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14/01/2020

Ricci: «Dare corpo a un nuovo bipolarismo»

QN - Il Resto del Carlino

Il sindaco esulta
Il sindaco Matteo Ricci ha colto con entusiasmo l'annuncio del segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti di voler sciogliere il partito per lanciarne uno nuovo: «Servono forze rinnovate e grandi per dare corpo al nuovo bipolarismo tra riformisti/europeisti/ecologisti e destra sovranista. Suggestiva e giusta la svolta annunciata da Zingaretti. Ora pancia a terra per la vittoria di Stefano Bonaccini e poi apriamo una fase politica e di governo nuova». Ricci ha inoltre offerto dei suggerimenti: «Il punto di vista dei sindaci è fondamentale per il rilancio del governo, per questo avanziamo cinque proposte». Prima proposta: «La crescita deve essere il nostro assillo e la questione ambientale deve diventare la leva più importante. Visto l'obiettivo di riordinare dal 2020 le aliquote Irpef e Iva, rilanciamo con forza la proposta di riduzione dell'Iva al 4% per gli investimenti verdi pubblici, almeno per i Comuni». Seconda proposta: «Detassare per tre anni le nuove imprese. A Pesaro lo abbiamo già fatto sulle tasse comunali, se ci fosse abbinata una detassazione nazionale e regionale sarebbe un volano incredibile. Nei comuni che faranno la detassazione comunale lo Stato faccia la stessa cosa sulle tasse di competenza statale, così potremmo creare aree Tax Free utili per attrarre investimenti nazionali ed esteri». Terza proposta: «Ridurre al massimo a 15 giorni il tempo dei pareri di tutti gli organi coinvolti nelle procedure per un progetto e rivedere profondamente il codice degli appalti, così non funziona. Rivedere anche il ruolo di strutture esageratamente vincolanti come le sovrintendenze. Più autonomia decisionale ai sindaci che conoscono le città e meno potere ai sovrintendenti decisi da Roma». Quarta proposta: «Riorganizzare in maniera pragmatica gli enti locali e le Regioni. Dobbiamo mettere insieme i Comuni per la gestione associata dei servizi, lasciando ai sindaci l'individuazione dei bacini ottimali che diventino unioni stabili. Le fusioni rimangano facoltative, previa consultazione dei cittadini, ma con incentivi chiari e stimolanti di Stato e Regioni. Inoltre, se vogliamo Regioni più autonome occorre un disegno nazionale e non parziale. E soprattutto occorre essere chiari sul fatto che le Regioni devono fare le leggi e pianificare, non gestire (fatto salvo per la sanità). Non abbiamo bisogno di centralismo regionale ma eventualmente di Regioni più grandi» Quinta proposta: « Occorre riequilibrare lo sviluppo sulle aree interne con un grande piano di investimenti».