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15/06/2019

Rieti-Terni, Melilli incalza Toninelli

Il Messaggero

«Situazione paradossale: si parla di decreti sblocca-cantieri ma nel nostro caso non c'è bisogno di leggi per questa arteria»
LE GRANDI OPERE
Se in un versante si lavora, nell'altro si rimane fermi. E non c'è mai possibilità di accavallarsi. Una fortuna? Neppure per sogno, se parliamo della superstrada Rieti-Terni che da oltre quaranta anni attende di essere terminata e che alle porte dell'estate 2019 vede ancora lontanissimo il traguardo con la scritta «fine lavori». Dopo anni di immobilismo reatino, nonostante il primo tratto sia stato realizzato proprio in provincia - quello tra Rieti e Pié di Moggio, 18 chilometri portati a compimento nel 1993 - ora a restare al palo è la provincia di Terni, mentre nel versante laziale si procede a tappe forzate nella realizzazione dello svincolo di Colli sul Velino e nel completamento degli ultimi 800 metri che catapulterebbero poi la superstrada in terra umbra, grazie al ponte sul Velino, del quale al momento si intravede il solo scheletro in acciaio. E questo perché nel 2017 la Tecnis - la ditta appaltatrice - è entrata in amministrazione ordinaria per presunte infiltrazioni mafiose e subito dopo il contratto è stato sciolto, facendo restare la superstrada un'eterna incompiuta. A complicare un quadro di per sé non semplice, bisogna poi aggiungere che da luglio - per permettere la realizzazione di una rotatoria all'uscita della galleria Montelungo, propedeutica allo svincolo di Colli - si renderà necessario un percorso alternativo che separi il traffico pesante da quello leggero, con ingresso in galleria a senso unico alternato delle auto e camion provenienti da Terni dirottati sulla vecchia Reopasto, con reingresso in superstrada a Greccio. Un circuito che impatterà in maniera fortemente negativa sul territorio, destinato a durare mesi e osteggiato dalle amministrazioni locali coinvolte. Ecco, insomma, che una ripresa dei lavori nel tratto umbro faciliterebbe e di molto le cose, accorciando sensibilmente i tempi di smaltimento dei lavori all'uscita della galleria di Piè di Moggio e, parallelamente il completamento dell'opera.
«Ma per far questo - spiega il deputato reatino Fabio Melilli che ha preso in mano con decisione il fascicolo della grande opera stradale - l'Anas ha due sole possibilità: o bandisce un nuovo appalto per il completamento del lotto umbro, secondo il progetto esecutivo di completamento che ha già sviluppato. In questo caso i tempi di espletamento di tale procedura portano a prevedere l'inizio delle attività non prima di un anno e mezzo e la loro ultimazione nei successivi 9 mesi. Oppure l'Anas - continua Melilli - in applicazione dell'articolo 57 del decreto legislativo 163 del 2006 che regolamenta il contratto di appalto con la ditta vincitrice del lotto reatino affida direttamente a essa le attività di completamento del lotto adiacente non ultimato da Tecnis».
Una soluzione, quest'ultima, più veloce e da percorrere se si vuole davvero mettere la parola fine alla Rieti-Terni. «Ma al momento - aggiunge ancora Melilli - e al di là delle scelte da porre in essere, tutte appartenenti alla competenza della stazione appaltante, non si comprende la ragione per la quale nessuna delle due ipotesi è stata posta in essere da Anas, registrandosi così un immobilismo incomprensibile a tutto detrimento delle popolazioni locali. Per questo ho scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture e trasporti, Danilo Toninelli, perché verifichi presso Anas le ragioni di tale stato di inerzia che durada mesi, invitandolo ad accelerare le procedure che portino finalmente la popolazione reatina e ternana a usufruire, dopo decenni di attesa, di un collegamento che peraltro è strategico per l'intera Italia centrale. Sarebbe davvero paradossale che terminassero i lavori dell'ultimo tratto finanziato - quello reatino - prima del tratto ternano appaltato nel 2010. D'altronde in questi giorni si discute di norme finalizzate allo sblocco dei cantieri, ma qui non viene sbloccata la realizzazione di opere che non hanno bisogno di leggi per essere ultimate». Speriamo che Toninelli e il suo rappresentante nel territorio, l'onorevole Gabriele Lorenzoni, siano in ascolto.
M.Be.
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