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22/05/2021

Restano i furbetti Maxi sequestro alla ditta che barò per avere i fondi

Gazzetta di Mantova

Due coniugi denunciati per truffa: ottennero pubbliche erogazioni per ristrutturare un immobile di un parente danneggiato dal terremoto operazione della guardia di finanza
MANTOVAAvevano contraffatto i loro curriculum, falsato l'oggetto sociale della ditta e violato le regole delle gare pubbliche per ottenere un appalto con il finanziamento della Regione per la ristrutturazione di un immobile danneggiato dal terremoto del 2012. Ma la Guardia di Finanza li ha scoperti e denunciati per truffa. Ai due coniugi, titolari di una società di Mirandola che si occupa di costruzione di edifici residenziali, sono stati sequestrati il conto corrente di 80mila euro e un immobile del valore di 260mila euro. Sotto il coordinamento della procura modenese, interessata da quella di Mantova da dove erano iniziate le indagini, l'attività ha consentito di accertare che i rappresentanti legali e di fatto della società, parenti del committente proprietario dell'immobile, nel 2016 avrebbero ampliato l'oggetto sociale della ditta esclusivamente per ottenere in appalto i lavori, senza tuttavia possedere alcun capitale, esperienza, dipendenti, mezzi e beni strumentali, caratteristiche richieste dal bando per ottenere il finanziamento dalla Regione. I due, sempre secondo l'ipotesi degli inquirenti, avrebbero dichiarato il falso in relazione alle proprie capacità nel settore dell'edilizia e omettendo la volontà di subappaltare le opere, ottenevano così i lavori. Tuttavia, intanto, stipulavano un contratto di subappalto con un'impresa edile di Bologna, evasore totale per la quasi totalità dei lavori da svolgere. Nell'affidare i lavori, i coniugi omettevano anche di verificare i corretti adempimenti alla normativa antimafia della ditta del subappalto, che è risultata sia esclusa dalle "white list" della prefettura che priva dei requisiti necessari e, quindi, impossibilitata a ricevere lavori in appalto. Le inadempienze da parte dei coniugi proseguivano anche nel corso dei vari stati di avanzamento dei lavori, che si sono conclusi l'anno scorso; infatti, a causa dell'arresto per reati comuni del rappresentante della società del subappalto, affidavano una parte dei lavori ad altra ditta della zona senza comunicarlo alla direzione dei lavori e, quindi, al Comune, ente intermediario con la Regione. In definitiva, gli indagati sono accusati di aver ricorso al finanziamento pubblico con una serie di artifici e raggiri per eludere le rigide regole fissate dalla normativa per la ricostruzione, riuscendo a far eseguire i lavori a basso costo e intascando un elevato margine di guadagno, formalmente giustificato dall'opera di coordinamento dei lavori. Queste ipotesi, condivise dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della procura, hanno portato al sequestro preventivo di un immobile a Mirandola e del loro denaro. --© RIPRODUZIONE RISERVATA