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29/11/2019

“RIDATE LO SCUDO A TARANTO”

Il Foglio

INTERVISTA
L'ex Ilva, gli appalti, la frattura politica-lavoro da ricucire. Parla Maurizio Landini "Un anno fa abbiamo firmato un accordo. Mittal in questi mesi non ha lavorato per realizzare quell 'accordo, ma per andarsene" Gli iscritti alla Cgil che votano Lega. "Un problema della politica, non del sindacato. Il precario è rimasto tale con governi diversi " " Non si tratta solo di 20 mila posti di lavoro, ma anche di questo: se l 'Italia vuole continuare a essere un paese industriale al passo coi tempi " "E' neces
Firenze. Anche Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, è intervenuto sabato scorso alla festa del Foglio. La prima domanda non poteva che essere sull 'ex Ilva di Taranto. Siamo partiti da una considerazione di Sergio Ricossa contenuta nel suo "Straborghese". Ricossa, che era un liberale, scrive che il compito del sindacato dovrebbe essere quello di far partecipare i lavoratori alla società industriale, non quello di sabotarla attraverso di essi. Ora, segretario Landini, io le leggo due dichiarazioni: una della Fiom tarantina: "Mittal - cioè, la società che ave va vinto la gara per gestire e rilevare l 'a zienda - non è mai stata benvenuta a Taran to ", e una della Uil: "Mittal andrebbe ac compagnata alla porta ". Lei è d'accordo con questo tipo di affermazioni? "Io credo che il giudizio su ArcelorMittal parta dal fatto che sta mettendo in discussione un accordo che ha firmato, quindi è bene che tutti abbiano presente questa cosa. Noi un anno fa abbiamo firmato un accordo dopo un anno di trattativa, iniziata addirittura con un governo e conclusa con un altro. E quell 'accordo ha degli impegni molto precisi. Quell 'accordo prevede inve stimenti, quell 'accordo prevede che entro il 2023 siano messi a posto gli impianti, con tecnologie avanzate per arrivare a produrre prima sei, poi otto milioni di tonnellate; e quell 'accordo prevede che per questa ragio ne non ci siano licenziamenti, perché alla fine di quel periodo tutti avranno un 'offerta di lavoro. Oggi noi siamo in una situazione in cui Mittal addirittura è andata in tribunale, depositando la revoca del contratto, e chiede al tribunale di farsi dare ragione. Mittal in questi mesi non ha lavorato per realizzare quell 'accordo, ma addirittura ha lavorato per andarsene. Questo mi pare che sia sotto gli occhi di tutti. Quindi è evidente la reazione di chi vive a Taranto ... Guardia mo chi vive a Taranto: è dal 2012 che si è aperta una situazione complicata, difficile, tra commissariamenti e altri provvedimenti. Vorrei far notare che in sette anni sono cambiati sei governi, e un anno fa sembrava di aver trovato una soluzione. Sono stati anni difficili per chi lavora lì, è chiaro che c 'è una profonda preoccupazione. Vorrei ricordare a tutti che l 'accordo fatto un anno fa è stato approvato con voto segreto dal 90 per cento di tutti i dipendenti del gruppo. Quindi non c 'è quasi nessuno che pensa si possa fare a meno di produrre acciaio e si possa fare senza il gruppo Ilva, né a Taranto né a Genova né ad Alessandria né a Milano. Noi abbiamo la piena consapevolezza che non solo bisogna continuare a produrre acciaio, ma che, se firmiamo un accordo, come lo rispettiamo noi vogliamo che anche il più grande gruppo multinazionale lo applichi. E come abbiamo detto al governo, vogliamo che anche l 'esecutivo faccia la sua parte, ri spettando tutte le leggi che erano state fatte nel momento in cui si è realizzato quell 'ac cordo. Quindi io credo che quelle dichiarazioni che lei ha letto vadano collocate in questo contesto. Bisogna metterle lì, per sapere quello di cui si sta parlando ". Nel 2012, quando questa faccenda cominciava a prendere dei tratti drammatici, accadde un fatto che viene spesso ricordato da Marco Bentivogli. La Cisl e la Uil uscirono dalla fabbrica di Taranto, protestando contro le decisioni della magistratura che si stava cominciando a caratterizzare per incursioni continue sulla fabbrica. Non uscì la Fiom, che non partecipò a quello sciopero contro le decisioni della magistratura. Ora, probabilmente le cose sarebbero andate male lo stesso, c 'erano tutti i prere quisiti perché quella roba saltasse in aria. Però, da osservatori ci si chiede, e qui si ritorna a quella citazione di Ricossa che le facevo prima, se