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29/07/2021

Riforma a passo lento

Il Tempo - NADIA PIETRAFITTA

DDL GIUSTIZIA Forza Italia irritata per la bocciatura dell'emendamento che inseriva i reati di corruzione nelle nuove norme del disegno di legge
I grillini vogliono garanzie che per i reati di mafia e terrorismo venga esclusa la non procedibilità La mediazione del governo Il ministro Cartabia è in contatto costante con Draghi per limare il testo Tajani «Si è ricostruito l'asse giustizialista Pd-M5S È un passo indietro»
•• La dead line resta quella scandita dal calendario dei lavori: il ddl di riforma del processo penale dovrebbe approdare nell'aula della Camera venerdì per la discussione generale (in modo da rispettare i tempi scanditi dal Pnrr), ma ancora l'esame del provvedimento, di fatto, non è iniziato. La maggioranza, infatti, attende la mediazione in atto sul testo ma nelle ultime ore si registra una fase di stallo, fatta - viene riferito di un «ritorno a posizioni ideologiche», con i due blocchi «che hanno ripreso a sventolare le proprie bandierine», mentre il Governo cerca «possibili aggiustamenti» riportando la discussione «sui contenuti». «La palla ce l'ha palazzo Chigi confida un esponente del Governo - Draghi e Cartabia stanno lavorando ma trovare il punto di caduta non è semplice». Il dialogo tra i due e costante, ieri la Guardasigilli è tornata più volte a palazzo Chigi per mettere a punto il testo che dovrebbe portare ad avere «maggiori garanzie» sulla non improcedibilità per i reati di mafia e terrorismo, come chiesto dal M5S. Giuseppe Conte resta in pressing e lancia un nuovo avviso ai naviganti: «In pochi giorni capiremo se le nostre richieste hanno trovato accoglimento o meno». «È chiaro - dice incontrando alcuni parlamentari pentastellati - che una prospettiva di fiducia alla riforma senza alcune modifiche sarebbe per noi difficile», aggiungendo di non voler «prendere nemmeno in considerazione» questa ipotesi. Tutto fermo fino al raggiungimento dell'accordo, quindi, mentre in Parlamento ci si interroga sulla possibile road map. L'ipotesi più accreditata è che la sintesi venga messa nero su bianco in un emendamento unico, omnicomprensivo delle modifiche, della stessa commissione. Il presidente Mario Perantoni fa i conti con il calendario: «Sarà difficile che si arrivi a una seduta prima di domani pomeriggio - spiega - Se il Governo e i gruppi intendono rispettare i tempi spero che la mediazione arrivi entro il 29 luglio». Se così fosse il testo potrebbe approdare in aula venerdì sera. A quel punto il Governo metterebbe la questione di fiducia che sarebbe votata sabato, mentre domenica si completerebbe l'iter con il voto finale sul provvedimento. A complicare il quadro ci sono tre decreti in scadenza, sotto lo scacco dell'ostruzionismo annunciato dalle opposizioni. «Si potrebbe prima mettere in sicurezza quelli e poi esaminare il ddl sulla giustizia, a inizio agosto», ragiona qualcun altro. Intanto la commissione ha bocciato la richiesta di allargamento del perimetro della delega «all'abuso di ufficio e alle definizioni di pubblico ufficiale, incaricato di pubblico servizio e persona esercente servizio di pubblica necessità» avanzata da Forza Italia. La proposta viene respinta con 19 voti a favore (quelli di tutto il centrodestra) e 25 contrari (dicono no Pd, M5S, Leu, Iv, CI e Azione), mentre Maurizio Lupi si astiene. E se palazzo Chigi, con la regia di Roberto Garofoli (che con una telefonata al capogruppo di Coraggio Italia Marco Marin e al presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ottiene rassicurazioni sullo stop), controlla da remoto che l'allargamento non faccia slittare la riforma, a cronaca parlamentare registra qualche mal di pancia. La deputata azzurra Giusi Bartolozzi lascia il gruppo di Forza Italia e passa al Misto. Dopo aver annunciato il suo voto contrario all'allargamento del perimetro del ddl di riforma del processo penale, viene riferito, era stata nominata capogruppo in Affari costituzionali e di fatto «spostata» dalla commissione Giustizia. Di qui la decisione «sofferta ma ragionata» di lasciare il gruppo. Esulta il Pd. «Il tentativo di affossare la riforma è stato bloccato, è ampiamente fallito - sottolinea la responsabile giustizia dem Anna Rossomando - Adesso c'è un'estrema chiarezza su chi lavora per far approvare delle buone riforme, lavorando nel merito e superando le criticità, e chi no». «Quando, come oggi, si decide sulla giustizia il centrodestra è unito. Ma si ricostituisce anche un asse giustizialista guidato da PD e M5S - replica Tajani - Bloccare gli emendamenti sulla PA danneggerà sindaci e amministratori pubblici ingolfando i tribunali. Un passo indietro sulla strada della libertà». La maggioranza, insomma resta in fibrillazione. Fonti del Carroccio definiscono la Lega «molto preoccupata per le perdite di tempo causate dai capricci di Conte e Grillo». L'Italia - è la sottolineatura - non può tollerare i ricatti del Movimento 5 Stelle: oggi sulla Giustizia, domani su Equitalia, codice degli appalti, Quota 100 o fisco».

Foto: Marta Cartabia È il ministro per la Giustizia