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04/03/2020

Ricerca e Terza Missione

Genova Impresa - MARCO INVERNIZZI

Ricerca & Sviluppo Dossier .
Il presente e il futuro secondo l'Università di Genova. Il presente e il futuro secondo l'Università di Genova. .
Storicamente, la nostra Università è denominata come Università di Genova. In realtà, ha sempre mantenuto una vocazione regionale, e potrebbe tranquillamente configurarsi anche come Università della Liguria. Alla mera connotazione territoriale, da qualche anno abbiamo cercato di affiancare una connotazione in termini disciplinari, basata sulla qualità degli elementi che la caratterizzano. Il "mare" è stato il primo argomento/risorsa in cui abbiamo deciso di identificare il nostro processo formativo: da qui, l'iniziativa di attivare il Centro del Mare, formalizzato lo scorso aprile, che è un Centro Strategico d'Ateneo. Il Centro è destinato a non restare un caso isolato: il futuro passa attraverso l'ampliamento della connotazione della nostra Università verso topics che riterremo strategici, e degni d'investimento. Nel senso più ampio del suo mandato, l'Università ha sostanzialmente tre missioni: la prima è scontata, ed è la Formazione; le altre due sono la Ricerca e la cosiddetta Terza Missione. Al di là del nostro classico understatement, i dati che abbiamo a disposizione in relazione a questi tre grandi ambiti d'azione mettono in evidenza come la nostra città, e la sua Università, siano luoghi fisici e soggetti di produzione formativa e scientifica tutt'altro che disprezzabili, in prospettiva nazionale e non solo. UniGe ha più di 32.500 studenti impegnati in 128 corsi di laurea triennale e magistrale, 3.200 studenti internazionali, 1.150 studenti in mobilità Erasmus, 180 accordi di collaborazione accademica con più di 60 paesi nel mondo, 15 corsi di laurea in inglese e 16 corsi di laurea a doppio titolo. Il che ci porta ad affermare che la nostra è la terza fra le grandi università italiane per quanto riguarda l'internazionalizzazione, e il primo ateneo fra le università pubbliche generaliste in termini di percentuale di stranieri iscritti. Il reddito annuo lordo medio per la fascia dai 25 ai 35 anni per Ateneo, e, cioè a dire, il placement fra i nostri laureati, ci colloca al quinto posto in assoluto, e in una condizione di primato fra le Università pubbliche generaliste. L'alta formazione, cioè a dire l'apice del percorso formativo, vede un affiancamento proposto da IANUA-ISSUGE, che è la scuola superiore dell'Università, 3.300 studenti iscritti in 28 corsi di dottorato di ricerca e 80 corsi post-laurea. La Ricerca coinvolge 4.300 ricercatori: 1.250 ricercatori e professori strutturati; 1.250 Dottorandi di Ricerca; 950 specializzandi; 450 assegnisti di ricerca e postdoc e 400 altri collaboratori di ricerca. Il loro lavoro è reso possibile grazie a circa 1.250 tecnici, amministrativi e bibliotecari. Abbiamo un income annuale di circa 30 milioni di euro generati da progetti di ricerca, il 50% dei quali proviene dai privati; circa 400 progetti di cooperazione internazionale dal 2000 (18 dei quali coordinati da noi); 62 progetti H2020 della Unione Europea attivati dal 2014. Tutto ciò porta UniGe addirittura nel top 1,8% delle università mondiali secondo i principali ranking. Su 20.000 università a livello globale, ci collochiamo al 357o posto. Circa il trasferimento tecnologico, UniGe ha in cantiere 45 spin off, suddivisi in molteplici campi di attività: secondo il rapporto NETVAL 2018 questo ci porta a essere il terzo Ente Pubblico di Ricerca, la seconda università e il primo ateneo generalista in Italia per numero di spin-off attivi. Abbiamo una media di 14 brevetti all'anno depositati, più del doppio rispetto alla media nazionale. A inizio gennaio è stato approvato il bando che dà attuazione al DM relativo alle Linee Guida del MIUR per la valutazione della qualità della ricerca 2015-2019. Il bando VQR dà modo agli universitari di essere valutati non soltanto in relazione alle loro attività specifiche associate a pubblicazioni, ma anche in merito alla loro capacità di interfacciarsi con il mondo esterno, sia per quanto riguarda gli aspetti tecnologici sia per quanto concerne quelli di interesse sociale. Il Bando mette in atto tutta una serie di domini che vanno dalla valorizzazione della proprietà intellettuale alle attività di public engagement a quelle collegate all'Agenda Onu 2030: in pratica, ogni Ateneo è chiamato a esporre e quantificare l'impatto socio-culturale di tutte le iniziative che ha posto in essere nel quinquennio 20152019. Quest'operazione prevede il coinvolgimento di non accademici nel processo di valutazione della qualità della Terza Missione Universitaria. Sul piano storico, si tratta di un fatto rilevante, perché è la prima volta che l'Università è chiamata a uscire da una logica autoreferenziale, che spesso, va da sé, ha costituito un elemento di vincolo. Proprio in questi giorni, e fino al 2 marzo, è in corso un reclutamento di esperti valutatori attraverso un avviso pubblico. Come si è visto, UniGe è già una rimarchevole università generalista, ma ambisce a diventare ancora più attrattiva per gli studenti e le imprese. Questo, facendo leva su alcuni asset che corrispondono ai nostri punti di forza: la Blue, la Digital e la Silver economy, naturalmente, tutto ciò che in vario modo riguarda il patrimonio culturale, e, soprattutto, realizzando delle correlazioni produttive con quelle che possiamo chiamare le eccellenze parallele presenti sul territorio, dall'IIT ai grandi ospedali pubblici. L'idea, o per meglio dire la "visione" per l'immediato futuro, è il superamento della connotazione esclusivamente localistica dell'Ateneo attraverso la creazione sistematica di Centri Strategici di Ateneo finalizzati su temi specifici. Per far sì che dall'idea si passi alla realtà occorre innanzitutto il coinvolgimento della governance nella fase costitutiva: una volta identificati gli spazi fisici, e individuate le risorse economiche, umane, tecnico-amministrative e strumentali che ne garantiscano operatività e riconoscibilità, un Centro Strategico sarà all'altezza del suo mandato quando riuscirà a essere originale nella configurazione e negli obiettivi, e sarà in grado di sperimentare innovatività nelle tre missioni universitarie, senza per ciò concorrere con istituzioni presenti e consolidate. Un Centro, infatti, non dev'essere un ennesimo Dipartimento, ma un luogo dove si lavora per elaborare progetti di ricerca e trasferimento tecnologico con un respiro multidisciplinare, e dove si dà corso a percorsi didattici di punta. Il primo elemento che caratterizza i Centri Strategici per come li abbiamo in mente è l'attivazione di dottorati di ricerca che sfuggano all'attribuzione del singolo dipartimento, e coinvolgano risorse umane provenienti da universi multiformi. Confidando sul fatto che il mondo socio-produttivo si faccia coinvolgere e ci accompagni in un percorso di crescita comune, i temi sui cui vorremmo insistere, in accordo con la logica che caratterizza un'Università che ha respiro, tradizione e futuro di natura generalista, sono la sicurezza, il rischio e la vulnerabilità, tutto ciò che riguarda l'invecchiamento attivo o l'economia associata all'età non più verde, il patrimonio culturale, la medicina traslazionale, la sostenibilità, la prevenzione dalle dipendenze e i materiali innovativi. Marco Invernizzi è Prorettore alla Ricerca e al Trasferimento Tecnologico all'Università degli Studi di Genova