il sindacato non ha un po ' peccato... " Le rispondo subito, dato che allora ero segretario generale della Fiom. Io rivendico ancora adesso di aver fatto bene a non scioperare contro la magistratura. E lo rifarei ancora, perché per me le leggi vanno rispettate e se c 'è un magistrato che deve far rispettare delle leggi fa il suo mestiere, io lo difendo e rispetto la sua autonomia. La cosa che a me preoccupa, se la vogliamo dire tutta, è che qui c 'è una responsabilità genera le. Perché prima che arrivasse la magistratura, c 'era Riva che faceva quello che face va, e dopo eravamo tutti noi a far finta di non vedere quello che stava succedendo. Se addirittura dev 'essere la magistratura che in terviene per indicare che ci sono delle cose che non funzionano, vuol dire che tutti quelli che c 'erano forse non hanno fatto la parte che dovevano fare. Ci siamo? Allora io lo rivendico ancora quel punto lì, perché per me questo è un punto di assunzione di responsabilità molto precisa. E se ci fosse ancora, lo rifarei uguale, poi ognuno può valutare come si muove la magistratura, cosa ha fatto e tutto il resto, non a caso, dopo quella situazione, che ha portato a un decreto - al lora c 'era al governo Monti che portò un de creto, se non ricordo male a fine 2012 - in cui per la prima volta, a fronte di una situazione drammatica si cominciò a ragionare che quello era uno stabilimento di interesse strategico nazionale e che bisognava determinare le condizioni per poterlo mettere a posto e non farlo chiudere, altrimenti sarebbe stato un disastro. Vorrei ricordare, tra l 'altro, che grazie al lavoro della procura di Milano sono stati recuperati un miliardo e 200 milioni che i Riva avevano portato all 'estero anziché investirli dentro quello sta bilimento. Se poi si è aperto un processo, e io rivendico la lotta che è stata fatta da tutti i sindacati di lì in avanti, ciò ha portato oggi alla possibilità di avere il più grande produttore d 'acciaio che aveva gareggiato per acquisire quell 'acciaieria, e che ha un ac cordo firmato che prevede 4 miliardi di investimenti, sia per bonificare il territorio, sia per utilizzare le migliori tecnologie per produrre acciaio. Un accordo che io credo vada applicato, proprio perché noi oggi siamo in una condizione in cui possiamo dire che si può evitare non solo la chiusura di Taranto, ma si può insieme rilanciare un 'at tività strategica per tutto il paese. Vorrei che fosse chiaro: non stiamo discutendo solo di 20 mila posti di lavoro, stiamo discutendo del fatto se il nostro paese vuol continuare a essere un paese industriale capace di stare al passo coi tempi. Se è così, la produzione di acciaio è una cosa indispensabile per qualsiasi attività si faccia, anche dentro a un processo di innovazione ambientale. Continuo a pensare che in questo caso ognuno deve fare la sua parte e assumersi le proprie responsabilità. Detto questo, sono passati sette anni, come abbiamo detto, oggi siamo di fronte a un altro passaggio secondo me decisivo e io credo che sia necessario che ognuno faccia la sua parte, ma lo dico con chiarezza, noi non abbiamo intenzione di modificare un accordo che abbiamo firmato un anno fa, e quindi quando si discute pronti a ragionare se ci sono nuove tecnologie, se c 'è un problema di tempi, che se non è il 2023 serve qualche anno in più, discutiamo. Ma se qualcuno pensa che può tornare modificando il piano industriale e gli accordi che sono stati fatti un anno fa, secondo me non funziona. Perché gli accordi devono essere applicati e rispettati. Se ci sono difficoltà si fa manutenzione, si vede come affrontare la difficoltà, ma se dietro c 'è solo l 'idea di cambiare quella cosa... Voglio chiarire, essendo Taranto a ciclo integrale - la sua caratteristica è di essere l'ultima ac ciaieria in Europa a ciclo integrale, vuol dire che entra la materia prima ed esce non l 'acciaio, ma il prodotto finito - per poter funzionare ha bisogno di una certa quantità minima di acciaio: dai 6 milioni di tonnellate in su, come scritto nell 'accordo, con la possibilità di crescere se fai gli investimenti Al di sotto di quei livelli di produzione quello stabilimento non riesce a reggere. Questo deve essere un punto molto chiaro per tutti ". Intorno a Taranto si è creato una specie di clima strano. Il presidente della regione Michele Emiliano aveva detto addirittura che l 'Ilva doveva