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02/03/2021

Rifiuti, stop alla gara europea da 2,4 miliardi

QN - Il Giorno

MILANO di Nicola Palma Rifiuti urbani, stop al bando da 2,4 miliardi di euro. Ieri il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dall'impresa Sangalli Giancarlo & C. srl e ha congelato l'intera procedura, fino all'udienza di merito del 21 ottobre. La gara europea è stata lanciata dal Comune alla fine dello scorso anno - in vista della scadenza del contratto stipulato con Amsa - per affidare per i prossimi 7 anni (con eventuale proroga biennale) il servizio di gestione «dei rifiuti urbani con ridotto impatto ambientale in un'ottica di ciclo di vita». L'appalto, in un unico lotto, ha un valore di 2,415 miliardi di euro «ed è comprensivo di servizi promiscui, quali lo spazzamento, la raccolta, il trasporto e lo smaltimento». I concorrenti hanno tempo fino alle 13 dell'8 marzo per presentare le offerte, con apertura dei plichi il giorno dopo alle 10. Scadenze cancellate dall'ordinanza del Tribunale amministrativo, a meno che il Comune non riesca a ottenere un pronunciamento di senso opposto da parte del Consiglio di Stato. In particolare, i giudici hanno contestato la decisione di non suddividere il maxi appalto in più lotti: è vero, spiegano, che lo strumento dello spacchettamento «è suscettibile di deroga», ma la stazione appaltante deve chiarire i motivi della scelta in maniera adeguata. Sul punto, infatti, «la giurisprudenza richiede una motivazione rigorosa, che individui i vantaggi economici e tecnico-organizzativi derivanti dall'opzione del lotto unico ed espliciti le ragioni per cui detti obiettivi siano prevalenti sull'esigenza di garantire l'accesso alle pubbliche gare a un numero quanto più ampio di imprese, e in particolare alle imprese di minori dimensioni». In sintesi: «Tanto più elevato è il sacrificio che si richiede alle esigenze partecipative delle imprese, tanto più rigorosa dovrà essere la motivazione della deroga». Tutto questo manca nella gara lanciata da Palazzo Marino, a giudizio del Tar: «Le argomentazioni sottese alla scelta per il lotto unico sono connotate da genericità e si risolvono in affermazioni tautologiche, relative al raggiungimento di obiettivi di efficientamento, di tutela ambientale, di economia gestionale, che non dimostrano l'imprescindibilità del lotto unico in vista del raggiungimento di specifiche finalità tecniche, organizzative o economiche». Di più: il riferimento all'omogeneità dei comportamenti «nel rapporto con l'utenza» e nell'esecuzione «dei diversi servizi su tutto il territorio comunale» non basta a giustificare il lotto unico, visto che, a parere del Tribunale, si tratta di obiettivi raggiungibili anche attraverso «la fissazione di standard uniformi e di puntuali prescrizioni relative alle modalità esecutive». Contestato pure il termine per la presentazione delle offerte: pur considerando la proroga del Comune (dal 9 marzo all'8 aprile), i tempi previsti non sono stati ritenuti sufficienti per formulare «un'offerta competitiva», con rischio di dare un vantaggio all'operatore uscente. Infine, i giudici hanno sottolineato le carenze informative su vari fronti, che non possono che favorire «l'unico operatore (Amsa, ndr) che conosce la struttura e le caratteristiche del servizio». Conclusione: per il Tar sussiste «un pregiudizio grave e irreparabile derivante dall'esecuzione degli atti impugnati, tanto in relazione alla posizione della ricorrente, che vede pregiudicata sia la possibilità di partecipare alla gara sia di formulare un'offerta ponderata e consapevole, quanto per gli interessi pubblici alla tutela della concorrenza».