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02/07/2020

Resta la stretta sulle gare di appalto Deroghe per ambiente e anti-mafia

Il Mattino

IL PROVVEDIMENTO
ROMA Via per ora la norma che apriva una sorta di varco al condono edilizio, seppur nella forma particolare della sanatoria per opere che risultino a posteriori conformi al piano regolatore. Hanno prevalso le preoccupazioni espresse da Pd, Italia Viva e Leu, ma anche dal ministro dell'Ambiente Costa e dunque tutto il dossier viene messo da parte. Sul piano politico c'era il rischio di ottenere un danno di immagine a fronte di un intervento che avrebbe potuto rivelarsi alla fine nemmeno particolarmente rilevante in termini di incassi per lo Stato.
GLI INGRESSI
Un altro capitolo che è destinato ad essere accantonato, almeno per il momento, è un pacchetto di assunzioni che era stato sollecitato, per il proprio settore, dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. In ballo c'erano anche una serie di ingressi di dirigenti esterni nella pubblica amministrazione, per chiamata diretta (con la procedura nota come articolo 19 comma 6, il riferimento è al decreto legislativo 165 del 2001 che ha riformato la pubblica amministrazione).
Le novità più forti del provvedimento restano quindi quelle che puntano a velocizzare le opere pubbliche saltando la gara per gli importi fino a cinque milioni e prevedono in generale una serie di deroghe anche alla normative ambientali e a quelle dei certificati anti-mafia. Il modello è sempre lo stesso che ha permesso la realizzazione del nuovo ponte di Genova, ma il vertice di ieri non ha fugato tutti i dubbi sull'opportunità di accelerazioni su questo fronte, per i possibili effetti indesiderati sul piano della legalità e della tutela del territorio.
LE MODALITÀ
Nel dettaglio, sul versante degli appalti vengono previste due modalità di affidamento fino alla cosiddetta soglia Ue: affidamento diretto per importi fino a 150 mila euro (attualmente il limite è posto a 40mila) e affidamento con procedura negoziata (ovvero a trattativa privata) senza bando con consultazione di almeno cinque operatori per importi fino a 5,35 milioni di euro. Per tutti i contratti superiori alla soglia comunitaria oppure per «specifiche opere di rilevanza nazionale», fino al 31 luglio 2021 si applicherebbero la procedura ristretta a inviti, la procedura competitiva con negoziazione o la procedura negoziata con termini ridotti. Si potrà applicare anche la procedura ordinaria, ma servirà una motivazione. Al governo resterebbe il compito di definire tramite un apposito Dpcm una lista di opere di «rilevanza nazionale», legate al superamento dell'emergenza Covid che non possono attendere i tempi ordinari, sia pure abbreviati
Quanto alla normativa anti-mafia, verrebbe utilizzata fino al luglio 2021 la procedura d'urgenza per il rilascio della certificazione, «con specifico riferimento - viene precisato nella relazione al provvedimento - alla consultazione della banca dati di cui all'articolo 96 del decreto legislativo 6 settembre 2011, numero 159, con revoca del beneficio o dell'agevolazione attribuita al privato nel caso in cui la documentazione successivamente pervenuta accerti la sussistenza di una delle cause interdittive ai sensi della disciplina antimafia».
I TERMINI
Un altro intervento riguarda i tempi. La stazione appaltante è tenuta a concludere il contratto nei termini previsti dalla legge o dal bando di gara, anche in pendenza di ricorsi. Si introducono modifiche al rito appalti prevedendo che per le opere si deve sempre tenere conto «del preminente interesse alla sollecita realizzazione dell'opera e dell'interesse del soggetto aggiudicatore alla celere prosecuzione delle opere». Per e le opere di rilevanza nazionale si richiama espressamente l'articolo 125 del codice del processo amministrativo, che prevede la stessa cosa. Fino al 31 luglio 2021, per le opere sopra soglia comunitaria si riducono «drasticamente» le ipotesi in cui si può fermare il cantiere. Si prevedono inoltre specifiche modalità per la risoluzione del contratto con l'originario aggiudicatario «indicando un ventaglio di possibilità più ampio rispetto a quello previsto dal codice dei contratti pubblici». Inoltre per evitare che un'opera si fermi per la mancanza temporanea di risorse viene previsto un apposito «fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche» i cui beneficiari sono le stazioni appaltanti.
L. Ci.
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