chiudere. La magistratu ra interveniva. Adesso il governo secondo lei che cosa dovrebbe fare per intervenire d 'urgenza? Molti dicono che ci vuole lo scudo penale, almeno per poter vincere in tribunale e costringere Mittal a pagare le penali. "Vorrei dire in modo molto chiaro: noi abbiamo sostenuto da tempo, e lo sostenevamo anche un anno e mezzo fa quando è stato fatto il primo accordo, che se quello è un settore strategico, se è un 'azienda strate gica per il paese, non guasta il fatto che anche il pubblico, nelle forme che il governo può decidere, possa avere una presenza all 'interno. Perché questo da un certo punto di vista toglie a qualsiasi persona, a qualsiasi soggetto economico, l 'idea che l'Italia non vuole produrre acciaio, e dall 'altra parte vuol dire che proprio per la delicatezza della storia che ha Taranto, per i problemi gravi che lì esistono, anche nel rapporto con la città, dare l 'idea che c'è un soggetto pubbli co che garantisce e controlla che gli investimenti di bonifica e di risanamento ambientale vengano fatti e vengano rispettati è nell 'interesse di tutti. In questo contesto - non lo dico solo io, l 'abbiamo detto noi di Cgil, Cisl e Uil insieme ai metalmeccanici in tutti gli incontri che abbiamo fatto in questo periodo con il governo - il cosiddetto scudo penale non è nato perché c 'è Mittal, è nato nel 2015, dai commissari, e chiunque si ponga il problema di rilevare quell 'attività e di fare gli investimenti per metterla a posto ha bisogno che in questo periodo di investimenti ci siano delle tutele. Poi ci sarà un momento in cui la tutela finisce, perché se hai fatto l 'investimento, a quel punto ri sponderai tu di quello che avviene. Questa cosa qui per noi va ripristinata. E ' stato un errore del Parlamento, perché vorrei ricordare a tutti che il 3 settembre di quest 'anno, nel decreto crescita era previsto l 'articolo 14 che ripristinava ciò che era stato modificato con l 'accordo di tutti. Poi c'è stato un intervento del Parlamento. Secondo me, in questo caso, le forze politiche che l 'hanno promosso e votato hanno fatto un errore e noi abbiamo detto più volte che questo elemento va ripristinato. Ma allo stesso tempo, faccio un esempio, se fosse che si determinano le condizioni per un ingresso del pubblico e il governo ripristinasse lo scudo, non può essere che, a quel punto, Mittal ci spiega che ci sono dei licenziamenti da fare e un piano industriale da cambiare, perché non funziona così ". Lei parlava di licenziamenti. Una cosa che abbiamo notato in questi ultimi anni è che voi, la Cgil, eravate molto preoccupati per l 'articolo 18. E però i licenziamenti stan no arrivando per le crisi industriali e aziendali, e sono terribili, si stanno abbattendo sul nostro paese. "No, noi non eravamo solo preoccupati. Eravamo contrari e siamo ancora contrari. Anzi, siccome al prossimo anno siamo ai 50 anni dello Statuto dei lavoratori, continuiamo a pensare che è necessario in questo paese non solo ripristinare l 'articolo 18, ma addirittura fare un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori. Perché, da un certo punto di vista ... Si parlava prima di populismo, bé, io ho una teoria, e cioè penso che il disastro che si è determinato in Italia e in Europa sia dovuto alla frantumazione dei diritti e alla precarietà nel lavoro, e penso in modo chiaro che se si vuole uscire da questa situazione e superare l 'insicurezza, la paura, la rab bia che c 'è tra le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare, bisogna ripristinare una regola molto precisa, e cioè che le persone per vivere hanno bisogno di lavorare e per farlo non devono competere tra di loro, e per fare questo noi pensiamo - tra l 'altro lo abbiamo depositato anche in Par lamento - che un nuovo statuto dei diritti di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici deve avere un elemento di novità, anche cambiando il nostro modo di ragionare, e cioè: ogni persona che lavora, a prescindere dal rapporto di lavoro che ha, anche se avesse una partita Iva, deve avere gli stessi diritti e le stesse tutele. Non può essere più possibile che un 'impresa scelga un lavoratore o un altro perché costa meno, perché ha meno diritti. E da questo punto di vista io penso non solo che è stato sbagliato il famoso Jobs Act, ma che la discussione oggi per il sindacato non può essere solo "voglio più soldi e meno