano stati messi in discussione in precedenza. A dicembre idipendenti erano stati chiamati in Prefettura per discutere gli stipendi davanti a una Commissione che aveva dato parere favorevole al pagamento da effettuarsi entro il 22 o nella prima data utile dopo il 7 gennaio. Due mesi e mezzo dopo quei soldi non sono mai arrivati. EmanueleLaurenzi

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