scarica l'app
MENU
Chiudi
20/03/2020

Revocata la confisca dei beni all ‘ imprenditore Funaro

Giornale di Sicilia

La decisione presa dalla Corte di appello di Palermo
L ' importo complessivo ammonta ad un valore di 20 milioni di euro
La Corte d ' Appello di Palermo ha revocato la confisca dei beni dell ' ex vicepresidente regionale dell ' Ance, l ' imprenditore di Santa Ninfa, Pietro Funaro. Il provvedimento è stato emesso dai giudici della sezione misure di prevenzione della corte d ' Appello di Palermo. In primo grado i giudici di Trapani avevano disposto la confisca dei beni per un valore di 20 milioni di euro (anche se bisogna ricordare che in realtà una parte di questo patrimonio era stato già restituito a Funaro)e una misura di prevenzione personale, anche questa annullata dal giudizio d ' A p p e l l o. L ' imprenditore Pietro Funaro assistito dagli avvocati, Paolo Paladino, Giovanni Di Benedetto, Nicola Messina e Santi Magazzù, avverso questo provvedimento del Tribunale di Trapani, ha presentato delle deduzioni ed una memoria, accolta ora dai giudici della Corte d ' Appello di Palermo, che hanno revocato la misura cautelare della sorveglianza speciale " perchè nei suoi confronti non si profila pericolosità alcuna " e restitutito il patrimonio che a suo tempo era rimasto confiscato. Nel gruppo di legali, che rappresentava anche i familiari dell ' i m p re n d itore, coinvolti come terzi intestatari del patrimonio, anche un amministrativista. Molte delle carte su cui si è lavorato in questi anni infatti riguardava il campo del diritto amministrativo. Il sequestro venne eseguito nel 2014 da polizia e guardia di finanza di Trapani, dopo che il nome dell ' i m p re n d itore era emerso nel corso di alcune operazioni antimafia. Secondo i pm della procura di Trapani, Pietro Funaro era uno dei canali finanziari del boss Vincenzo Virga, al pari di altri imprenditori il cui patrimonio è stato sequestrato e confiscato come Vito Tarantolo, Vincenzo e Francesco Morici. Nel corso del procedimento di primo grado emerse il tentativo di Funaro di avvicinare alcuni deputati regionali per sostenere un emendamento alla legge sugli appalti. La circostanza venne fuori da una perizia effettuata al pc dell ' i mprenditore, che conteneva un file chiamato «onorevoli da sistemare». In seguito all ' episodio l ' allora governatore della Regione siciliana, Rosario Crocetta bloccò la legge . Nel sequestro originario venne coinvolto anche il padre Domenico, poi prosciolto dai giudici della sezione Misure di prevenzione di Trapani. Il loro nome comparve nel blitz «Progetto Mafia - Appalti fase 3» del 2007, in relazione a un presunta tangente «pari al 10%» per «distruggere e sostituire il foglio contenente l ' offerta» della loro società, nei lavori di completamento della galleria naturale e suoi raccordi nel tratto Scindo Passo della S.P. di Favignana». «Da tali indagini emerge un contesto politico, amministrativo, imprenditoriale e mafioso teso allo sfruttamento di posizioni di controllo del mondo degli appalti per pilotarne l ' assegnazione verso soggetti graditi ( perchè contigui ) al capo mafia Vincenzo Virga ed al suo successore Pace Francesco», si legge nella sentenza di primo grado. Ora però a distanza di anni la Corte d ' Appello di Palermo ha ritenuto infondata la posizione del pubblico ministero. ( * LA S PA * ) © RIPRODUZIONE R I S E RVATA