orario " - che di per sé ha molte ragio ni - perché vorrei ottenere il diritto per le persone di potersi realizzare nel lavoro che fanno e di poter utilizzare la loro intelligenza. Anche per poter discutere di quali prodotti si fanno e come, di quali investimenti si fanno. Perché è la qualità e l 'intelligenza delle persone che deve essere messa a regime, e questo però vuol dire, allora, avere dei diritti per cui le persone hanno la possibilità di realizzarsi nel lavoro che fanno. Quindi, non solo sono assolutamente convinto che è stato un errore ridurre i diritti nel lavoro, perché questo ha aumentato la precarietà, ma penso che se vogliamo uscire da questa crisi, sia politica che sociale, ricostruendo un 'unità sociale che oggi nel no stro paese non c 'è, noi dobbiamo rimettere al centro il lavoro con qualità e il lavoro con diritti ". Lei citava il Jobs Act. Siamo a Firenze, facciamo finta che non sia casa di Matteo Renzi. Dica la verità, adesso che non c 'è più Renzi i suoi rapporti con il Pd sono migliorati. "Io ho sempre avuto rapporti col Pd, an che quando c 'era Renzi. Sia quando andava mo d 'accordo, ad esempio quando ha dato gli 80 euro, sia quando ha deciso di fare la manovra sul Jobs Act, contro cui la nostra organizzazione è arrivata a fare uno sciopero generale, a raccogliere le firme, a fare referendum. Guardi che noi siamo abituati. Ed è un punto molto preciso. Le organizzazioni sindacali devono essere soggetti autonomi dalle forze politiche, che si rapportano alla pari con le forze politiche e che hanno la capacità di avere un dialogo. Dopodiché tu discuti o non discuti in base a quello che avviene. Se devo fare una riflessione, non so se condivisa o no, io credo che uno dei problemi delle forze politiche, tanto più se dicono di richiamarsi al campo progressista, in Italia e in Europa - che è sem pre stata la culla più avanzata di una mediazione, di un compromesso sociale avanzato sul lavoro e l 'impresa - sia la rottura drammatica con il mondo del lavoro. E credo che questo sia il punto oggi: cogliere i cambiamenti nel lavoro, ma avere in testa che la rappresentanza del mondo del lavoro, che di fatto rappresenta la maggioranza delle persone, deve tornare a essere un punto di riferimento preciso dell 'azione politica. Quando rompi questo rapporto, ne paghi le conseguenze ". Il nuovo corso del Partito democratico con Nicola Zingaretti che, forse, semplificando un po ' brutalmente, porta di più il Pd a sinistra, interpreta questa cosa che stava dicendo lei adesso? "No guardi, le dico molto banalmente: nessuno ha ancora proposto di cambiarlo, il Jobs Act. Capisce? Nessuno ha ancora proposto di cambiare determinate leggi sbagliate, quindi io sto molto al merito, dopodiché sono rispettoso dei processi politici di ognuno. Io dico che per quello che riguarda le politiche, anche sociali, bisogna davvero, secondo me, cambiare molte cose sbagliate che sono state fatte. Le faccio un altro esempio per non parlare solo del Jobs Act. Uno dei problemi che è venuto avanti in questi anni è tutta la questione che riguarda il sistema degli appalti. Voi andate in qualsiasi parte oggi, andate in qualsiasi luogo di lavoro, pubblico o privato. Andate in ospedale, in un centro commerciale, in un 'azienda privata, andate dove volete. Quello che sta succedendo è che molto spesso attraverso appalto, subappalto, finto appalto, finte cooperative, noi siamo di fronte a una situazione che ha lacerato i diritti, che a volte mette in competizione le imprese, non per la qualità dei prodotti, ma per qualcos 'al tro. In più, se la vogliamo dire tutta, questo è un sistema che, indirettamente, non sto dicendo che chi l 'ha fatto pensava questo, ma un sistema di questa natura, tra l 'altro, ha favorito il fatto che è aumentata la corruzione, che pezzi interi di economia reale sono in mano alla malavita organizzata. Allora io penso che questo è un altro tema che va affrontato. Perché anche in questo caso, e non lo dico solo per difendere i lavoratori, ma perché penso che un sistema sano deve essere quello che mette gli imprenditori nelle condizioni di competere sulla qualità del lavoro, sugli investimenti, sulla capacità di gestione e non su processi che in realtà stanno facendo rallentare e addirittura regredire la nostra economia. Quindi penso che anche quello sia un punto che va affrontato, non a caso abbiamo chiesto di