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12/09/2018

«Ricostruzione pubblica, emergenza finita troppo presto»

Il Centro

Il sindaco Biondi all'Ance: è il peccato originale del blocco Poi poco personale e anziano. Ma ora c'è un'inversione
di Vittorio Perfetto L'AQUILA Poco personale, la lentezza degli uffici, una debolezza strutturale nei soggetti chiamati a costituire la filiera. E, non ultimo, ma tra i più importanti, l'avere avuto fretta di chiudere la fase di emergenza, mentre la città e i comuni del cratere sono ancora i pieno stato emergenziale. È la sintesi-pensiero del sindaco, Pierluigi Biondi, dopo le dichiarazioni e l'allarme-denuncia lanciato dal presidente dell'Associazione costruttori (Ance), Adolfo Cicchetti , sulla ricostruzione pubblica ancora ferma. PECCATO ORIGINALE. «Il peccato originale, a mio avviso, risiede nell'avere voluto frettolosamente liquidare lo stato di emergenza, al termine di uno scontro istituzionale indecoroso, utilizzando l'accattivante, ma vuoto, slogan "la ricostruzione agli aquilani", senza avere prima individuato una strategia alternativa, che tenesse conto della debolezza strutturale dei vari soggetti chiamati a costituire la filiera degli appalti pubblici», afferma Biondi. «Mi riferisco, in particolare, ai Comuni, alle Province, al Provveditorato alle opere pubbliche, al Genio civile, alla Soprintendenza e al Segretariato regionale per i beni culturali». POCO PERSONALE E ANZIANO . «Non era un mistero, infatti, che gli organici fossero sottodimensionati e il personale caratterizzato da un'elevata anzianità di servizio, circostanze che oggi si sono manifestate in tutta la loro drammaticità, soprattutto alla luce dell'enorme mole di procedimenti in corso o da attivare», sottolinea il sindaco. «Capita spessissimo che il Comune faccia fatica addirittura a trovare i Responsabili unici (Rup), cioè coloro che avviano, gestiscono e monitorano i singoli appalti». LEGGE BARCA E PAREGGIO. «Si potrà obiettare che la cosiddetta legge Barca ha consentito l'assunzione di 128 tra tecnici, contabili e amministrativi», sostiene Biondi, «ma questi non hanno fatto altro che pareggiare i conti con i pensionamenti, lasciando inalterato il saldo della dotazione di dipendenti rispetto al pre-terremoto. A ciò si aggiunga il nuovo Codice degli appalti, approvato con il decreto legislativo numero 50 del 18 aprile 2016, per cui è stato necessario un correttivo pochi mesi dopo che ha modificato 130 articoli, che ha allungato i tempi delle procedure di affidamento delle progettazioni e dei lavori». SOMMA DI CAUSE . «La somma di queste cause concomitanti ha generato il blocco dei cantieri: centinaia di milioni di euro inutilizzati in cassa, a fronte di una diminuzione degli occupati, per colpa di norme sempre più inutilmente complesse, di una penuria di risorse umane senza precedenti ma, soprattutto, di una politica che nel recente passato non ha saputo immaginare gli scenari. È paradossale ritenere la situazione dell'Aquila e del cratere come "ordinaria", nonostante i quasi dieci anni trascorsi». PUBBLICO E PRIVATO. «Sarebbero servite, al contrario, politiche straordinarie per accompagnare la ricostruzione privata con quella pubblica e consentire agli aquilani di vivere in una città ordinata e razionale. Recuperare il tempo perduto, ora, è compito difficile, ma che va esperito. Alcune contromosse sono state adottate. Come la velocizzazione sulle procedure in deroga al Codice degli appalti per l'edilizia scolastica, frutto di una campagna parlamentare condotta dal centrodestra, che ha portato il comune dell'Aquila, primo di tutto il cratere, a sottoscrivere un accordo con Provveditorato e Autorità nazionale anticorruzione per consentire l'utilizzo degli appalti semplificati, per gli importi sotto la soglia di rilevanza comunitaria (5,548 milioni di euro) e alla richiesta di assegnazione di una task force di circa 15 persone a tempo determinato sulle graduatorie del concorsone Ripam, la cui copertura finanziaria è assicurata dagli oltre 400mila euro di economie della convezione stipulata tra Regione, provincia dell'Aquila, Comune e Abruzzo Engineering. CONFERENZA SERVIZI. Un'ulteriore istanza, formalizzata d'intesa con l'Ance aquilana, è quella dell'istituzione di una sorta di Conferenza dei servizi permanente al Provveditorato per ricondurre a un unico soggetto il rilascio dei pareri, che spesso richiede anche mesi. Tutto ciò non sarà la panacea al male delle precedenti, inconcludenti, politiche pubbliche, ma almeno sarà il segno di un'inversione di rotta, utile a instillare fiducia nella comunità».

Foto: Adolfo Cicchetti, presidente Ance


Foto: La sede del Cotugno è l'emblema della mancata ricostruzione pubblica