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17/09/2021

Ricostruzione e Covid: per vincere la sfida capitale umano decisivo

Messaggero Veneto - Maurizio Cescon

Dal modello Friuli gli spunti per una ripartenza dopo la bufera pandemica Il rettore Pinton: questa regione ha dimostrato forte capacità di interazione
Maurizio Cescon / udine"Dal modello Friuli spunti per la ricostruzione post Covid". Tema affascinante e ricchissimo di contenuti e contributi dei relatori quello proposto dal convegno, organizzato dall'università di Udine, svoltosi ieri a palazzo di Toppo Wassermann. "A 45 anni dal sisma analogie e proposte per un futuro più sicuro, sostenibile, inclusivo e resiliente", recitava il sottotitolo dei lavori. Un argomento che ha visto discutere, fianco a fianco, esponenti del mondo scientifico, politici e rappresentanti dell'economia. Una risposta univoca, alla fine della discussione, durata tre ore, non c'è stata. Troppo tempo e troppa acqua sotto i ponti, se così si può dire, è passata per trovare correlazioni precise tra il terremoto che il 6 maggio 1976 mise in ginocchio il Friuli causando quasi 1000 morti, e la pandemia da Covid 19 che solo nella nostra regione, in meno di 19 mesi, ha causato oltre 3.800 vittime e contagiato più di 110 mila persone. Però un mattone fondamentale alla discussione è stato messo dalla professoressa Elena D'Orlando, direttrice del dipartimento di Scienze giuridiche dell'ateneo, che concludendo il suo intervento ha detto: «Non sono le norme, le leggi, che fanno la differenza in un'opera di ricostruzione. La differenza la fa il capitale umano, nel '76 come oggi». Ecco proprio ripartendo dalla valorizzazione del capitale umano, cioè delle migliori risorse nei vari campi, potremo uscire anche oggi dalla pandemia, come avvenne, con risultati brillanti e che tutti ci riconoscono, tanto che si parla, a 45 anni di distanza, di "modello Friuli", nel post terremoto. «Nel 1976 - ha ricordato ancora D'Orlando - le competenze di azioni regionali erano molto ridotte rispetto a oggi. Poi c'è stata una sorta di rivoluzione copernicana dal punto di vista legislativo e normativo, con l'introduzione del principio di sussidiarietà e di leale collaborazione tra istituzioni. Il "modello Friuli" è antesignano proprio per la sussidiarietà e la leale collaborazione. Sicuramente il "modello Genova", la ricostruzioni in tempi record del ponte Morandi crollato nel 2018, ricorda molto il post terremoto del Friuli: entrambe le ricostruzioni hanno funzionato perchè c'è stata collaborazione tra i soggetti interessati, i sindaci e le Regioni sono stati anche commissari e le opere sono state realizzate in deroga al codice degli appalti».Numerosi gli oratori. Il professor Stefano Grimaz ha parlato di «ricostruzione post '76 come esempio di resistenza e resilienza ante litteram. Oggi la nuova economia dovrà cogliere opportunità che vadano nel senso dello sviluppo sostenibile e dovremo imparare a gestire i disastri con efficaci capacità di risposta». Il professor Silvio Brusaferro, udinese, capo dell'Istituto superiore di sanità, ha portato la sua esperienza di prima linea sul fronte Covid e ha rimarcato l'importanza dei vaccini «che sono efficaci, sono stati un evento straordinario e in tempi brevissimi sono stati resi disponibili in miliardi di dosi». Pure Brusaferro ha sottolineato l'importanza fondamentale delle risorse umane «che fanno la differenza. Servono persone preparate per le emergenze». Il vicepresidente della Regione Riccardi ha sottolineato come «il sistema sanitario del Friuli Venezia Giulia abbia dimostrato grande solidità nei momenti più duri dell'emergenza», ma non ha mancato di sottolineare, con un certo rammarico, come in regione, in fatto di vaccinazioni «siamo ancora 5, 6, 7 punti sotto la media nazionale e questo non va bene». La presidente di Confindustria Udine Anna Mareschi Danieli ha evidenziato la «necessità di una formazione sempre aggiornata per tenere il passo delle innovazioni tecnologiche che poi si ritrovano nelle aziende» e ha poi accennato a quella che è un altro fardello che la nostra società si sta trascinando. «Negli ultimi 30 anni - ha spiegato Mareschi Danieli - il Friuli ha perso il 30% dei nati. Questa è una catastrofe, serve supporto urgente alla natalità e alla famiglia». Infine le conclusioni del rettore Roberto Pinton che ha sottolineato il ruolo di un «Friuli dove c'è la capacità di interazione, proprio a partire da quel lontano 1976». --© RIPRODUZIONE RISERVATA