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02/06/2020

́Ricostruiamo l’Italia con il modello Genova I soldi ci sono già, non sappiamo usarli

Il Secolo XIX - Teodoro Chiarelli

L'intervista Teodoro Chiarelli «I soldi ci sono, si trovano. Ora con l'intervento dell'Europa, i 173 miliardi annunciati, ne arrivano probabilmente più di quanti l'Italia si aspettava. Il problema è avere la capacità di spenderli e in che modo. Le cose si possono affrontare se si ha una visione del futuro. Ecco, io credo che un Paese come il nostro, che ha fatto la storia del mondo, debba avere una visione. E non accontentarsi di quello che c'è. Proprio ieri Bonomi ha invocato la necessità di riforme strutturali o l'Italia non ce la farà e perderà di nuovo il treno della crescita diffusa». Pietro Salini è a capo del più importante gruppo italiano di costruzioni, appena ribattezzato Webuild, 70 mila occupati tra diretti ed indiretti e lavori in 55 Paesi. L'azienda di cui è amministratore delegato ha realizzato insieme a Fincantieri il progetto di Renzo Piano ricostruendo il ponte Morandi a Genova, dopo l'indecente e drammatico crollo che il 14 agosto del 2018 ha provocato 43 vittime. L'ad e azionista di Webuild è uno degli uomini che hanno restituito l'onore a un Paese sprofondato nella vergogna agli occhi del mondo intero.Di Maio ha detto che bisogna superare il codice degli appalti e fare cose concrete.«Mi sembra un segnale importante e naturalmente sono d'accordo».Lei parla spesso di modello Genova.«Per me è stato un grande onore aver partecipato alla costruzione del ponte. Abbiamo dimostrato che si possono realizzare opere pubbliche bene, rispettando la legge, in tempi record, facendo lavorare tanta gente. Da Genova è partita una rivoluzione culturale».Però c'è chi storce il naso. Non teme che dopo l'emergenza nazionale, in altre situazioni possano nascere abusi?«Le regole ordinarie hanno portato alla perdita di oltre 650 mila posti nel nostro settore e al fallimento di 120 mila imprese. Sa quanto si è speso in Italia per infrastrutture negli ultimi quattro anni? Solo 4 miliardi di euro, niente. Siamo sicuri che vogliamo difendere questo sistema?».Regole e controlli sono necessari.«Certo. Ma non fini a sé stessi. Anche perché poi, con una montagna di regole e controlli, il ponte è crollato lo stesso. E non è stato il solo. Sento tanti discorsi, ma vedo molta poca percezione della crisi che sta arrivando. Siamo sul Titanic e discutiamo se ci vuole un metro o un metro e mezzo di distanza fra gli ombrelloni. Ma lo vogliamo capire che questa crisi vale 400 miliardi di Pil? La trasformazione sta colpendo milioni di persone. Confindustria annuncia 1 milione di posti a rischio già adesso. Spendiamo 13 miliardi al mese per tenere la gente a casa in cassa integrazione. Quanto possiamo andare avanti?».Che cosa si può fare?«Afferriamo l'opportunità e ricostruiamo questo Paese. I ponti cadono? Mettiamoli a posto». Il governatore Ignazio Visco ha detto che la crisi economica sarà epocale, la recessione avrà significative ripercussioni nel mondo del lavoro, colpendo soprattutto i giovani e i più fragili.«Sono d'accordo con lui quando afferma che occorre un nuovo contratto sociale con misure per ridurre le disuguaglianze. Dobbiamo ripartire dal lavoro e dalle infrastrutture».Ha qualche idea?«Serve un piano di misure urgenti per il rilancio del Paese, un Progetto Italia con almeno cento miliardi di interventi nelle infrastrutture, una spesa che con il moltiplicatore può valere oltre 300 miliardi di impatto positivo sul Pil».Articolati come?«Con 13 miliardi possiamo sbloccare 41 miliardi già stanziati e dare il via a 17 grandi opere strategiche immediatamente cantierabili. Pensiamo all'edilizia scolastica: il 50% dei 40mila edifici non ha l'abitabilità, l'80% non rispetta le norme antisismiche. Basterebbero 10 miliardi per rimettere a norma le strutture e far studiare i nostri figli in sicurezza. E gli ospedali? Abbiamo tagliato decine di migliaia di posti e gli effetti li abbiamo drammaticamente subiti ora con la pandemia: servono 25 miliardi. Con 20 miliardi potremmo dotare le nostre città di sistemi di mobilità urbana rispettosi dell'ambiente, rifare le strade e con 5 miliardi destinati all'edilizia carceraria non dovremmo più sopportare lo scandalo della scarcerazione dei mafiosi per il Covid-19. Infine, 20 miliardi per la manutenzione di strade e infrastrutture. Li vogliamo spendere per creare posti di lavoro?».Un bel libro dei sogni non crede?«No. I soldi ci sono. Arrivano quelli dell'Europa, ma altri li abbiamo in casa e non li spendiamo».Si spieghi.«Faccio un esempio: abbiamo i residui dei fondi di coesione (2014-2021): 28 miliardi che se non spendiamo dovremo restituire entro il 2022. Buttati via. Non è meglio usarli? Dobbiamo fare un piano gigantesco, perché la crisi è gigantesca. Non bastano progetti da pochi spiccioli. Serve un intervento di 100-150 miliardi. Subito».Ma per realizzarlo, lei dice, stop al codice degli appalti...«Realisticamente, può il Paese pensare di farlo con le stesse regole che hanno portato a spendere 4 miliardi in 4 anni? Non credo. Ma niente norme speciali, basterebbe che, come hanno fatto Gran Bretagna e Portogallo, venisse applicata pari pari la normativa europea. Regole semplici, chiare, comprensive e trasparenti senza aggiungere ulteriori complicazioni». --© RIPRODUZIONE RISERVATA