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29/07/2021

Riforma giustizia, no all’allargamento all’abuso d’ufficio chiesto da Fi

Il Sole 24 Ore - Giovanni Negri Emilia Patta

politica / PANORAMA
La Commissione Giustizia della Camera ha respinto la richiesta di Forza Italia di allargare il perimetro della riforma del processo penale all'abuso d'ufficio e alla definizione del pubblico ufficiale. Intanto la Sesta Commissione del Csm rileva che affidare al Parlamento i criteri generali di priorità dell'esercizio dell'azione penale è in possibile contrasto con l'attuale assetto dei rapporti tra i poteri dello Stato. -a pagina 10

Salta il blitz di Forza Italia e di tutto il centrodestra per allargare il perimetro della riforma del processo penale. La commissione Giustizia alla fine affossa, 25 a 19, la richiesta di estendere l'oggetto delle norme anche a una riscrittura dell'abuso d'ufficio. Gli emendamenti presentati dal capogruppo Pierantonio Zanettin rivedevano la nozione di pubblico ufficiale, tanto da potere fare ritenere che ne venisse esclusa la figura del testimone di giustizia. E con un Silvio Berlusconi tuttora imputato in alcuni procedimenti penali per corruzione di testimoni (Ruby ter), l'effetto sarebbe stato quello di derubricare la corruzione in atti giudiziari in intralcio alla giustizia, reato con termini di prescrizione assai più brevi. con la conseguenza di condurre all'estinzione i giudizi nei confronti del leader di Forza Italia.

Di fatto sull'inserimento del nuovo abuso d'ufficio, peraltro rivisto un anno fa proprio nella direzione di una drastica riduzione dell'area del penalmente rilevante, già ieri mattina si era pronunciato il presidente della Camera Roberto Fico giudicandolo inammissibile. Forza Italia però ha tenuto il punto, tirandosi dietro la Lega e Fratelli d'Italia e imponendo quindi il pronunciamento della commissione Giustizia. Linea non indolore e che ha visto consumarsi la rottura con Giusi Bartolozzi, che sul punto ha lasciato Forza Italia per passare al gruppo Misto. E linea che, se approvata dalla commissione, avrebbe condotto ad un assai probabile rinvio a settembre dell'esame in aula del provvedimento.

A questo punto però il tempo per una mediazione sui contenuti si restringe sempre di più. Secondo la tabella di marcia venerdì il Ddl dovrà approdare in Aula, ma in commissione ancora non è stato espresso un solo voto. La ministra Marta Cartabia solo nella giornata di ieri è salita due volte a Palazzo Chigi per incontrare il premier Mario Draghi. Al centro dei confronti l'individuazione di un punto di equilibrio che possa tenere insieme le richieste 5 Stelle di un'esclusione dei reati di mafia e terrorismo dalla sanzione processuale dell'improcedibilità, in caso di sforamento dei termini di durata in appello e Cassazione, e le richieste delle altre forze politiche, assai poco disponibili ad accettare solo correzioni in quota Movimento. Ed è così che a Giuseppe Conte, che ieri ha inaugurato un ciclo di incontri con i parlamentari pentastellati delle commissioni stremati da mesi di assenza di leadership e ha avvertito di non voler «neppure prendere in considerazione l'ipotesi in cui non venga modificato il testo», risponde la senatrice della Lega Giulia Bongiorno ricordando che il partito di Matteo Salvini «è fedele al testo approvato dal Consiglio dei ministri e leale agli accordi presi». Di più. In una nota il Carroccio fa sapere che «l'Italia che vuole rialzarsi dopo mesi di sofferenza non può tollerare né i capricci di Conte e Grillo né i ricatti dei 5 Stelle: oggi sulla giustizia, domani su Equitalia, codice degli appalti, Quota 100 o fisco».

Insomma, come ha constatato più di una volta la Guardasigilli Cartabia negli ultimi giorni, la coperta è troppo corta. Una mediazione sembrava già raggiunta sull'inclusione dei reati di mafia e terrorismo tra quelli imprescrittibili (non sui reati contro la Pa come pure inizialmente chiedeva il M5s), ma è proprio sui reati di mafia che si sono erette nelle ultime ore le barricate del centrodestra. E la parola "mafia" deve per forza essere pronunciata da Conte per far passare la mediazione come un successo tra i parlamentari. Mentre gli ortodossi già ventilano in ogni caso di votare a favore della fiducia ma contro la riforma in sé, e il pallottoliere del movimento conta fino a quaranta possibili dissidenti.

È in questo clima che la partita della giustizia è stata presa in mano durante la giornata di ieri dal premier in persona. E Draghi intende portare il testo modificato sui temi di mafia e terrorismo in Consiglio dei ministri domani chiedendo nuovamente l'unanimità per autorizzare il voto di fiducia e arrivare il Aula venerdì. Un Cdm, quello di domani, che si annuncia caldo anche su altri fronti, visto che il premier ha intenzione di portare anche le misure anti-Covid su scuola e trasporti.

Intanto, sempre domani, il plenum del Csm esaminerà, come chiesto dal Presidente della Repubblica, un parere complessivo sulla riforma. Che si annuncia non privo di perplessità proprio sul tema dell'improcedibilità, ma anche su alcuni passaggi della nuova disciplina delle indagini e della definizione delle priorità nell'esercizio dell'azione penale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Foto:

ANSA

Nodo riforma.

Il premier Mario Draghi con la ministra della Giustizia Marta Cartabia