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06/10/2020

Restauro facciata della Reggia Sì ai lavori dal Consiglio di Stato

Il Mattino

LA REGGIA
Domenico Zampelli
Via libera del Consiglio di Stato al primo lotto di interventi per il restauro e la valorizzazione della Reggia e del Parco monumentale, con la riqualificazione di piazza Carlo III. Palazzo Spada ha infatti confermato la sentenza del Tar Campania, respingendo il ricorso che era stato proposto da una delle ditte partecipanti (Research Consorzio Stabile) contro l'aggiudicazione dei lavori.
Si tratta del comparto più economicamente sostanzioso: quattro milioni di euro l'importo dell'aggiudicazione (a favore dell'Ati Italiana Costruzioni, I.Co.Res e Fratelli Navarra) ottenuta con un ribasso del 38% rispetto alla base d'asta. Questo primo lotto prevede in particolare lavori di risanamento delle coperture e di restauro delle facciate, cui si aggiungono un secondo lotto da 800 mila euro (restauro appartamenti storici) ed un terzo da un milione e mezzo (restauro verde storico del parco e del giardino inglese). Centrale di committenza per conto del Mibact è stata Invitalia. La questione affrontata dalla Giustizia amministrativa prima a Napoli e poi e Roma riguardava fra l'altro la questione relativa al sottodimensionamento dei costi della mano d'opera nell'offerta formulata dall'aggiudicataria.
Tale costo sarebbe stato indicato in una misura manifestamente esigua, perché ridotto di circa il 50% rispetto a quello calcolato dalla stazione appaltante. Che a questo punto avrebbe dovuto valutare una possibile anomalia dell'offerta. L'operato della stazione è stato invece promosso prima dal Tar Campania e adesso dal Consiglio di Stato.
Il collegio giudicante della quinta sezione (presidente Giuseppe Severini, consiglieri Federico Di Matteo, Giovanni Grasso, Giuseppina Luciana Barreca, ed Elena Quadri) ha in particolare affermato e chiarito: «La sentenza appellata non ha in alcun modo confuso la verifica di congruità dei costi della manodopera con la verifica dell'anomalia dell'offerta, come invece dedotto dall'appellante, avendo solo chiarito, innanzitutto, che non si verte in un'ipotesi di verifica di anomalia dell'offerta obbligatoria e successivamente evidenziando che la verifica del costo della manodopera non è autonoma, ma è riconducibile a quella di verifica di congruità dell'offerta, che a sua volta è da intendersi globale e riferibile all'offerta nel suo complesso e non limitatamente alle sue singole componenti».
La valutazione dell'offerta è stata quindi effettuata nel complesso risultando, secondo Palazzo Spada, congrua «non avendo superato i limiti previsti dall'articolo 97 del Codice degli appalti. La stessa, invero - prosegue ancora la sentenza - ha previsto costi di manodopera più bassi rispetto a quelli calcolati dalla stazione appaltante non perché abbia applicato salari retributivi non rispettosi delle tabelle ministeriali, ma perché ha ridotto il tempo di esecuzione dei lavori con conseguente abbattimento del numero di ore della manodopera e dei relativi costi».
Pesante la condanna alle spese di giudizio a carico della soccombente, che dovrà pagare quindicimila euro.
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