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13/01/2019

Restano “orecchie” sgradite

QN - Il Giorno

di PAOLO CITTADINI - BRESCIA - LA DIRETTIVA che il 29 agosto 2009 l'allora procuratore della Repubblica di Brescia aveva inviato ai suoi sostituti non lasciava spazio a interpretazioni: per le intercettazioni telefoniche e ambientali necessarie alle loro indagini avrebbero dovuto evitare di rivolgersi ad Area spa, azienda varesina di Vizzola Ticino che da tempo collaborava con la procura. Le due inchieste che nei mesi precedenti avevano coinvolto la società erano sufficienti per estrometterla dalla possibilità di offrire i propri servizi ai pubblici ministeri bresciani. L'azienda era accusata di avere esportato «tecnologia per intercettazioni a duplice uso (civile e militare) in un Paese soggetto a embargo (la Siria) senza l'autorizzazione specifica» e di avere realizzato «un archivio dati illegale, formato in seguito ad accessi abusivi ai sistemi informatici di 32 Procure della Repubblica, 2 Procure Generali, 3 Procure presso i tribunali per i Minorenni, e una Procura militare». Le due vicende giudiziarie hanno nel frattempo fatto il loro corso. A maggio la prima inchiesta si è chiusa con una archiviazione, mentre a luglio l'ex amministratore delegato (e socio unico) dell'azienda è stato rinviato a giudizio per la seconda anche se l'accusa è stata ridimensionata e l'unico reato contestato è quello di accesso abusivo a dati riservati. LA POSIZIONE della Procura di Brescia non è mutata: Area doveva restare esclusa «dall'elenco delle imprese che svolgono servizi di intercettazione». La società che già aveva visto crollare il proprio fatturato con la procura di Brescia, dai 530.966,87 del 2016 è arrivato ai 13.795,25 nel 2018 passando per i 268.200,37 del 2017, ha fatto ricorso al Tar sostenendo che per l'esclusione dagli incarichi sarebbe stata necessaria una sentenza definitiva. Il Tar di Brescia nei giorni scorsi lo ha respinto. «Se da un lato gli appalti secretati (come quelli per le intercettazioni) non si sottraggono ai principi di economicità, trasparenza e parità di trattamento - scrivono i giudici - Dall'altro la stazione appaltante è tenuta a controllare la persistente affidabilità dell'impresa. La presenza di indagini o di procedimenti penali per fatti che riguardano l'esecuzione di attività analoghe a quelle oggetto di affidamento è sufficiente a far sorgere il dubbio circa l'integrità professionale. La sospensione è quindi giustificata». Le porte per Area Spa non sono però chiuse definitivamente. «Qualora in primo grado l'esito fosse favorevole alla ricorrente - chiosano i giudici - vi sarebbero i presupposti per la piena reintegrazione».

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