cambiare lo Sbloccacantieri, ma non l 'hanno anco ra fatto. E anche la logica del massimo ribasso degli appalti, io credo che sia una cosa che deve essere tolta, abolita, perché è un elemento che non solo non serve a migliorare la qualità del lavoro né delle amministrazioni, ma che addirittura sta facendo regredire i rapporti e le condizioni di lavoro. Quindi, quando dico una nuova cultura del lavoro, non dico semplicemente i diritti di chi lavora, che è un fatto importante. No. Sto dicendo che si apre una discussione in cui il problema diventa cosa produco, perché lo produco, con quale sostenibilità, e il punto di fondo è la libertà delle persone nel lavoro e la loro possibilità di realizzarsi nel lavoro. E questo secondo me è un cambiamento culturale per tutti, non sto dicendo solo per gli altri. Voglio essere chiaro: penso che siamo di fronte a una fase di cambiamento e abbiamo bisogno di sperimentare orizzonti nuovi di relazioni, ma anche orizzonti nuovi di partecipazione delle persone alla vita politica e alla vita sociale, se vogliamo metterle nella condizione di essere non succube della tecnologia e del cambiamento, ma protagoniste di questo processo ". Mi sento di dire, per quel che vale, che sono molto d 'accordo. Ovviamente non ho l 'impressione che il sindacato si sia mai comportato così, però anche questa è una mia valutazione personale. Le faccio un 'ul tima domanda, perché abbiamo finito il tempo. Un fenomeno che è stato registrato negli ultimi anni, e racconta molto del sindacato, delle battaglie sindacali e della sinistra. Parecchi iscritti alla Cgil votano Lega, a Pisa c 'erano candidati in consiglio co munale con la Lega iscritti alla Cgil. Persino in Emilia succede. Perché? Cos 'è cambiato? "Se vogliamo essere onesti, non solo tra gli iscritti alla Cgil, anche tra gli iscritti alla Cisl e alla Uil: nel mondo del lavoro c 'è una parte che vota per la Lega. Non solo. C 'è una parte che non va a votare, che sta aumentando. Allora, io da questo punto di vista dico questo: sarebbe utile perché in un certo senso le persone continuano a rimanere iscritte alle organizzazioni sindacali e poi in politica possono cambiare. Vorrei far notare un dato, visto che abbiamo fatto fare uno studio. Tra il 2008 e il 2018, ci sono stati venti milioni di italiani che hanno cambiato voto. Un processo che con queste caratteristiche nella storia del nostro paese non è mai avvenuto. Il punto per me oggi è non tanto cosa fanno gli iscritti al sindacato, ma se chi fa politica si pone o no il problema di raccogliere una domanda di diversa qualità della politica che torni a occuparsi delle questioni delle persone. Perché, insisto, in questi anni si è determinata secondo me, una rottura senza precedenti tra la rappresentanza politica e il lavoro. Le faccio un esempio: se io sono un giovane precario e ho un governo di destra, rimango precario. Poi arriva un governo di centrosinistra e io rimango precario. Poi arriva un governo gialloverde e io resto ancora precario, e poi ancora con un governo giallorosso. Se la politica non torna a occuparsi della condizione materiale delle persone e non è in grado di dare una risposta alla domanda di sicurezza che parta innanzitutto dalla possibilità di avere un lavoro e di potersi realizzare in esso, questo rapporto non si ricompone. E allora la gente, a quel punto lì, può ragionare nella politica con altri criteri e altri modi. A me sembra che sia questo il tema che abbiamo di fronte. Se la guardo dal punto di vista sindacale, io credo che il futuro del sindacato, per quanto mi riguarda, sia l 'unità del sindacato, non solo l 'unità di Cgil, Cisl e Uil che è un fatto importantissimo, ma proprio la ricostruzione di un 'unità sociale del mon do del lavoro, che rimetta assieme tutte le persone che lavorano, che superi le competizioni che oggi ci sono tra chi è precario e chi non lo è, tra chi fa un lavoro e chi ne fa un altro. Io credo che questo sia il contributo migliore, che vuol dire ricostruire una cultura del lavoro e quindi anche una cultura politica che torni a occuparsi dei problemi delle persone. A me sembra sia questo il modo vero per dare una risposta ai nuovi bisogni e ai tantissimi cambiamenti che dobbiamo affrontare ".

Foto: Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, sabato scorso sul palco del Salone dei Cinquecento, a Firenze, per la festa del Foglio