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17/03/2020

Riescono a litigare pure sull’epidemia

Libero - FAUSTO CARIOTI

Non c'è pace a Roma
Maggioranza in disaccordo su potenziamento sanitario e misure economiche
■ Nemmeno i morti e gli ospedali al collasso riescono a far lavorare come si deve il governo Conte. Nel momento più nero, i ministri sono riusciti a litigare sul provvedimento per potenziare il servizio sanitario e sostenere economicamente famiglie, lavoratori e imprese. Già rimandato diverse volte, il Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto svolgersi nella mattinata di ieri è slittato così a notte fonda. Lasciando i contribuenti nel dubbio sino all'ultimo: oggi, infatti, scade il termine per il pagamento dell'Iva e per altri versamenti che il decreto è chiamato a sospendere. Colpa degli scontri tra le diverse anime della maggioranza. Da una parte i renziani, convinti della necessità di misure "tutto e subito", come il blocco generalizzato dei mutui per l'intero 2020 e una sospensione delle imposte ben più incisiva di quella scritta nelle bozze, oltre a provvedimenti di sostegno al reddito per lavoratori autonomi, professionisti, partite Iva e ditte individuali, inclusi congedi parentali identici a quelli dei lavoratori dipendenti. Sul fronte opposto i Cinque Stelle, con i piddini a barcamenarsi in mezzo, impegnati a difendere il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, preoccupato di evitare un eccessivo sforamento dei conti, ma desiderosi pure di difendere le loro categorie di riferimento. Sulla plastic tax e la sugar tax, ad esempio. Se non ci saranno novità, la prima entrerà in vigore a luglio, la seconda a ottobre. L'Alleanza delle cooperative ha chiesto al governo di «sospenderle e rinviarle al 2021, con l'obiettivo di individuare poi le risorse per eliminarle definitivamente». Gli esponenti di Italia viva condividono da tempo la richiesta, e pure nel Pd il grido di dolore delle coop non è rimasto inascoltato: il viceministro dell'Economia, Antonio Misiani, già un mese fa si era impegnato a valutare modifiche alla norma. Il centrodestra avrebbe approvato lo slittamento a occhi chiusi, ma i Cinque Stelle han fatto muro e dunque nell'ultima versione del provvedimento non è previsto alcun intervento su questi due balzelli. Così come non appaiono deroghe al codice degli appalti, la revisione degli indici sintetici di affidabilità fiscale (nemmeno per le attività economiche più penalizzate dall'epidemia) e le agevolazioni e semplificazioni tributarie chieste dai renziani e dal centrodestra. La contrarietà dei grillini ha impedito pure di cancellare la norma, assurda già in tempi "normali", che prevede la tassazione dei canoni di locazione commerciali non riscossi. Partito democratico e Italia viva erano favorevoli a eliminarla, a maggior ragione ora che negozi, bar e alberghi sono in ginocchio e il tasso di morosità degli affittuari è destinato ad impennarsi. Il "niet" dei Cinque Stelle sembra però avere prevalso, tanto che nell'ultimo testo circolato non c'è traccia dell'abrogazione. «Se la bozza sarà confermata», avverte il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, «vorrà dire che il decreto avrà distinto tra figli e figliastri, e che la promessa di non lasciare nessuno senza liquidità è stata scritta sulla sabbia». Nel gioco dei veti incrociati è finita pure Alitalia. Per Stefano Patuanelli e il M5S, l'epidemia è l'occasione perfetta per ricapitalizzare ancora una volta la compagnia a spese dei contribuenti e farla tornare di proprietà dello Stato. Ma l'articolo dedicato alle «misure urgenti per il trasporto aereo» è rimasto bianco fino a tarda sera, in attesa che la maggioranza smettesse di azzuffarsi e raggiungesse un accordo complessivo sul decreto.