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16/02/2021

Restauratori, l’esperienza vale quanto la formazione

Il Gazzettino

GIANNI DE CHECCHI (CONFARTIGIANATO): «GRANDE SODDISFAZIONE PERO' MANCANO LE GARE D'APPALTO DAGLI ENTI PUBBLICI»
LA DECISIONE
VENEZIA Formazione teorica e pratica avranno pari valore per il riconoscimento della figura di restauratore di beni culturali. Lo ha stabilito il Tar Lazio dopo 5 anni di contenzioso. L'obiettivo, condiviso da Confartigianato Venezia, era di far recepire che nello specifico settore si può arrivare all'eccellenza sia in un modo che nell'altro. E così è stato. «Abbiamo sempre sostenuto che fare studi, per quanto approfonditi ma teorici, in un settore in cui l'esperienza è tutto, non poteva essere pregiudiziale verso chi restaura sul campo da decenni e ha accumulato un'esperienza concreta, a volte unica, nel metodo, nei materiali e soprattutto nei segreti del mestiere e del saper fare. Per noi questa sentenza è motivo di soddisfazione, perché rappresenta la chiusura del cerchio iniziata nel 2015 con la presentazione delle domande al Ministero per il riconoscimento dei requisiti professionali dei restauratori», ha dichiarato Enrico Vettore, responsabile Categorie di Confartigianato Venezia. Concorde il direttore dell'associazione di categoria, Gianni De Checchi: «Guardando a una città come Venezia, stracolma di ricchezze architettoniche, con questa sentenza sappiamo che ora il nostro patrimonio può contare anche sui suoi preziosi professionisti riconosciuti, che daranno il meglio per la salvaguardia, la tutela e la conservazione di questo inestimabile patrimonio secolare». De Checchi prosegue: «Dovremmo essere contenti dato che in questo ambito si apre, almeno in teoria, una nuova stagione anche nella fase di scelta dell'operatore nelle gare d'appalto pubbliche. Attingendo dall'elenco ministeriale dovrebbe essere finalmente possibile uscire dalle aree grigie e individuare gli operatori artigiani riconosciuti dalla normativa in vigore, specializzati nei vari settori. Questo a garanzia di tutti». Se però da un lato c'è soddisfazione per il risultato raggiunto, non manca una riflessione dai toni meno beneauguranti: «Purtroppo questa consacrazione rischia di rimanere lettera morta. È come avere una squadra pronta per giocare, ma la partita non inizia perché manca il pallone. Quelle che scarseggiano, paradossalmente, sono proprio le gare d'appalto, tra accorpamenti di stazioni appaltanti e penuria di finanziamenti. E purtroppo il privato non è in grado di sopperire alla mancanza delle commesse pubbliche». Per questo, De Checchi auspica che si trovi una soluzione: «È fondamentale che una parte delle risorse del recovery plan destinate a Venezia siano indirizzate al restauro nel nostro importantissimo patrimonio artistico e architettonico, in caso contrario per le 25 aziende veneziane di restauro si fa davvero dura».
Tomaso Borzomì
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