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16/05/2020

Rifiuti e appalti, il piatto piange

ItaliaOggi - FRANCESCO CERISANO

GUIDA MANAGERIALE ALL'EMERGENZA VIRUS/ L'allarme di Anci e Ance sul dl rilancio
I sindaci: mancano 400 mln. I costruttori: opere più veloci
Rifiuti e appalti. Nel cantiere aperto del decreto Rilancio (ancora in fase di draft dopo l'approvazione in cdm mercoledì) ci sono due assenze di peso che non fanno dormire sonni tranquilli a comuni e imprese. I sindaci si aspettavano 400 milioni in più a copertura dei mancati introiti Tari per la tassa rifiuti che gli enti, su indicazione dell'Arera, non riscuoteranno dalle attività commerciali chiuse a causa del lockdown. Mentre le imprese, soprattutto quelle di costruzione che lavorano con la p.a., lamentano la cancellazione dal testo del decreto di un'intero capitolo dedicato alla velocizzazione degli appalti. Anche se alla fine la riforma potrebbe trovare posto nel decreto legge dedicato alle semplificazioni, atteso nelle prossime settimane. La mancata copertura delle perdite Tari preoccupa i sindaci perché rischia di rendere impossibile la chiusura dei bilanci (slittati al 31 luglio) nonostante tutti i fondi riversati dal decreto Rilancio sui comuni. Tre miliardi per compensare la riduzione delle entrate a cui si aggiungono 500 milioni per sostenere il trasporto pubblico locale e circa 400 milioni per ristorare i municipi dalla mancata riscossione della tassa di occupazione del suolo pubblico, della tassa di soggiorno e dell'acconto Imu per alberghi e stabilimenti balneari. «Sono somme di cui abbiamo vitale bisogno, a Bari, come a Milano, Firenze, Roma o nei comuni più piccoli», ha osservato il presidente dell'Anci Antonio Decaro. «Da oggi cominceremo a lavorare su questo fronte e nelle prossime settimane vedremo cosa potremo ottenere in fase di conversione parlamentare. Non vorremmo dover arrivare a lasciare i rifi uti per strada o tagliare il numero dei bus o tenere al buio le nostre città di notte. Noi sindaci siamo obbligati per legge al pareggio di bilancio: senza entrate ci si dovrà inventare qualcosa per tagliare i servizi. E questa è l'ultima cosa che vogliamo fare e che servirebbe al Paese». I costruttori, come detto, ritengono «inspiegabile» il dietrofront sull'accelerazione delle procedure di appalto a favore delle imprese. Nell'ultima versione del decreto Rilancio non vi è traccia, ad esempio, dello sblocco del contratto di programma di Anas e Rfi, così come della norma che consentirebbe alle stazioni appaltanti di pagare subito alle imprese i lavori svolti fi nora per evitare che vadano a corto di liquidità. «È inaccettabile che queste norme che riguardano il rilancio dell'economia vengano ancora una volta rinviate a un futuro altro decreto», ha osservato il presidente dell'Ance, Gabriele Buia. «Sono passati due mesi dall'inizio della crisi e ancora non c'è traccia di veri snellimenti e di interventi decisivi per alleggerire la zavorra burocratica. Non si può parlare di vero rilancio dell'economia senza misure concrete per sostenere gli investimenti pubblici e le imprese che devono realizzarli». © Riproduzione riservata

Foto: Antonio Decaro