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15/02/2020

Riforma Ue, flop degli enti locali

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

Relazione del Comitato europeo delle regioni su attuazione direttive appalti pubblici 2014
Realizzazione in ritardo e problemi per pmi e start-up
Non è necessario pensare a modifiche della direttive appalti perché ancora molto c'è da fare per rendere effettivi i principi delle norme del 2014; flop degli appalti transfrontalieri e problemi per pmi e startup. È quanto ha sottolineato il Comitato europeo delle regioni nella sua relazione sull'attuazione delle direttive sugli appalti pubblici (n. 2020/39/09) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea del 5 febbraio 2020 n. C39/46. La relazione fa seguito all'indagine condotta dal Comitato insieme al consiglio dei comuni e delle regioni d'Europa (Ccre) in tutta la Ue allo scopo di effettuare una valutazione dell'attuazione del quadro giuridico in materia di appalti pubblici da parte degli enti locali. Nella relazione si precisa che a causa di livelli di partecipazione molto diversi tra loro nei vari stati membri, i risultati dell'indagine non possono avere valore rappresentativo per l'intera Ue, ma permettono semplicemente di enucleare delle tendenze generali. La relazione dà conto, preliminarmente, che i diversi stati membri hanno attuato nei propri ordinamenti nazionali la riforma generale delle direttive in materia di appalti pubblici del 2014, alcuni nel 2016 e altri molto più tardi; con un lasso di tempo massimo di tre anni trascorso dall'entrata in vigore delle normative nazionali sugli appalti. Il Comitato ha sottolineato, inoltre, che «sia la prassi amministrativa, sia gli attori economici si stanno organizzando per il nuovo regime di appalti pubblici e che sono ancora in corso talvolta processi di adattamento». Questo elemento , unitamente al fatto che «spesso tali processi di adattamento sono connessi a oneri di formazione non indifferenti e anche a spese di consulenza, a volte prestata da consulenti giuridici esterni», portano il Comitato a spingersi decisamente nell'affermare che «alla luce di tale contesto, non sia opportuno introdurre nuove disposizioni legislative nel corso dei prossimi anni». Esaminando le difficoltà attualmente incontrate dalle amministrazioni aggiudicatrici a livello locale e regionale in relazione alla normativa europea, nella relazione si punta l'accento in primo luogo sul fatto che appalti transfrontalieri non hanno apportato alcun valore aggiunto agli enti locali e regionali. Nonostante vengano organizzate periodicamente procedure di aggiudicazione estese a tutta l'Ue, onerose in termini di costi e tempo, il numero di offerte transfrontaliere presentate è molto esiguo o nullo. La ragione va presumibilmente ricercata nel fatto che le piattaforme elettroniche degli singoli stati sono differenti fra di loro e non prevedono l'utilizzo di lingue diverse; questo determina una limitazione della partecipazione delle imprese e degli enti di paesi limitrofi anche perché non includono adempimenti amministrativi di stati diversi da quello in cui si trova l'amministrazione appaltante. Sui criteri verdi, sociali o innovativi introdotti dalle direttive del 2014, la relazione evidenzia che la loro attuazione deve essere lasciata completamente alla discrezione dell'ente territoriale competente e «che un eventuale futuro obbligo di applicare obiettivi strategici a qualsiasi procedura di aggiudicazione debba essere nettamente rifi utato, per evitare di appesantire inutilmente tali procedure». Viene messo in evidenza come le pmi e le start-up abbiano ancora difficoltà a soddisfare i criteri di ammissibilità economici o professionali. Inoltre, i ritardi nei pagamenti, conoscenze insuffi cienti riguardo agli aspetti chiave degli appalti da parte delle pmi e i costi potenzialmente elevati delle procedure di ricorso giurisdizionale rimangono ostacoli importanti per le piccole organizzazioni. © Riproduzione riservata

Speciale appalti

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