MENU
Chiudi
29/09/2018

Riforma enti locali con delega

ItaliaOggi - FRANCESCO CERISANO E CRISTINA BARTELLI

Nella Nota al Def anche il nuovo Codice appalti. Garavaglia: lo sblocco degli avanzi ci sarà
Restyling della Delrio e assetto stabile per le province
Una legge delega per rivedere in modo sistematico l'ordinamento degli enti locali. Con l'obiettivo di coordinare le norme del Testo unico non solo con la riforma del Titolo V della Costituzione ma anche con gli interventi normativi successivi, tra cui la legge Delrio. Nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e fi nanza (NaDef) 2018, approvata giovedì dal consiglio dei ministri, il governo ha messo nero su bianco l'intenzione di riscrivere l'architettura degli enti locali partendo dalla riforma delle province che dovrà restituire agli enti intermedi «un quadro ordinamentale certo e uno stabile assetto funzionale». La Nota conferma l'intenzione di ridare slancio agli investimenti pubblici, frenati, secondo l'esecutivo, dai vincoli di bilancio, dalla burocrazia e da una normativa in materia di appalti che ha prodotto «effetti indesiderati» nel settore. La ricetta per far ripartire gli investimenti passa in primis dalla riscrittura del Codice dei contratti pubblici, ma anche dalla costituzione di una task force, da istituire entro fi ne anno, che dovrà occuparsi di rimuovere gli ostacoli alla crescita e disegnare «procedure più celeri e effi cienti». Tuttavia per rimettere benzina nel motore degli investimenti locali saranno necessari tanti soldi che i comuni si attendono dallo sblocco degli avanzi di amministrazione, imposto peraltro da due sentenze della Corte costituzionale. Sulla misura il governo ha più volte assicurato i sindaci di aver da tempo trovato le risorse (circa 900 milioni di euro) da inserire nella prossima legge di bilancio. Tuttavia di questi soldi nella NaDef, almeno per il momento, non vi è traccia. Anche se, interpellato sul punto da ItaliaOggi, il viceministro all'economia, Massimo Garavaglia, ha recapitato un messaggio tranquillizzante ai comuni assicurando che «i fondi sono già stati previsti da tempo e ci saranno nel testo defi nitivo della NaDef». Intanto, i rapporti tra sindaci ed esecutivo giallo-verde restano tesi. Terreno di scontro, com'è noto, è il taglio dei fondi al Bando periferie, operato dal decreto Milleproroghe (dl 91/2018).Per protestare contro i tagli e soprattutto contro la mancata promessa da parte del premier Giuseppe Conte di ripristinare le risorse, l'Anci ha interrotto le relazioni istituzionali con il governo. Il che signifi ca che diserterà le prossime riunioni della Conferenza unificata e della Conferenza stato-città fi no a quando non avrà «segnali tangibili sulla reale ed effettiva volontà di ripristinare l'importante, e strategico per il Paese, vincolo di solidarietà e collaborazione istituzionale». La chiusura è stata ribadita dal presidente dell'Anci e sindaco di Bari, Antonio Decaro, in una lettera inviata alla ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Erika Stefani che aveva sollecitato un ripensamento. «Non abbiamo assunto la decisione di interrompere le relazioni con il governo a cuor leggero», ha scritto Decaro. «Siamo consapevoli delle conseguenze di sospendere la partecipazione dell'Anci ai lavori della conferenza unifi cata. Ma non possiamo rivedere la nostra posizione.I comuni hanno sempre risposto con grande spirito di servizio e senso di responsabilità anche alle richieste di sacrifi ci straordinari ed eccezionali. Ma la decisione unilaterale di bloccare i fi nanziamenti statali a 326 tra comuni e città metropolitane per un importo complessivo di 1,6 miliardi, avrà un impatto devastante e mortifi cherà le aspettative di crescita sociale ed economica dei nostri territori, molto più delle conseguenze derivanti dalla mancata partecipazione dell'Anci ai lavori della Conferenza unifi cata». Come si ricorderà, lo strappo si è consumato il 20 settembre scorso dopo la decisione del governo di non inserire all'ordine del giorno dell'Unifi cata l'intesa che avrebbe dovuto sanare l'incostituzionalità di una disposizione (art. 1, comma 140 della legge n. 232/2016) che fi nanziava per 800 milioni di euro il bando periferie. Si trattava, quindi, non di tutto il plafond del bando periferie (1,6 miliardi) ma solo di una quota parte dei fondi. Secondo la Consulta (sentenza n. 74/2018) alla base dell'incostituzionalità ci sarebbe stato il mancato passaggio del dpcm in Unifi cata per l'intesa con le regioni e gli enti locali.

Foto: Erika Stefani

Richiedi una prova gratuita

Compila il form per ricevere gratis e senza impegno tutte le gare profilate per il tuo settore